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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Save the Children: Italia Paese vietato ai minori, ma l’Emilia-Romagna è tra le 4 regioni con il minor tasso di povertà educativa

Nella Regione, tuttavia, solo 4 classi delle scuole secondarie su 100 offrono il tempo pieno, più di 1 minore su 3 non fa sport, il 45% non legge libri e più di 1 su 4 non naviga su Internet

L’Emilia-Romagna è tra le 4 regioni italiane con il minor tasso di povertà educativa che colpisce bambini e ragazzi, ovvero quella condizione che li priva delle opportunità necessarie per apprendere, sperimentare e coltivare le proprie competenze e aspirazioni. ? quanto emerge dal nuovo indice di povertà educativa (IPE)[1] contenuto nel nuovo rapporto “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia” diffuso oggi da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – in occasione del lancio della campagna Illuminiamo il futuro.

L’Emilia Romagna si posiziona infatti al quartultimo posto della classifica delle regioni italiane con il più alto tasso di povertà educativa, e a fare meglio sono solo 3 regioni, nell’ordine Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte. I tassi più elevati di povertà educativa si registrano invece in Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise, i territori in cui i minori sono maggiormente privati della possibilità di sviluppare percorsi di resilienza determinanti per superare ostacoli e condizioni di svantaggio iniziali.

Dal rapporto di Save the Children emerge che l’Italia, nel suo insieme, è un Paese vietato ai minori, dove quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi[2] – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 – vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi 1 su 3 non usa internet e più del 42% non fa sport. Ma, soprattutto, un Paese dove i minori non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie e non hanno opportunità educative e spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali, sebbene siano moltissimi i luoghi abbandonati e inutilizzati che potrebbero invece essere restituiti ai bambini per favorire l’attivazione di percorsi di resilienza, grazie ai quali potrebbero di fatto raddoppiare la possibilità di migliorare le proprie competenze.

Un Paese, inoltre, dove i quindicenni che vivono in famiglie disagiate hanno quasi 5 volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze sia in matematica che in lettura rispetto ai loro coetanei che vivono in famiglie più benestanti (24% contro 5%). Tuttavia, tra questi minori, spicca una quota di “resilienti”, ragazzi e ragazze che raggiungono ottimi livelli di apprendimento anche provenendo da famiglie in gravi condizioni di disagio. L’Italia, tra i Paesi europei, risulta quello dove i processi di resilienza sono meno sviluppati e tra le regioni italiane in Emilia-Romagna solo il 29% dei ragazzi di 15 anni di età che provengono da famiglie emiliano romagnole svantaggiate dal punto di vista socio-economico si dimostrano resilienti, riuscendo a superare ostacoli e difficoltà e a raggiungere le competenze minime sia in matematica che in lettura. Una percentuale anche di molto inferiore ad altre regioni come Lombardia (46%), Veneto (45%), Piemonte (40%) e Trentino-Alto Adige (38%), di fatto in linea con una media nazionale (26%) che risente delle più basse percentuali registrate in regioni come Calabria (12%), Sicilia (14%), Campania (17%), Sardegna (19%), Basilicata (20%) e Lazio (21%).  

Sebbene l’Emilia Romagna si segnali tra le 4 regioni con il minor tasso di povertà educativa, lo scenario che emerge dal rapporto desta comunque forti preoccupazioni. Nella Regione, infatti, se per i bambini più piccoli l’accesso agli asili nido o ai servizi per la prima infanzia raggiunge il 25,6%, mentre nel resto del Paese si ferma in media al 12,6%, quando si entra alla scuola primaria per più della metà delle classi (54,7%) non c’è il tempo pieno, una carenza che diventa quasi regola passando alle secondarie dove solo 4 classi su 100 offrono questa opportunità.

Allargando lo sguardo all’educazione informale, più di 1 minore su 3 nella regione non fa sport, il 45% non legge libri e più di 1 su 4 non naviga su Internet.

