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Polveri sottili e sforamenti, come sta l’aria in Emilia-Romagna? Il quadro della Regione

Nel 2022 i superamenti dei limiti giornalieri previsti si sono verificati nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna e Rimini

Polveri sottili e sforamenti, come sta l’aria in Emilia-Romagna? A fornire il quadro la Regione, che ha dato il via libera al Pair 2030.

«Dopo la procedura di infrazione e la condanna dell’Unione europea del novembre 2020 a causa degli sforamenti dei limiti giornalieri di PM10 nelle regioni del Bacino padano – sottolinea nella nota stampa - sono stati adottati provvedimenti straordinari per rientrare nei limiti nel più breve tempo possibile. In Emilia-Romagna, infatti, continuano a verificarsi superamenti dei limiti giornalieri di 50 microgrammi su metro cubo del Pm10 (che non dovrebbero superare i 35 all’anno) Nel 2022 lo sforamento si è verificato nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Ravenna e Rimini».

«Per quanto riguarda il biossido di azoto – specifica - lo scorso anno il valore limite annuale è stato rispettato in tutte le stazioni. Dal 2018 inoltre non viene più superato il valore limite annuale di Pm 2.5. L'andamento dell’ozono si mostra pressoché stazionario nell’ultimo decennio, con fluttuazioni dovute alla variabilità meteorologica della stagione estiva, ma con superamenti dell’obiettivo a lungo termine un po’ in tutta la regione, tranne che nella zona dell’alto Appennino. In tema di concentrazioni di Pm10 primario e secondario, i settori che incidono di più sono l’agricoltura, con il 33% (impatto prevalente sulla formazione di particolato secondario), seguita dal traffico, con il 27%, il riscaldamento a legna, con il 18%, l’industria, col 9%; altri tipi di traffico (aereo, mezzi marittimi e mezzi agricoli) col 6%, il riscaldamento non a legna con meno del 5%. Nel Bacino padano la densità delle emissioni di Pm10, ossidi di azoto e ammoniaca è fortemente correlata alle caratteristiche territoriali. Le principali fonti di ossidi di azoto e Pm10 in città sono il traffico, in particolare lungo i principali assi viari, e il riscaldamento domestico a biomasse; per quanto riguarda l’ammoniaca, prodotta quasi esclusivamente da agricoltura e allevamenti, la più alta densità emissiva si riscontra in pianura Ovest.

Misure di bacino - «Sono necessarie azioni sinergiche e concordate su limitazioni alla circolazione -continua - alle biomasse e un’uniforme applicazione delle tecniche di spandimento a basso impatto, nonché della gestione di allevamenti e concimazioni».

Misure nazionali - «Il Piano - prosegue la nota - richiama anche le misure di competenza nazionale che sono state più volte richieste, anche congiuntamente alle altre Regioni del bacino padano. Sono misure legislative che attengono al livello statale in tema di biomasse per riscaldamento domestico, di attività agricole e zootecniche, di abbruciamento dei residui vegetali, di circolazione in ambito autostradale, di controllo elettronico delle aree oggetto di limitazioni della circolazione dei veicoli, di accise per carburanti e di incentivazione del Tpl e ricambio veicolare privato. Il Percorso del Piano Dopo l’approvazione del documento strategico, a luglio 2022, gli ambiti d’intervento sono stati approfonditi con esperti per ogni settore in 5 focus tematici che hanno visto la partecipazione dei numerosi stakeholders, tra cui i firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima. Questo ha portato, già in questa fase al recepimento di alcune osservazioni che sono confluite nel documento di Piano approvato dalla Giunta e che ora prosegue il suo percorso con la fase prevista dalla normativa per le osservazioni ufficiali e della Vas (Valutazione Ambientale Strategica). Proseguirà poi il percorso assembleare che porterà all’approvazione del Pair2030 nel prossimo autunno».

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