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Ricci Oddi, «Dissidi e poco dialogo, ecco perché c’è delusione»

Dagnino (5 Stelle): «Non c’è mai stata sintonia tra Comune e Ferrari, bisognava intervenire prima». Giardino (Misto): «Ferrari sicuramente non verrà riconfermato»

Galleria Ricci Oddi, Klimt, rilancio e rapporti con il Comune di Piacenza. Fioccano gli interventi sul tema, dopo lo scontro polemico tra il presidente della Ricci Oddi Massimo Ferrari e l’intero Consiglio comunale, scontro avvenuto in commissione 3 nei giorni scorsi. Nelle scorse ore altri due consiglieri hanno voluto precisare le loro impressioni sulla grottesca vicenda che vede la contrapposizione tra l’ente comunale e il Cda della galleria.

SERGIO DAGNINO (MOVIMENTO 5 STELLE): «MAI STATA SINTONIA» Sergio Dagnino 2-2-3

«Due anni fa, durante una commissione infuocata, presenti l'allora assessore Polledri e l'assessore Passoni, che non le avevano mandate a dire al presidente Ferrari, avevamo detto che riguardo alla gestione della Ricci Oddi c'era un problema politico. Ovvero non c'era sintonia tra l'amministrazione e la galleria. Sono passati 2 anni, circa 600mila euro dei piacentini sono stati destinati alla galleria (i lavori per quello che era stato evidenziato come il problema principale, ovvero l'impianto di climatizzazione, non sono ancora iniziati) e i risultati di questa incomunicabilità sono sotto gli occhi di tutti. Non si poteva intervenire prima, senza lasciare al proprio posto una figura con cui non ci si parla, se non attraverso i giornali? Amministrare per il bene della collettività contempla anche prendere decisioni quando è ora. In questa vicenda si è sbagliato quasi tutto».

MICHELE GIARDINO (MISTO): «FERRARI SICURAMENTE NON VERRA’ RICONFERMATO»

«Arriva oggi, a mezzo stampa, la sfiducia del sindaco di Piacenza nei confronti del presidente della Galleria Ricci Oddi. A questo punto, Michele Giardino-6forse, si sarebbe potuti arrivare prima, se sindaco e assessore alla cultura avessero preso il toro per le corna e denunciato pubblicamente l'anomala indipendenza del presidente, anziché esibirlo inutilmente nell'arena di una commissione comunale. Che cosa doveva fare quella commissione? Valutare il progetto espositivo sul Klimt e benedirne il finanziamento. Non avrebbe mai potuto risolvere, invece, il dissidio in atto fra giunta e presidente (ha agito autonomamente senza coinvolgerci/ho agito confrontandomi tempo per tempo con l'assessore competente), né la questione sulla regolarità o meno del deposito del quadro presso il caveau ove è attualmente custodito. E non poteva per il semplice motivo che non ne aveva, non ne ha la competenza. L'attuale presidente (in quanto membro di nomina comunale) deve godere della fiducia del sindaco (che per Statuto della Galleria, nomina due membri del cda, su sette), non del Consiglio comunale o di qualche commissione. Tutto ciò che la commissione poteva fare, e ha fatto (lo ha fatto anche il sottoscritto in qualità di suo componente), è stato esprimere la propria delusione in ordine alla sostanziale reticenza del presidente della Galleria circa il cronoprogramma relativo all'esposizione del Klimt, soprattutto a fronte del finanziamento di 250mila euro chiesto al Comune.

Non si saprà mai se la richiesta di posticipare la commissione a dopo l'attesissima conferenza stampa del 15 ottobre prossimo - che il presidente sostiene di aver avanzato - sia stata respinta dall'assessore (al fine di tendergli la trappola) o non sia mai pervenuta all'assessore (a riprova della malizia del presidente). L'unica cosa certa è che, in mancanza di dimissioni immediate, a dicembre non ci sarà la riconferma dell'architetto Ferrari. Una certezza almeno, in questo bailamme, l'abbiamo conseguita».

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