Un matrimonio in sospeso ma l'attività appena inaugurata riparte: Marco e Elisa, osti a Rompeggio

La giovane coppia ha riaperto il proprio bar a Rompeggio di Ferriere, chiuso per il lockdown poche settimane dopo l’inaugurazione. Rimandate, invece, le nozze: «Guardiamo avanti con fiducia, recupereremo la nostra festa e anche sul lavoro»

Elisa Menegatti e Marco Manini

Hanno perso un’estate di lavoro a causa di alcuni problemi burocratici. Poi, tre mesi dopo l’inaugurazione del loro locale, hanno abbassato la saracinesca come tutta Italia a causa dell’emergenza Coronavirus. In mezzo a questo marasma, ci si è messo di mezzo anche il loro matrimonio, rinviato di dodici mesi. Marco Manini, 35enne originario di Milano ed Elisa Menegatti, 29enne di Genova, avrebbero di che lamentarsi, eppure preferiscono guardare avanti con fiducia.

I due giovani da dicembre gestiscono a Rompeggio di Ferriere il bar e ristorante “L’ost in the weekend”. Una scelta in controtendenza la loro. Da due grandi città, hanno scelto di vivere a Piacenza, per essere più vicini a Ferriere e gestire in una piccola frazione un’attività. «Ci siamo incontrati a metà strada si può dire, tra le città in cui vivevamo e Ferriere, dove ci siamo conosciuti», spiega la coppia.

Marco così riesce a proseguire il suo lavoro in banca a Lodi e nel weekend può dare una mano. Elisa era fino a pochissimo tempo fa un architetto in uno studio che si occupava di navi da crociera a Genova. «Avevo smesso a febbraio di lavorare – spiega lei - proprio pochi giorni prima del Covid-19, volevo dedicarmi al locale a tempo pieno». Perché buttarsi in un’avventura del genere? «Questo locale a Rompeggio, che prima era un circolo, era rimasto senza gestione. A noi è sempre piaciuto stare a Ferriere e pensavamo che potesse essere una buona occasione per lavorare qui. E poi era giusto che Rompeggio avesse ancora un bar, un servizio fondamentale. Ne ho discusso con mia madre e il suo compagno, che hanno deciso di darci una mano con la cucina. Insomma, dove averne parlato un po’, ci siamo detti: proviamoci!».

«Milano nonmi manca», si affretta a dire Marco. «Di Genova c’è solo un po’ di nostalgia del mare, ma stare qua è un’altra cosa, per me è indescrivibile», aggiunge la fidanzata. «Ci siamo incontrati a metà strada si può dire, tra le città in cui vivevamo e Ferriere». Il locale, distante 9 chilometri dal capoluogo Ferriere, d’inverno è aperto il mercoledì, giovedì e venerdì al pomeriggio. «Così i lavoratori della zona – precisa l’oste Elisa - hanno un posto dove andare al termine della loro giornata di lavoro. E nel weekend a orario continuato e facciamo anche da mangiare. D’estate, sempre. Prima era un circolo, per rispetto degli altri esercenti del territorio abbiamo preferito trasformarlo in una vera e propria attività».

Qualcuno potrebbe dare la colpa al destino “cinico e baro”, ma questi due giovani non si piangono addosso. Anche se hanno avuto a che Rompeggio-2fare con parecchie sfortune. «Il locale – spiega la futura sposa - doveva già aprire la scorsa estate, ma una serie di pastoie burocratiche ci hanno bloccato. Nella trasformazione da “circolo” a “bar” dovevamo adeguare alcune cose e ci sono stati diversi ritardi, non per colpa nostra. Così abbiamo perso l’estate, che doveva fare da volano all’attività». Il locale è stato aperto solo a dicembre. «Tre mesi di lavoro proficuo – ricorda Elisa - e poi, ecco l’altra mazzata». Il Covid-19 ha ovviamente costretto a chiudere i battenti. «Ci siamo detti che eravamo un po’ sfortunati, ma ormai eravamo in ballo. Ci abbiamo messo impegno, energie, denaro. Non volevamo abbatterci, ma stringere i denti e riprovarci. Ormai siamo qui, ora abbiamo riaperto il bar e quest’estate speriamo ci vada bene, senza altri intoppi. Lo spazio esterno c’è e quindi problemi di distanziamento non ne abbiamo». La situazione è quella di tanti. Le spese ci sono state lo stesso tra bollette, affitto, dispositivi di protezione: di entrate, per due mesi e mezzo, nemmeno l’ombra. «Avevamo racimolato qualcosa in quei tre mesi di apertura, in pratica siamo tornati al punto di partenza».

Marco lavora in banca da lunedì a venerdì, poi da venerdì sera si trasforma in barman. «Ho appena iniziato – spiega lui - mi piace talmente tanto stare qua che non sento il peso di lavorare tutti i giorni senza riposarmi. Poi forse impazzirò, più che altro potrebbe mancarmi fare un giro sui monti». A Ferriere è legatissimo. «I miei genitori si sono conosciuti qui, mi hanno portato che ero in fasce e la sento casa mia. Da Milano mi sono trasferito a Piacenza per avvicinarmi, ma non escludiamo di venire ad abitare proprio in montagna».

Il 4 luglio erano in programma le nozze, nella chiesa di Pertuso (il paese dei nonni di Elisa), poco distante da Rompeggio. «Purtroppo l’unica soluzione era rinviarlo – racconta lo sposo - volevamo festeggiarlo a Pian Meghino, un grosso campo da calcio in mezzo alla natura. Con 170 invitati il rischio di assembramenti era troppo evidente. Aspettare ancora e celebrarlo finita l’estate era impossibile, perché qui inizia a esserci già bel fresco alla sera. Dunque ci sposeremo nel 2021». Un po’ di scoramento c’è per queste vicissitudini? «Quei tre mesi invernali in cui abbiamo tenuto aperto ci hanno dato la forza per sopportare la situazione. Avevamo sempre gente nel weekend e questo ci ha infuso molta speranza e fiducia. Per noi sono stati mesi di fuoco tra l’apertura dell’attività e l’organizzazione del matrimonio, per vedersi bloccare tutto. Ma recupereremo, sia l’aspetto lavorativo che la nostra festa con gli amici».

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