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Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro

Romano Demaldè: il ricercatore, il docente, l’uomo

Incontro in Cattolica con le testimonianze di amici ed allievi del docente recentemente scomparso

Un docente apparentemente severo, ma comprensivo e coinvolgente, un ricercatore attento ed appassionato, senza compromessi, un uomo buono che credeva nei valori dell’amicizia. Tutti tratti che emergono dalle testimonianze che colleghi ed ex allievi hanno voluto trasmettere all’incontro che si è svolto presso l’aula Piana alla Cattolica in ricordo di Romano Demaldè docente di Meccanica agraria recentemente scomparso. Il preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali Marco Trevisan, nel suo saluto (presente il figlio Andrea, ha coordinato Ferdinando Calegari) ha ricordato il docente come innovatore nella meccanica (aglio e pomodoro da industria), ma soprattutto la sua capacità di trasmettere, dedicandosi con passione alla ricerca come alla didattica.

«Eravamo amici - ha spiegato Ermes Frazzi già docente di Costruzioni rurali e territorio - fin dalle elementari, ci siamo poi ritrovati all’Università e Romano seguiva le esercitazioni prima di topografia con me, poi di meccanica con Enzo Manfredi (che ha inviato una lettera in ricordo). Si faceva apprezzare dagli allievi, era un docente versatile ed attento, con una grande capacità pratica. Negli anni del boom economico comprese tutte le potenzialità degli incentivi alla meccanizzazione agricola. All’università si fa poca ricerca verso la meccanizzazione, più nelle aziende private ed è per questo che partecipava alle fiere specializzate: era per lui un modo importante per aggiornare gli studenti in questo settore. E’ stato un innovatore con le prove in campo e sempre con una grande onestà intellettuale nel comunicare i risultati sulle riviste specializzate. Da qui la grande fiducia in lui delle aziende e delle riviste specializzate». «E’ stato - ha detto Giancarlo Spezia - un innovatore nella comunicazione e nell’insegnamento, con lui che si dedicava alle trattrici ed io alle macchine operatrici soprattutto in viticoltura. Ho firmato con lui diverse pubblicazioni tra cui il testo sulla meccanizzazione viticola, il primo in Italia. Aveva un rapporto fantastico con gli allievi; era apparentemente burbero agli esami, ma poi aiutava tutti».

«La sua forza - ha ricordato Francesco Zerbinati (già direttore di Mad rivista specializzata a cui cooperava Demaldè) era la conoscenza soprattutto pratica, in campo, la sua forza era la passione che infondeva nella ricerca e che trasmetteva. Per primo coniò gli schemi per pregi e difetti delle macchine e le pagelle. Era integerrimo, non certo incline a compromessi nei giudizi e quindi io dovevo poi mediare il suo rigore con i costruttori, che tuttavia apprezzavano sempre le sue critiche e ne tenevano ben conto». Insomma un uomo che ha lasciato una traccia indelebile nell’insegnamento e nella meccanizzazione agricola più innovativa, un docente che metteva passione in quello che faceva, concetti ribaditi poi anche da Marco Limina ora direttore di Mad, da Luca Bonfanti e Vito Prando ex allievi di Demaldè.

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