Quando il pittore Bot portò la sua arte sulle pareti della Pertite e nei locali dell’ex Arsenale

Del ciclo di decorazioni murali eseguite negli anni 1937/39 dall’illustre pittore piacentino rimangono solo i ricordi

IMMAGINI ELABORATE DA ORESTE GRANA

La visita alle sale museali dello stabilimento militare Polo Mantenimento Pesante Nord, oggetto di diversi articoli pubblicati nelle settimane scorse, ci ha offerto anche l’opportunità di approfondire il rapporto di lavoro intercorso fra l’Arsenale Regio Esercito e il pittore Osvaldo Barbieri, il "Terribile" (1895-1958) meglio noto come Bot; sicuramente uno tra gli artisti piacentini più estrosi e stravaganti del secolo STY02770 copia-2scorso.

Osvaldo Barbieri, nato Il 17 luglio 1895, in via Beverora 39, da padre e madre panettieri, appartiene alla generazione di pittori futuristi del primo trentennio del Novecento. La sua arte è stata influenzata da varie correnti artistiche, dal cubismo al surrealismo, dall'espressionismo fino ad arrivare al futurismo e all'arte oggettuale. Amico di Marinetti (fondatore del Futurismo), aderì alla nuova corrente culturale, senza però mai lasciarsi troppo coinvolgere. Nel 2007, per iniziativa del Comune e della Banca di Piacenza, venne scoperta una targa marmorea dedicata a Bot sulla sua casa natale.

Nella mattinata di sabato 24 settembre 2016 Il Polo di Mantenimento Nord in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (l’iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo), aveva organizzato visite guidate esclusive presso i bastioni del cinquecentesco Castello farnesiano e alle sale museali dello stabilimento. Con l’occasione era stato presentato l’inedito carteggio riguardante il rapporto di lavoro tra lo Stabilimento militare e “BOT”.

Bot fra il 1937 e il 1939 ha svolto attività artistica anche nei locali dell’Arsenale del Regio Esercito di Piacenza del quale è stato dipendente. L’allora direttore della struttura colonnello ing. Umberto De Luca, aveva infatti assunto il 28 aprile 1937 il “lavoratore temporaneo” Osvaldo Barbieri con la mansione “Disegnatore giornaliero”. Il 21 maggio 1937, era stato assunto, in qualità di “Disegnatore” l’amico pittore di Bot Emilio Ballani,”. Le loro capacità professionali erano ben retribuite. La paga oraria di 5 lire appare infatti, superiore a quella di altri dipendenti assunti come disegnatori pagati mediamente 2,20 lire all’ora.

Il compito affidato in prima persona a Bot consisteva nella decorazione di alcuni ambienti “che esaltassero l’espressione artistica dei nostri giovani”. Il rapporto di lavoro della coppia di disegnatori si interrompeva l’11 febbraio 1938 giorno nel quale sul foglio matricolare civile di entrambi è riportata la dicitura: “Licenziato per termine contratto”.

Il rapporto di lavoro per Bot riprendeva poi il 9 novembre 1939. Con lui era assunto il pittore Ugo  Albertelli, come aiuto tecnico giornaliero. Il nuovo lavoro di Bot aveva però breve durata, perché “Licenziato a sua domanda” il 15 dicembre dello stesso anno. Nello stesso mese Bot partiva per la Libia.

Dal “Carteggio” si possono trarre notizie anche sulle condizioni economiche in cui versava la famiglia di Osvaldo Barbieri, che appaiono non certo facoltose. Osvaldo Barbieri figura, infatti, più volte fra i dipendenti che chiedono un anticipo di paga: nel maggio e nel giugno del ’37 sono 100 e 150 lire, nel gennaio del ’38 sono 242,35 lire. Il 7 agosto 1937 il Giornale di Cassa riporta il pagamento di 149 lire alla ditta Barbieri Bot per fornitura di modello in legno.

Ed ecco un tocco di colore che conferma il caratteraccio di Bot: in data 2 dicembre 1937 sul foglio matricolare civile di Bot e nella raccolta degli Ordine del Giorno, è riportata la seguente punizione: 7 giorni di sospensione all’operaio giornaliero Barbieri Osvaldo perché “Udendo che un compagno di lavoro indirizzava ad altro operaio una frase lesiva al suo amor proprio d’artista, reagiva in modo violento, passando immediatamente alle vie di fatto, con insulti ai parenti del compagno stesso, al quale lanciava oggetti contundenti che avrebbero potuto seriamente ferirlo”.

Nella prossima puntata - che chiude la serie di nostri articoli dedicati alla storia dell’Arsenale militare - Polo Mantenimento Pesante Nord, pubblicheremo alcune note descrittive sul ciclo delle decorazioni murali eseguite da Bot sulle pareti di edifici militari delle quali rimangono solo alcune immagini e poche testimonianze di articoli giornalistici.

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