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La protesta / Galleana / Via Egidio Gorra

Più di 150 trattori per protestare contro l'Ue: «Noi garantiamo il cibo sulle tavole piacentine»

Di fianco allo stadio di via Gorra la manifestazione degli agricoltori piacentini

Agricoltori in protesta anche a Piacenza la mattina del 5 febbraio. Oltre 150 trattori confluiti al parcheggio dello stadio Garilli, alla Galleana, assemblea partecipata e civilmente composta, quella di tanti agricoltori piacentini che, come sta avvenendo in tutta Italia e prima in Europa, portano la loro protesta di imprenditori, verso una situazione divenuta insostenibile a causa dei prezzi produttivi, della concorrenza sleale e verso un’Europa “dominata dalle lobby” che in nome di un vetero-ambientalismo, condanna produzioni rigidamente controllate, allevamenti attenti al benessere animale e poi ci costringe ad importare prodotti non altrettanto controllati come quelli italiani: «Perché - commenta un agricoltore piacentino presidente di una nota cooperativa - molti non sanno che l’uso dei fitofarmaci è regolato non solo dal Ministero dell’Agricoltura ma anche da quello della Salute. I nostri costi sono levitati alle stelle, ma la nostra qualità non viene pagata».

Dall’alto di un cassone di un camioncino Sara Barbieri, una degli organizzatori, legge il documento che verrà portato all’attenzione del Prefetto, suscitando applausi e convinti commenti di sostegno. Sono agricoltori provenienti da tutta la provincia ed iscritti a tutte le maggiori organizzazioni sindacali «che - afferma qualcuno - ci dovrebbero ascoltare maggiormente e farsi sentire di più in Europa perché noi garantiamo il cibo sulle tavole di tutti. Se muore l’agricoltore, muore anche la società. Se la cucina italiana è la più famosa nel mondo è perché c’è una materia prima di qualità elevata, controllata e garantita che produciamo noi. Vogliamo solo che i nostri prodotti vengano pagati per il reale prezzo perché ad oggi sono sottopagati».

Così dalla mattina e fino al tardo pomeriggio, nel parcheggio dello stadio Garilli, prosegue la manifestazione spontanea di un numeroso gruppo di agricoltori, con l’obiettivo di portare all’attenzione dei piacentini le questioni irrisolte del comparto. «Non siamo qui a chiedere elemosine, aiuti o contributi - afferma la Barbieri allevatrice (razza piemontese) in un’azienda biologica a Gropparello - se riceviamo contributi, che si stanno drasticamente riducendo, è pure vero che le spese come gasolio, fitofarmaci, affitti terreni, concimi etc, sono quadruplicate. Ci viene chiesto di lasciare i campi a riposo come se noi fossimo i responsabili dell’inquinamento»

«Siamo noi - ricordano altri - i custodi della nostra terra; se non ci fosse la nostra presenza anche su tanti territori svantaggiati, sarebbe tutta boscaglia ed il degrado dell’ambiente aumenterebbe. Arrotondiamo con altri lavori, abbiamo puntato sulla vendita diretta ma tutto questo non basta. Coltiviamo grano eccellente ma poi ci bloccano il glifosato che è usato in tante altri parti del mondo e poi viene esportato da noi; il nostro guadagno è ormai sufficiente a coprire i costi delle sementi».

Tra i molti presenti, anche tanti giovani, ovvero il futuro dell’agricoltura, che hanno abbracciato una professione dura, con le fabbriche “a cielo aperto” e che sono sgomenti sul loro futuro. A far scattare la protesta le ultime disposizioni dell’Unione Europea che rischiano di mettere in ginocchio il settore; per questo sono lì a ricordare che in Italia le aziende si sono ridotte da tre milioni a un milione, drastico il calo dei capi allevati, latte sottopagato che eppure serve per le nostre inimitabili Dop.

Vogliono che le lobby che comandano in Europa la smettano di decidere il loro futuro; vogliono solo - affermano - poter lavorare in serenità, programmando la loro attività senza vivere alla giornata, investendo senza essere “strozzati” dal credito, ricordando a tutti che se è vero che c’è il rischio di impresa, l’agricoltura è quella che procura il cibo di qualità che ogni giorno è sulle tavole e che rende l’Italia un “parco di biodiversità” unico nel mondo.

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