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Già pronti i biglietti per tornare al cinema «Quel mix di emozioni che il “divano” non darà mai»

Il piacentino Fabrizio Milani, cinefilo doc tra viaggi nelle location e collezionismo, testimonia l’emozione della riapertura delle sale: «È sempre un evento»

Fabrizio Milani

«I posti a sedere da scegliere, le luci che si abbassano, i trailer, il silenzio. Un mix di emozioni che il divano non ti darà mai». Parole da cinefilo qual è da sempre il piacentino Fabrizio Milani, 40 anni, in tasca già pronti i biglietti per il ritorno in sala, possibile anche nella nostra città a partire da oggi, 26 aprile, con il passaggio della regione in zona gialla: «Ci vado subito, se non lunedì al massimo entro la settimana». I pass per la prossima uscita li ha acquistati mesi fa - «un’iniziativa per sostenere un cinema durante il periodo di chiusura» - un modo per tamponare l’assenza: «Quest’ultimo anno è stato “pesantino”, a parte qualche breve finestra di apertura abbiamo dovuto fare senza». Per dare una misura alla rinuncia è necessario far intendere anche quanto sia grande la passione: centinaia di dvd raccolti nel tempo – «moltissimi nel negozio Alphaville, baluardo di un certo modo di fruire i film» - ovunque locandine dei propri “cult”, libri e riviste sul tema, viaggi oltreoceano nelle location viste attraverso lo schermo: in Oregon per “I Goonies”, nello stato di Washington per “Twin Peaks”, a Los Angeles per vedere dal vivo le “case” dove si muovevano gli attori dei capitoli di “Nightmare” e di “Ritorno al futuro”. «Si trovano in quartieri vicini, a poche via di distanza l’una dall’altra, trovarsi lì davanti è surreale». Il battesimo della settima arte è arrivato proprio con la popolare trilogia di Robert Zemeckis. «È il primo ricordo che ho del cinema, per me è stato amore a prima vista». Da quel momento e fino allo stop imposto dall’emergenza Covid, diventa una tappa immancabile: «Ci sono sempre andato in media una volta a settimana, a volte anche due, a casa è l’appuntamento fisso ogni sera». In principio furono le Vhs - «ci sono molto legato, ho un videoregistratore per poterle ancora guardare» - poi i cofanetti e i dvd, nell’ultimo periodo le piattaforme streaming, divenute ormai la forma di fruizione più diffusa, anche per chi continua a preferire altro: «Non sono la stessa cosa, l’immagine proiettata, con le sue sfumature e imperfezioni, è tutta un’altra storia».

                Fabrizio Milani 2-2-2

Perché per gli autentici cinefili non solo di film si tratta, ma del compiersi di una magia in cui attesa e luogo contano quanto (o almeno) la visione stessa. «Noi siamo cresciuti con l’idea del cinema, è sempre e comunque un evento, a partire dalla scoperta della data di “uscita” fino a quando entri in sala; poi c’è la bellezza della pellicola, che ormai utilizzano solo in pochissimi». Il cartellone dei titoli con cui rifarsi dei mesi di stop obbligato è già steso: «Il primo sarà “New order” di Micheal Franco, ma aspetto anche “Top Gun 2” e soprattutto “Rifkin’s Festival”, l’ultimo film scritto e diretto da Woody Allen». Il regista newyorkese fa parte della rosa di quelli più ammirati da Milani, insieme a Michelangelo Antonioni e Ridley Scott. Tra gli italiani «i maestri artigiani» Pupi Avati e Dario Argento: al primo ha stretto la mano - «un’emozione grandissima» - del secondo ha l’autografo. Un pensiero va anche al “solito” Stanley Kubrik: «Emilio d’Alessandro, per trent'anni suo assistente personale, in occasione della proiezione del documentario a lui dedicato era venuto al Jolly2 di San Nicolò; per due ore ha raccontato storie e aneddoti, l’avrei ascoltato per giorni». Retroscena, biografie, set e curiosità sono altre componenti di un mondo che per Milani trova ancora la sua massima espressione negli spazi cinematografici e nei suoi riti. «Penso che il cinema non scomparirà mai finché ci sono i veri appassionati, forse diventerà ancora di più un luogo di nicchia, ma io spero che duri per sempre». Un augurio anche per la riapertura.

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