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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Attualità Ferriere

«Nel microcosmo di Caserarso mi sento protetto»

Il sindacalista Roberto Montanari con la moglie Franca Bassi ha scelto di vivere tutto l’anno a Caserarso, paesino di montagna vicino al passo del Mercatello: «Ogni giorno dalla finestra vedo un documentario dal vivo, proseguo da qui la mia attività»

Da quando è andato in pensione, l’anno scorso, si è trasferito in pianta stabile qui. Roberto Montanari, sindacalista Usb conosciuto anche per la sua storica attività politica nella sinistra piacentina, insieme alla moglie Franca Bassi (tra il 1987 e il 1990 deputata dei Verdi alla Camera), ha scelto di vivere ai mille metri di Caserarso, un piccolo paese del Comune di Ferriere, poco distante dal passo del Mercatello. Un po’ in smart working, un po’ spostandosi quando è necessario, prosegue da qui la sua attività sindacale.

Il legame con il ferrierese è nato grazie alla madre di Franca, “villeggiante” a Casa Rossa. «Venivamo sempre nel weekend – raccontano i due - per fare le nostre escursioni in giro per l’Appennino». La coppia si sposa nel ’79, poi nel 1995 compra una casa a Selva. «Una casettina piccola, dove passavamo il tempo libero, fino al 2005». Né Franca, né Roberto, avevano la patente (ora lui ha rimediato): tornavano a Piacenza con la “corriera” delle 6 di mattina del lunedì che parte da Selva, quella degli studenti. Intanto i cani della coppia sono aumentati, così si sono guardati attorno per avere più spazi. «L’immobiliarista Guido Bergonzi ci segnala una casetta a Caserarso, dove non eravamo mai stati. Beh, è stato amore a prima vista». «Abbiamo scoperto questo posto di sera, con la neve e la luna piena, è stato proprio un innamoramento», ricorda Franca.

Franca e Roberto-2

LA REALTA’ DI CASERARSO, A DUE PASSI DAL MERCATELLO

A Caserarso, all’epoca del loro arrivo, c’erano tre residenti. «Ha un fascino particolare – rileva Roberto - è un paese in mezzo alla natura, crocevia tra Valnure e Valdaveto, a soli 10 minuti da Ferriere. È popolatissimo da animali: caprioli, tassi, faine, istrici, volpi, anche lupi. In inverno, da quando sono in pensione, viviamo da soli, nel weekend la gente torna. D’estate si ripopola. I francesi che passano le estati qui hanno tante cose da raccontare del loro passato, le emigrazioni portano con sé molte storie». La scorso anno è stato raccolto e proiettato da Ferdinando Bergonzi diverso materiale storico sul paese, sulle case, sulle famiglie che un tempo lo abitavano.  

una voragine sul tragitto verso Casaldonato e Caserarso-2Franca sottolinea «il dramma che vivono gli studenti delle superiori», che devono sopportare anche 100 chilometri al giorno per il diritto allo studio. «Pensare che vent’anni fa si vociferava di togliere pure le poche linee del trasporto pubblico…Ci mancava giusto quello».

Il “prontobus”, ad esempio, è un servizio che andrebbe implementato e istituzionalizzato in tutti i comuni montani. «Il trasporto a chiamata è una soluzione. Un pulmino che risponde a tutte le richieste dei residenti, che porta gli anziani ovunque lo desiderano, per visite mediche, commissioni, servizi. Anche nelle fase orarie più desuete, quelle serali, dovrebbe esserci. Un gruppo di minorenni dovrebbe poterlo prendere per andare al cinema o a teatro».

Roberto e Franca si recano a Ferriere quando hanno bisogno, ma il basulon Gianni Rocca di Ozzola (abbiamo raccontato la sua storia qui) arriva anche da queste parti. «È un mito, porta anche le medicine. Gianni è l’“Amazon Prime” di Valnure, Valdaveto e Valtrebbia. Mi piace che si rechi anche da una sola persona, più commercio di vicinato di così…È un’economia molto rispettosa della clientela».  

Oltre all’ambiente naturale, cosa vi piace della vita in montagna? «C’è una memoria - risponde Roberto - e un’attitudine differente nelle relazioni. Nei posti piccoli “ti dai del tu” dopo pochi istanti. A Ferriere c’è ancora la dimensione della comunità, composta da persone cheCaserarso-2possono anche confliggere tra loro: ma se c’è un incendio nel bosco vanno tutti a spegnerlo. In città raramente vivi momenti di condivisione con quelli del tuo condominio o del quartiere».

