Progetto "Terrepadane", pregi e difetti dell’insediamento della nuova area commerciale

Dalla Giunta Barbieri è arrivato l’ok al progetto di Terrepadane: 14mila metri quadrati di commerciale in un comparto già ben fornito. Ma secondo il report redatto per il Comune dalla società bolognese “Link” “ci può stare dal punto di vista qualitativo”: «Però "no" al centro commerciale “alla francese” tradizionale»

Il progetto di Terrepadane sull'area dell'ex Consorzio Agrario

L’analisi della bolognese “Link” (questo è il nome della società che si è occupata dello studio di fattibilità) sull'intervento commerciale a Piacenza nell’area del Consorzio Agrario ha trovato concorde il Consiglio comunale, che ha dibattuto sulla decisione della Giunta Barbieri di confermare l’intervento di riqualificazione di Terrepadane in quest’area, per non perdere il contributo di 8 milioni di euro del Bando Periferie. Voci critiche sull’intervento sono state quelle di Mauro Saccardi (consigliere di Forza Italia e commerciante del centro storico), Movimento 5 Stelle, Gruppo Misto e Piacenza in Comune, in merito alla presenza di 14mila metri quadrati di commerciali (10mila non alimentari, 4mila di alimentari) in questo intervento che rivoluzionerà l’intero quartiere.

L’area dell’ex consorzio Agrario si trova in una porzione urbana del territorio comunale a nord est della città situata nel tratto inziale di Via Colombo, sull’asse viario (via Emilia) che collega le zone della provincia a est di Piacenza con il centro urbano del capoluogo.  L’area si trova nella prima periferia della città di Piacenza nel tratto compreso fra la prima “cintura” che circonda il centro urbano (via la Primogenita, viale Patrioti, via IV Novembre) e la seconda cintura (via Manzoni, Via Cremona- strada Provinciale Caorsana). Nello specifico l’intera area è delimitata a nord e nord est dalla barriera ferroviaria e a sud e sud ovest dalla via Colombo, tratto cittadino della Strada Provinciale-via Emilia Parmense prima dell’innesto con al strada provinciale Caorsana.

Eppure l’area è già ben fornita dal commercio. In prossimità si trovano una decina di attività tra le quali si segnalano due medie strutture specializzate nello sport e nell’abbigliamento per bimbi. È presente inoltre il centro commerciale Farnesiana, un supermercato di medio-piccole dimensioni e alcuni negozi e attività un servizio di vicinato alla popolazione residente della zona.

Poco distante anche il complesso commerciale Nuovo Montale lungo la via Emilia Parmense e una struttura di medie dimensioni specializzata in calzature su un’area vendita di circa 400 metri quadrati. Da aggiungere anche il Conad Superstore di circa 1.500 mq in via Modonesi  a circa 400 metri dall’area Consorzio. Nelle immediate vicinanze vi è anche uno specializzato “pet food”. All’interno di questo quartiere – se si considera il bacino di gravitazione primario del complesso commerciale - a fine 2016 si contavano 3.806 abitanti. Cento in più del dato relativo al 2010.  Un terzo di questi sono residenti di nazionalità straniera.

I PREGI DELLA “LOCATION”

I pregi dell’ubicazione per un intervento commerciale «derivano – si legge nel report di “Link” - dalla collocazione su uno degli assi viari più importanti della città. Questa è una porzione di città con discreta densità abitativa ed è una zona attraversata dalle gravitazioni verso il centro cittadino dall’esterno del territorio provinciale». Con la riqualificazione c’è la «possibilità di alleggerire il traffico della via Emilia (via Colombo) tramite i nuovi interventi viabilistici». C’è possibilità di realizzare un «intervento commerciale di dimensioni importanti e integrato con altre funzioni  nelle vicinanze di svincoli che permettono l’accessibilità dalle aree a est e nord  di Piacenza, ma ad una relativa distanza dalla tangenziale».

I DIFETTI

I difetti della “location” derivano dalla «collocazione a pochi chilometri di distanza dai principali poli commerciali periferici della città: il centro commerciale Gotico e il centro commerciale Galassia». Vi è inoltre la «necessità di configurare il complesso commerciale come facente parte di un intervento di riqualificazione urbana di una porzione molto estesa della città».

LE CONCLUSIONI DEL DOSSIER

In relazione alla rete commerciale risulta evidente per “Link” come il «quadro competitivo, da un punto di vista quantitativo, sia piuttosto consistente in quest’area».  «Da un punto di vista qualitativo, permangono invece alcune interessanti opportunità».  Link però evidenzia gli aspetti positivi della riqualificazione di un’area di grandi dimensioni, attualmente dismessa, «inserita nel corpo urbano della città in un’ottica di riduzione dei consumi di territorio derivanti dall’insediamento di nuove attività».

Trasformare un’area dismessa in un’area commerciale può portare a diversi benefici. «Permette la riqualificazione urbana di una porzione importante della città, ricucendo il tessuto urbano circostante al centro storico e rafforzando quindi la qualità urbana del centro urbano». Inoltre, sempre per Link, «grazie alla realizzazione della viabilità di progetto si migliora la fluidità del traffico automobilistico complessivo, e si riduce il traffico generato da motivi commerciali dovuti ai trasferimenti in auto necessari per la scorta alimentare o per l’acquisto di beni voluminosi».  Addirittura, secondo la società di consulenze, «può rafforzare l’attrattività commerciale complessiva della città, riducendo fenomeni di “evasione” di consumi  verso poli commerciali periferici o di altri territori».

La società di consulenza suggerisce una soluzione per il progetto. Invece di scegliere il formato classico dei centri commerciali della regione (alla “francese”, ovvero l’ipermercato con galleria “chiusa” con attività commerciali di media piccola dimensione, comodo per arrivarci in auto, sull'esempio di Galassia, Auchan e Gotico), sarebbe auspicabile sviluppare lay out “aperti” rivolti verso la popolazione, integrati con le altre funzioni dell’area e con un accessibilità che può comprendere tutti i mezzi: dall’automobile al bus, ma anche con fruibilità pedonale e ciclabile. Infine rispetto al mix di attività da insediare si ipotizza «una integrazione con l’offerta commerciale e di servizi del centro storico, realizzando, ad esempio, formati specializzati in beni che richiedono ampi spazi interni e per i quali sono necessari ampi parcheggi davanti alle strutture commerciali per i quali il centro non possiede contenitori adeguati».

Un altro approfondimento:

Piacenza città dei centri commerciali? Ecco i numeri

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