Martedì, 21 Settembre 2021
Attualità

«Chi investe tempo per aiutare un animale, credo non abbia voglia di sentirsi dire che da lì a poco verrà soppresso»

Un lettore racconta la sua esperienza dopo aver soccorso un pullo di civetta con una zampa rotta: «Non si dica che non può adattarsi alla cattività se questa è l'alternativa alla morte»

Il pullo di civetta soccorso

«Chi investe il suo tempo per aiutare un animale, credo non abbia voglia di sentirsi dire che da lì a poco verrà soppresso». Una riflessione contenuta nella mail inviata alla nostra redazione da un lettore piacentino, Stefano Malacalza, per raccontare l’esperienza - «non bella» - seguita al ritrovamento e al soccorso di un pullo di civetta con una zampa rotta (nella foto), avvenuto di fronte alla propria abitazione.

«La prima telefonata che facciamo è alla Lipu di Piacenza, che non potendo uscire, ci dà il numero del Wild center rescue di Piacenza» scrive. «Contattiamo telefonicamente anche loro, anche loro non possono uscire, vogliono foto dell'animale. Inviamo foto, ricontattati ci dicono che quello non è un pullo, ma una civetta adulta, che se non vola di prenderla e portargliela giù a Niviano dove vi è il centro. Prendiamo il pullo e partiamo, arrivati al centro, vi sono quattro uomini di personale, due uomini e due donne, ne arriverà un quinto quando stiamo uscendo. Non ho idea se abbiamo parlato con un tecnico od un volontario, comunque controllano l'animale e anche loro riscontrano che non è un adulto, ma un pullo di civetta di max 50 giorni. L'animale ha una zampa fratturata, stando a colei con cui ci interfacciamo, la zampa fratturata è già "secca", quindi molto probabilmente andrà amputata, non ha idea se l'animale potrà essere reinserito in natura o soppresso. L'animale ha un pezzo di biscia in bocca, segno che i genitori continuano a nutrirlo, sempre stando al personale, l'animale è magro, segno anche questo che forse i genitori stanno smettendo di alimentarlo. Quando si parla di soppressione, la mia compagna chiede di riavere il pullo, ovviamente per legge è vietato detenere animali protetti come la civetta, ma lei piuttosto che farlo sopprimere vorrebbe riportarlo a casa, cercare strutture disposte a tenere in vita l'animale. Sempre l'addetto gli spiega che per il pullo, la vita in cattività non è vita, con poi senza una zampa...Meglio la soppressione».

«Io sono il presidente provinciale dell'associazione venatoria Italcaccia - sottolinea Malacalza - ho la mascherina con il logo, per evitare strumentalizzazioni, la tolgo, nessuno al centro la portava. Intervengo facendo presente che ci sono strutture che detengono anche animali menomati, non vi è proprio la necessità di ucciderlo, di ridarmelo che se l'idea è quella, facciamo in modo di cercarli noi una struttura. Mi viene risposto che non ha detto che vuole ucciderlo, ma se non vola e non sta in piedi dopo l'operazione andrà soppresso e non messo in struttura. Che un animale selvatico menomato è meglio morto che in cattività. In Italia vi è più di un centro dove si detengono animali non più adatti alla vita selvatica, comunque non voglio fare questioni, ed andiamo a casa. Sul web ho trovato notizia di una civetta trovata a Roma con zampa fratturata, segue amputazione, il comune manda l'animale in struttura e non viene soppresso».

«Ora ribadisco che io non ho idea se ho parlato con un tecnico od un volontario del centro, rispetto il lavoro di chi si opera per gli animali, ma presumo ci voglia molta empatia anche quando ci si rivolge a comuni cittadini. Un cittadino che investe il suo tempo per aiutare un animale, credo non abbia voglia di sentirsi dire che il medesimo da lì a poco verrà soppresso, perché altrimenti la prossima volta, non chiama il centro e a suo rischio, decide di detenere l'animale ferito con la duplice conseguenza di ucciderlo perché inadeguato nella gestione del medesimo, rischia denuncia per detenzione illegale di animali appartenenti allo stato. Bellissimo dare il proprio tempo agli animali, sarebbe anche interessante però una formazione affinché vi sia empatia con chi porta gli animali. Per quello che mi riguarda, se mai in futuro mi capiterà ancora di trovare animali in difficoltà, avrò più di una remora a contattare associazioni che si prodigano per la tutela degli animali, se poi il tasso di soppressione dei medesimi è il 50% degli entrati in struttura, se chi parla al cittadino, parla per supposizioni, quasi con cinismo, privo di un qualsiasi cartellino identificativo per mansioni all'interno della struttura».

