«Restiamo umani», in trecento in piazza contro le politiche del Governo

Cittadini, partiti, sindacati, associazioni formano una catena umana intorno al Comune. Bersani (LeU): «Salvini dovrebbe farsi processare. Anche Minniti è criticabile, ma non ha mai lasciato le persone in mare. Attenti alla disumanità, può diventare un’epidemia»

Un momento della manifestazione

In piazza per ribadire che bisogna «restare umani», contro un Governo che non rispetta i diritti degli immigrati e di chi fugge da guerre, fame e povertà. Erano circa trecento i piacentini che hanno partecipato, il 2 febbraio, all’autoconvocazione spontanea di cittadini e associazioni. Una manifestazione - l’iniziativa si è svolta in tutta Italia - che ha realizzato una catena umana intorno al Comune. Diversi anche gli immigrati che hanno unito le loro mani a quelle dei piacentini.

Oltre ai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, in piazza Cavalli, sotto la sede del Palazzo Comunale, si sono ritrovati partiti (il Pd), associazioni di volontariato e culturali, Articolo 21. A formare la catena anche l’ex sindaco Roberto Reggi. Dure le critiche al Governo, soprattutto al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, “reo” di aver affossato accoglienza e integrazione e di istigare all’odio e alla xenofobia. Un tentativo di riunire le anime della sinistra che sembra essersi dispersa dopo le elezioni del marzo 2018.

E un anello della catena è stato Pierluigi Bersani, deputato di LeU, presente alla manifestazione: «Politicamente, il tema della disumanità un tema fortissimo, perché può diventare un’epidemia. Non possiamo accettare che a tanta brava gente entrino in testa pensieri cattivi. Non è questione di essere buonisti, ma di essere razionali e umani». Bersani attacca con una metafora: «Vuoi piantare un chiodo sull’immigrazione? Lo vai a piantare a Bruxelles. E non ci vai per piantare un chiodo per due decimali di deficit». Sul processo Bersani riflette: «Se passa il principio che il supremo interesse dello Stato può oltrepassare e negare la legge siamo fuori dal seminato. Un seminato costituzionale. Un ministro la legge la deve rispettare due volte. Non mi importa se c’è il consenso». Nuova metafora: «Se gli italiani sono d’accordo nell’ammazzare la suocera, non è che il ministro può ammazzarne due. Non si scherza». Poi Bersani analizza: «Non dico che il ministro abbia fatto un reato, dico che non può sottrarsi a un giudizio su un tema che ha un certo fondamento». Ma la difesa dei confini e un tentativo di regolamentare l’immigrazione lo fece anche il ministro Pd, Marco Minniti. Per Bersani ci sono differenza tra i due ministri «e anche quello che ha fatto Minniti può essere criticabile. Minniti, però, non si è mai sognato di sequestrare delle persone in mare. Non li lasci annegare, non ne tieni 47 su una barca. Li fai sbarcare e poi puoi prendertela con le Ong o con l’Europa o con chi vuoi, ma prima viene l’umanità».

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Mattia Motta, giornalista, membro di Articolo 21 (Associazione di giornalisti, esponenti della cultura, giuristi ed economisti che si batte per la libertà di manifestazione del pensiero) sostiene che l’autorizzazione a procedere «contro Salvini dovrebbe essere concessa. Non viene concessa se c’è il fumus persecutionis, ma non mi sembra che ci sia una persecuzione nei confronti del ministro dell’Interno». Sulla stampa, Motta ricorda come l’ultimo rapporto della Carta di Roma (il codice deontologico sulla corretta informazione sull’immigrazione) «indichi come il linguaggio si stia sempre più imbarbarendo. C’è una focalizzazione sui migranti e sugli sbarchi. Invece bisognerebbe occuparsi di più dei lager libici e della necessità di un piano europeo sugli sbarchi».

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