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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Qualità della vita, dopo il “crollo” Piacenza recupera 30 posizioni: 43esima nella classifica di "Italia Oggi"

Nella graduatoria annuale del quotidiano economico la nostra provincia nel 2021 risale dal 73esimo posto in cui era scivolata nel 2020 – causa effetti del Covid – ma resta in coda in Emilia-Romagna. Parma al primo posto

Qualità della vita, dopo il “crollo” dello scorso anno Piacenza recupera 30 posizioni: 43esima nella classifica nazionale. Questo il risultato ottenuto nel 2021 nella tradizionale graduatoria finale stillata dal quotidiano economico “Italia Oggi” e Università La Sapienza di Roma, somma degli indicatori Popolazione, Affari e lavoro, Ambiente, Sicurezza, Salute, Tempo libero e Reddito. Il nostro capoluogo risale dal 73esimo posto in cui era scivolato nel 2020 - causa effetti Covid - ma pur accorciando le distanze dal 32esimo posto del 2019, resta in coda alle altre città emiliano-romagnole. Secondo la rilevazione al top c’è difatti Parma - al vertice della classifica, da dove è balzata dalla 39esima posizione del 2020 - ma anche Reggio Emilia (16esima), Modena (15esima), Bologna (terza), Forlì-Cesena (37esima) e Ferrara (24esima) precedono Piacenza in regione, seguita solo da Rimini (61esima). Avanti la vicina Cremona (26esima), mentre le province lombarde confinanti con il territorio piacentino si fermano alla 49esima (Pavia) e 50esima posizione (Lodi), pur migliorando in ambedue i casi il risultato del 2020.

A compiere la scalata della classifica 2021 le grandi città del Nord Italia – spiega il quotidiano. «Non a caso al primo posto si posiziona Parma, che guadagna ben 39 posizioni rispetto allo scorso anno. Un importante balzo in avanti lo fanno anche Torino, Milano, Trieste, Bologna e Firenze. Al contrario le realtà più piccole, e non solo quelle del Sud, sembrano quest’anno scivolare lungo un piano molto inclinato. Tra le province che perdono maggiori posizioni troviamo infatti Como, L’aquila, Belluno, Udine, Varese, Rovigo, Prato, Benevento, Fermo, Rieti e Nuoro».

Due le ragioni di questo sconvolgimento, spiega Italia Oggi: «Da una parte le metropoli hanno dimostrato di saper affrontare meglio la pandemia da Covid-19, tanto che, pur essendo state nel 2020 penalizzate da questa emergenza, nel 2021 hanno saputo riprendersi con maggior rapidità, dimostrando una resilienza più accentuata rispetto a quella dei centri di minori dimensioni. Il secondo motivo è metodologico: ci si è accorti infatti che la classifica degli anni scorsi finiva per sovrappesare un indicatore, quello della Popolazione (che contiene le classifiche di densità demografica, emigranti, morti in percentuale, immigrati, istruzione, nati vivi in percentuale, e numero medio dei componenti della famiglia) rispetto a tutti gli altri e si è deciso quindi di ridimensionarlo attribuendogli un peso uguale o di poco superiore ad Affari e lavoro, Ambiente, Sicurezza, Salute, Tempo libero e Reddito: probabilmente anche questo ha contributo a migliorare la posizione dei grandi centri rispetto ai piccoli».

Al contempo si accentua la distanza tra le province del Nord e del Sud del Paese: nelle ultime dieci posizioni Barletta Andria-Trani, Messina, Palermo, Catania, Caltanissetta, Vibo Valentia, Taranto, Siracusa, Foggia, Napoli e Crotone.

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