“La resilienza di bambini e adolescenti è ulteriormente penalizzata dall’abbandono e dal degrado in cui versano tantissimi spazi pubblici, che invece potrebbero fare la differenza ed essere utilizzati dai minori che vivono in contesti svantaggiati per svolgere attività sportive, artistiche e culturali. Luoghi che per tanti di loro potrebbero rappresentare un’opportunità reale per riscattarsi, uscire dalle difficoltà più forti di prima, migliorare i loro risultati scolastici e coltivare capacità, sogni e aspirazioni. Dobbiamo fare di tutto per restituire ai minori questi luoghi e per incentivare la loro capacità di resilienza, la loro volontà e determinazione a nuotare contro corrente, a superare le onde degli ostacoli che sono costretti ad affrontare ogni giorno e a spezzare così finalmente il circolo vizioso della povertà”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

In occasione del rilancio della campagna Illuminiamo il futuro - giunta al suo quinto anno e attiva dal 14 maggio - Save the Children lancia oggi una petizione on line – disponibile su www.illuminamoilfuturo.it – per chiedere che tutti gli spazi abbandonati, spesso lasciati nel completo degrado, vengano restituiti ai bambini e siano dedicati ad attività sportive, educative e culturali gratuite. La mobilitazione, accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietatAiminori, è associata ai 10 luoghi vietati ai minori in Italia, individuati dall’Organizzazione con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui tanti spazi sottratti ai minori nel nostro Paese. Tra questi L’Aquila, la città simbolo vietata ai minori – ma anche agli adulti – che a nove anni dal terremoto vede ancora i bambini e i ragazzi privati della possibilità di tornare a studiare nelle loro scuole e degli spazi educativi e ricreativi di cui hanno bisogno; e il Parlamento, il luogo per eccellenza dove troppo spesso i diritti dei minori vengono ignorati e la loro voce resta inascoltata.

Nell’ambito della campagna, inoltre, a partire dal 14 maggio è prevista una settimana di mobilitazione, con centinaia di eventi e iniziative in tutto il Paese, da nord a sud, in cui saranno coinvolte tantissime realtà locali, associazioni, scuole, enti e istituzioni culturali che anche quest’anno hanno scelto di essere al fianco di Save the Children per sensibilizzare e informare sul tema del contrasto alla povertà educativa che colpisce bambini e ragazzi e sull’importanza di attivare comunità educanti.

Numerose le iniziative che si terranno anche in Emilia-Romagna come, tra le altre, il concerto “Una visione dal mondo” (23 maggio alle 18.30) a cura degli studenti della scuola secondaria di primo grado Marconi di Modena o la festa in musica per tutta la comunità che si terrà il 20 maggio a Bologna presso l’Opificio Golinelli alle ore 17, dove ad esibirsi sarà il coro interscolastico e multietnico “Nativi musicali”, formato da ragazze e ragazzi di diverse scuole bolognesi in cui studiano compagni di moltissimi paesi, da poco arrivati in Italia.
L’elenco di tutte le iniziative sul sito www.illuminiamoilfuturo.it

La povertà educativa in Emilia Romagna

Esaminando in dettaglio i singoli parametri che compongono l’Indice di povertà educativa in Italia, si osserva che nell’insieme del Paese quasi il 14% dei ragazzi abbandona gli studi precocemente, una delle percentuali più alte in Europa e che raggiunge livelli ancor più elevati in Sicilia (23,5%), Sardegna e Campania (18,1%). L’Emilia Romagna si attesta all’11,3%, in positivo quindi al di sotto della media nazionale, mentre la regione più virtuosa è l’Umbria, con un abbandono scolastico che si riduce fino al 6,7%[3].