«Non è stata una bella esperienza - aggiunge - io ho scritto di getto, ma qualcosa non torna. Non torna che Lipu, quindi non l'associazione pinco palla, non ha uomini sulla provincia, grande pubblicità mediatica a livello nazionale, prendono fondi pubblici, poi quando hai bisogno di loro, ti mandano in un centro recupero animali, dove il personale presente non sai se è un tecnico od un volontario. Centro dove ti dicono che i fondi sono pochi, che ripeto, senza che il personale abbia un cartellino di riconoscimento, decidono che animale vive e quale muore. Per la cronaca parliamo di una civetta, che, come tutti i rapaci italici, è sottoposto a tutele speciali, animali che se abbattuti in modo illegale, il colpevole preso, subisce processo. Insomma, animali particolarmente protetti, il cittadino porta l'animale da questi soggetti convinto di fare bene e.…Ti dicono che molto probabilmente verrà soppresso».

«Ripeto - conclude - se il comune di Roma ha i fondi per salvare una civetta, mi rifiuto di accettare che per ideologia contorta di qualcuno, si opti per la soppressione di un pullo di 50 giorni, perché la cattività non è cosa per lui. Lo stato italiano ha strutture ove si detengono grandi mammiferi come orsi e lupi che causa i loro comportamenti o la loro incapacità a tornare liberi, vivono tutta una vita in struttura ed il pullo di civetta lo sopprimiamo? Io non pretendo un mondo disneyano, ma nemmeno il volontario che mi dice sul naso chi ha diritto di vita e chi no e mi racconta la favola dell'animale selvatico che patisce la cattività. Ebbene qualsiasi animale domestico, ha antenati alle spalle nati liberi, l'uomo ha solo lavorato su questi per ottenere animali il più possibile docili o, comunque sia, utili al suo scopo. Conosciamo la falconeria dai tempi dei romani, non si dica che un pullo di 50 giorni, non può adattarsi alla cattività se questa è l'alternativa alla morte».

Riportiamo di seguito, per diritto di replica, la poszione del Centro di Niviano. «Buongiorno mi chiamo Riccardo Rossi e sono il veterinario direttore sanitario del centro recupero animali selvatici di Piacenza, una delle quattro persone presenti quando il signor Malacalza ha correttamente riferito la civetta presso la struttura. soprattutto sono la persona autorizzata e che talvolta sceglie la via eutanasica piuttosto che quella dell’animale nato libero e tenuto in cattività a vita con una menomazione grave. Il ruolo del centro recupero animali selvatici in Italia non è solo quello di soccorrere gli animali in difficoltà ma soprattutto quello educativo e per questa ragione questa volta è stato spiegato che una delle possibilità potrebbe essere la succitata eutanasia. per contro noi, e non il sig Malacalza , in questo momento ci stiamo dedicando con scienza e coscienza, come ci viene imposto, alla riabilitazione e valutazione di questo animale al fine di poterglieli dare la libertà. insieme a lui come si legge nell’articolo circa 1500 animali arrivano e vengono soccorsi con la stessa passione ma NON è assolutamente vero che la metà vengono abbattuti. non bisogna cambiare le parole in bocca alle persone al fine di veicolare una propria idea: circa la metà non sopravvive, ( e delle ragioni per cui questo avviene potremmo discutere e dettagliarle i motivi per ore: bracconaggio, avvelenamenti, traumi stradali o contro recinzioni....) di questi una parte segue la strada eutanasica. Ritengo che la libertà di parola sia di questi tempi molto sopravvalutata, le informazioni dovrebbero essere corrette e sottoposte ad una controparte da cui ne esca un messaggio corretto ed educativo per il pubblico. Il rischio di vomitare parole spinti dalle emozioni è quello che molte persone potrebbero dopo aver letto un articolo del genere trattenere un animale in difficoltà anziché garantirgli le cure necessarie.
Detto ciò noi continueremo nella nostra missione seguendo i principi etici e scientifici che guidano questa professione».

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