Il tema della socialità è forte e sta diventando un bisogno impellente per tante famiglie. «Viviamo in una società che propaganda l’egoismo sociale a tutti i livelli, l’idea dominante è quella. Questi posti sono un rifugio». Nel corso del 2020 e di questi primi mesi dell’anno, tra lockdown, coprifuochi, controlli, restrizioni e preclusioni, l’alienazione di tanti piacentini si è fatta più evidente. «Il lockdown qua non ha lasciato conseguenze. A pochi metri di distanza potevamo fiondarci nel bosco. La città può stancare, presenta diversi elementi di disagio oltre all’inquinamento, soprattutto adesso. Gli urbanisti la definiscono “la perdita dell’orizzonte”: non vedi la natura, c’è solo cemento, sei blindato in 200 metri quadrati».

La rete sentieristica è ricca, ma lasciata alla buona volontà dei residenti che si accollano questo impegno. «Le cooperative dovrebbero poter accedere a finanziamenti per ripristinare tutti i sentieri del nostro Appennino e per sistemare i muretti a secco, garantendo anche più sicurezza all’ambiente». Un’altra cosa importante potrebbe essere quella di garantire «incentivi alle ristrutturazioni delle case in sasso di una volta».

IL “ROSSO” MONTANARI IN UNA TERRA DOVE LA LEGA PRENDE IL 70%

Sono zone, quelle della montagna piacentina, in cui la Lega ottiene anche il 70% e la sinistra non tocca palla da anni.DSC_0271-3 «Il centrosinistra – riflette Montanari – è incapace di intercettare gli strati non capitalistici della società, a partire dalla piccola o media borghesia, culturalmente orientata a destra. Si è inimicato commercianti, imprenditori, agricoltori perché abbiamo sposato il meccanismo della “nemicità”, ovvero individuare un nemico. Si è sparsa l’idea che tutti i commercianti rubano e che di conseguenza i dipendenti sono tassati di più per coprire altre categorie che contribuiscono meno. Così come a destra si è trovato un nemico, una responsabile di tutti i nostri problemi economici: i migranti. Penso, invece, che sia peggio l’evasione fiscale delle multinazionali dell’e-commerce in Italia che non quella del piccolo commerciante, che davvero, in tanti casi, farebbe molta fatica a resistere…».

Perché questi settori sono più attratti dalle ricette del centrodestra? «Si lasciano ammaliare dalla risposta ultradecennale che viene sempre propagandata: “taglieremo le tasse”. La sinistra sembra così il contraltare “partito delle tasse”. Bisognerebbe spiegare bene che tagliare le tasse significherebbe promuovere l’egoismo sociale e rivedere il welfare». Il sindacalista evidenzia quanto successo negli ultimi mesi. «La pandemia è un esempio clamoroso. Hanno tenuto la barricata nel disastro e nella tragedia gli ospedali, i medici e gli infermieri pubblici, quelli che sono stati definiti “eroi”. Gente precaria, malpagata, che lavora in condizioni allucinanti. Ma mica solo la Lega ha tagliato fondi: anche il buon Bonaccini ha chiuso Villanova e ridimensionato l’attività di Bobbio, Fiorenzuola, Castelsangiovanni. Come si fa a toccare un ospedale di montagna comeFranca e Roberto-2quello di Bobbio?».

Tranne rare eccezioni, la montagna si sente più tutelata dalla Lega, almeno a giudicare dai responsi delle urne. «Perché è nata negli anni ’90 come fenomeno di critica alla politica e di attaccamento al territorio. La sinistra purtroppo l’attaccamento non l’ha avuto negli ultimi anni e con l’europeismo il rapporto è naufragato ulteriormente. La sbandata verso l’euroburocrazia e i banchieri è costata cara, anche perché è stata proprio l’Europa a massacrare i territori. Se stai dentro ai parametri di Maastricht lasci il montanaro solo». Il Pd dovrebbe riprendere in mano questi discorsi, per evitare di farsi etichettare come il “partito della Ztl”. «La sinistra non ha proposte per la montagna. Anzi, segue quelle della destra, basate solo sul presente, che non offrono una visione del futuro. Tra l’originale e la copia, la gente sceglie l’originale, e “se la coperta è corta, l’importante è che rimanga sopra ai miei piedi adesso”». Ma così si costruisce poco.

UN TURISMO RESPONSABILE

Montanari lancia un appello al comportamento responsabile nei confronti della montagna. «Chi viene da turista deve voler bene a questi posti. La montagna non è solo funghi e tartufi. Bisogna avere un atteggiamento di riconoscenza, appoggiare le richieste di chi ci vive. Culturalmente siamo tutti in debito di fronte alla bellezza di questi posti, perciò comportiamoci nella maniera meno dannosa possibile». Quello che offre, non ha prezzo, è impagabile. «Non ho messo le tende alla mia finestra, perché vedo quotidianamente un documentario vivente davanti agli occhi…Starei qui due ore a vedere la natura e i caprioli sotto casa». Ed è per questo che il sindacato Usb ha un suo avamposto ai mille metri di Caserarso. 

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