In Emilia Romagna, tuttavia, solo 1 bambino su 4 (25,6%) va all’asilo nido o non frequenta servizi per la prima infanzia, un dato comunque negativo che posiziona però la regione tra le meno carenti in Italia su questo aspetto insieme a Valle d’Aosta (75,4%) e Toscana (78,3%) e al di sotto della media nazionale (87%)[4]. Il 54,7% delle classi della scuola primaria e addirittura il 95,8% di quelle della scuola secondaria nella Regione non offrono l’opportunità del tempo pieno agli studenti, in un panorama nazionale in cui la media si attesta rispettivamente al 66% e all’86%, e la punta negativa si registra in Molise (rispettivamente 94,3% e 97,8%)[5]. Più di 1 alunno emiliano romagnolo su 3 (38,8%) non accede al servizio di mensa scolastica, segnalando una carenza comunque più contenuta rispetto alla media nazionale che sale al 49%[6]. Per quanto riguarda la partecipazione dei minori alle attività culturali e ricreative, l’IPE ci dice che in Emilia Romagna più di 1 minore su 3 non fa sport, il 45% non legge libri e più di 1 su 4 non naviga su Internet. Inoltre, 2 minori su 3 nella Regione non vanno a teatro (64,8%) o non visitano siti archeologici (64,3%), 3 su 4 non vanno ai concerti (77,4%), mentre quasi la metà non visita mostre o musei (46,1%)[7].

Nuotare contro corrente: bambini e ragazzi resilienti

Oggi, in Italia, il 23% degli alunni di 15 anni non raggiunge i livelli minimi di competenze in matematica, ovvero non è in grado di utilizzare dati e formule per comprendere la realtà esterna, mentre il 21% non riesce a interpretare correttamente il significato di un testo appena letto, non raggiungendo pertanto le competenze minime in lettura[8]. Nella maggior parte dei casi, come emerge dal rapporto “Nuotare contro corrente”, si tratta di ragazzi che vivono in contesti svantaggiati. I minori che vivono in famiglie con un più basso livello socio-economico e culturale (pari a 34.000 ragazzi che rappresentano il 25% del totale degli alunni 15enni iscritti a scuola nel 2015) hanno infatti quasi 5 volte in più la probabilità di non raggiungere le competenze minime rispetto ai coetanei che provengono dalle famiglie più agiate[9].

“La nostra ricerca ci dimostra tuttavia che nonostante le condizioni di svantaggio iniziale, tanti bambini e ragazzi possono rivelarsi particolarmente resilienti e grazie al loro impegno e alle loro motivazioni, alimentate e rafforzate dalle opportunità che la scuola e i territori in cui vivono sono in grado di offrire loro, possono superare le barriere e le difficoltà che si trovano di fronte e migliorare così anche le proprie competenze scolastiche”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

In Emilia Romagna, a tal proposito, tra gli alunni quindicenni più svantaggiati solo il 29% riesce a raggiungere le competenze minime sia in matematica che in lettura, un valore di molto inferiore rispetto a Lombardia (46%), Veneto (45%), Piemonte (40%) o Trentino-Alto Adige (38%). Nelle regioni del Centro la percentuale varia tra il 20% e il 30% mentre al Sud e nelle Isole scende sotto il 20%, con Calabria e Sicilia in fondo alla classifica (rispettivamente al 12% e 14%) a segnalare un numero molto elevato di ragazzi che si trovano ad avere meno opportunità di emanciparsi dalle condizioni familiari di partenza[10].

Nel corso del tempo, il numero di minori resilienti in Italia ha fatto registrare un significativo aumento soprattutto tra il 2006 e il 2012, passando dal 17,2% al 28,1%, per poi contrarsi sino all’attuale 26%[11]. Se ai livelli minimi in matematica e lettura si aggiungono anche quelli in scienze, la percentuale di quindicenni resilienti in Italia si abbassa al 20%, percentuale tra le più basse in Europa, migliore solo rispetto a Lituania (19%), Malta (18%), Lussemburgo (17%), Slovacchia (16%), Grecia (15%), Ungheria (14%), Bulgaria (9%) e al fanalino di coda Romania (6%)[12].

