Ristampata la relazione sui lavori di Palazzo Gotico progettati nel 1862

Il volume edito dalla Lir è stato presentato dalla professoressa Valeria Poli

Le immagini di Palazzo Gotico sono tratte dal libro. Autore degli scatti è il prof. Milani

La collana delle edizioni anastatiche della casa editrice Lir si arricchisce di un nuovo titolo dedicato ad un importante episodio della storia locale: i lavori di conservazione di palazzo Gotico descritti nel libro “Sulla condizione attuale del Palazzo Pubblico di Piacenza e sui modi di ristaurarlo”, relazione del marchese Pietro Selvatico redatta nel 1862. La ristampa arricchita dalla premessa curata da Valeria Poli è stata presentata dalla Poli stessa presso la Galleria Biffi Arte in via Chiapponi. Lo studio in apertura si propone di ricostruire il contesto nel quale è stata elaborata la relazione del marchese Pietro Selvatico indagando lo stretto legame che si è istituito, nel corso del XIX secolo, tra la definizione di un modello storiografico e una nuova sensibilità nei confronti del patrimonio storico-artistico, ereditato dal passato, che non mancherà di influenzare la produzione ex novo. La nuova concezione della storia, alla quale si attribuiscono precise valenze ideologiche, testimonia, anche in sede locale, l’importante contributo del mondo culturale alla causa nazionale.

All’indomani dell’Unità d’Italia, il 15 marzo 1862, il sindaco avvocato Luigi Lupi, decide di procedere “alla scelta di uno degli architetti più rinomati d’Italia per incaricarlo a studiare un progetto” per la sostituzione della copertura del palazzo comunale. La scelta cade sul march. Pietro Selvatico Estense (Padova, 1803-1880) che, nella relazione pubblicata nel 1862, testimonia il suo modo di intendere il rapporto tra storia e progetto.

Alla fase progettuale, caratterizzata dalle proposte di Giuseppe Talamoni (Piacenza, 1820-Milano, 1904) e Angelo Colla (Novara, 1827-Milano, 1892), segue la fase realizzativa, affidata al Colla dal 1883, che vedrà progressivamente superare le ipotesi di completamento e isolamento dell’edificio a favore di un intervento risultato dell’equilibrio raggiunto tra le diverse parti coinvolte nel processo di recupero del palazzo comunale secondo un criterio analogico. Alla morte di Giuseppe Talamoni, nel 1904, viene nominato erede dei suoi beni e progetti suoi e del cognato il Comune di Piacenza che affida al loro allievo, l’arch. Ernesto Pirovano (Milano 1866-1934) la conclusione dell’intervento. Il palazzo comunale, riconosciuto simbolo cittadino, si presenta, a conclusione dei restauri, come un documento falsificato essendo state cancellate molte pagine della sua storia trasformandosi, però, nel simbolo eloquente della rilettura ideologica che il Risorgimento ha operato sul patrimonio architettonico del passato.

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