Residenze per anziani: «L'ennesima chiusura alle visite dei familiari è un segno di debolezza»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

L’ennesima chiusura alle visite dei familiari è un segno di debolezza! L’attuazione di misure drastiche, come la nuova sospensione delle visite dei familiari ai degenti delle CRA (ex RSA), è l’ennesima riprova della fragilità di queste strutture e la mancata volontà, da parte del mondo politico e istituzionale, di affrontare e risolvere definitivamente le criticità di questi servizi. Ci domandiamo come possa essere un problema e un rischio la visita di un familiare, a fronte delle tante incongruenze che vediamo nel quotidiano, come i mezzi di trasporto pubblici stracolmi, Le visite fino ad ora erano contingentate, e venivano messi in atto tutti i protocolli di sicurezza per tutelare gli anziani degenti. Siamo consapevoli, e più volte abbiamo denunciato, la criticità di mancanza di spazi idonei in molte residenze per anziani, le quali si presentano vecchie e fatiscenti. Ciò sta a dimostrare la poca importanza che viene attribuita alle fasce più deboli della popolazione come gli anziani. Il nuovo DPCM del 13 ottobre 2020 non aggiunge nulla di nuovo sulla questione delle (RSA) e relative visite. Demandando la decisione ai gestori dei servizi le scelte e modalità per l’accesso dei familiari, che al contempo restano in attesa delle decisioni delle AUSL territoriali, costringendo nuovamente alla sospensione delle visite, creando sempre maggiore isolamento emotivo negli anziani ospiti. Sensazione d’isolamento e abbandono che produce innumerevoli problemi nell’anziano; ponendo il personale impiegato a maggiori sacrifici per sopperire a tali mancanze e stati d’animo, ritrovandosi in taluni casi accusati e bistrattati senza ricevere il giusto riconoscimento anche economico. A tutto il personale OSS, Infermieri che operano all’interno delle CRA e tutti i servizi di assistenza, dal disabile al malato psichico, va tutta la nostra solidarietà e vicinanza, alla quale ci auguriamo ci possa essere anche una risposta da parte del mondo politico e del legislatore. Non è attuando provvedimenti radicali in taluni casi privi di fondamento, che si va a salvaguardare la salute dei degenti nelle CRA. La tutela e il benessere del malato è garantita attuando investimenti, potenziando e migliorando le strutture esistenti, aumentando il personale impiegato – garantendo diritti e retribuzioni adatte per i lavoratori – specialmente rilanciare e credere nella gestione pubblica. Purtroppo la gestione pubblica sembra essere stata accantonata come dimostrano i dati. Ricordiamo che in Emilia Romagna l’80% dei posti letto accreditati sono gestiti da privati i quali, attraverso una delibera regionale del 25 maggio 2020 (delibera n. 567) ed accordo con Legacoop, vengono erogati finanziamenti per l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Contrariamente le aziende pubbliche come le ASP, non ricevono alcun finanziamento da parte della regione Emilia Romagna per l’acquisto dei DPI. Crediamo che questo dato porti con sé varie riflessioni, su quale possa essere l’indirizzo politico sul futuro del welfare da parte della Regione Emilia Romagna.

Comitato familiari e operatori “Libro Verde”

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