   

Fattori protettivi della resilienza educativa

Dall’analisi di Save the Children, svolta con il contributo dell’Università di Roma Tor Vergata[13], emergono una serie di fattori chiave in grado di favorire – o, al contrario, di ostacolare – lo sviluppo della resilienza tra i minori che provengono dai contesti più svantaggiati. In Italia, i minori di 15 anni che appartengono al 25% delle famiglie italiane più disagiate (sul totale degli alunni 15enni iscritti a scuola nel 2015) ma che hanno frequentato il nido o un servizio per l’infanzia, hanno infatti il 39% di probabilità in più, rispetto ai loro coetanei che non lo hanno frequentato, di essere resilienti, cioè di raggiungere livelli di competenze in matematica e lettura tali da favorire l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Allo stesso modo, le probabilità di essere resilienti aumentano di ben il 100% se si frequentano scuole dove non vi sono particolari problemi disciplinari e dove le relazioni insegnante-alunni sono positive, così come alunni svantaggiati che frequentano scuole dotate di infrastrutture adeguate hanno quasi il doppio delle probabilità di superare i livelli minimi di competenze in lettura e matematica rispetto ai propri coetanei che vanno in scuole inadeguate.

Rimanendo in ambito scolastico, l’analisi mette in evidenza che frequentare scuole che propongono nella loro offerta formativa una serie di attività extracurriculari, come gruppi musicali o sportivi, volontariato, arte e biblioteche, aumenta del 127% le probabilità di resilienza dei minori. Anche il tasso di dispersione scolastica, del resto, può influenzare la resilienza: i ragazzi meno abbienti che vivono in contesti dove la dispersione è più bassa rispetto alla media nazionale hanno infatti più del 50% di probabilità di rafforzare le competenze in matematica e in lettura.

Infine, anche la motivazione, la fiducia in se stessi, la perseveranza, sono fattori fondamentali per avviare percorsi di resilienza tra i minori. La probabilità di essere resilienti aumenta infatti del 36% per i minori meno abbienti che indicano di “non mollare facilmente” di fronte alle difficoltà sia nello studio che nella vita, o che sono convinti che la scuola faccia “molto per preparami alla vita” (78% di probabilità in più), che l'“andare bene (a scuola, nella vita) dipenda principalmente da me” (+133%), e “lo studio è importante per le prospettive di lavoro future” (+145%).

Al di fuori dalla scuola, l’analisi di Save the Children mette inoltre in risalto che i minori che vivono in famiglie meno abbienti ma che vivono in aree geografiche dove l’offerta culturale e ricreativa è maggiore della media nazionale hanno il triplo di probabilità di essere resilienti rispetto ai coetanei che vivono invece in luoghi dove minore è l’offerta di attività sportive, di lettura di libri, di navigazione su internet, di partecipazione ad attività culturali come mostre, musei, monumenti, teatri e concerti. Di contro, i minori svantaggiati che vivono in luoghi caratterizzati da tassi di criminalità minorile e da incidenza della povertà più alti della media nazionale (rispettivamente 1,4% e 12,6%) hanno tra il 30% e il 70% di probabilità in meno di attivare percorsi di resilienza educativa. Così come gli alunni che risiedono in zone dove la disoccupazione giovanile è maggiore della media nazionale (35%) hanno una probabilità di quasi due volte inferiore di essere resilienti educativi, rispetto ai loro coetanei che vivono in aree con maggiori opportunità lavorative[14].

“Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni significativi passi avanti per contrastare la povertà educativa, tra cui l’adozione del Reddito di inclusione e l’istituzione di un Fondo specifico con Legge di stabilità. Tuttavia, i dati che emergono dal nostro rapporto ci consegnano un quadro allarmante dell’impatto della povertà educativa oggi in Italia. Questi dati aspettano non solo di essere analizzati, ma anche - e soprattutto - aspettano di essere tradotti in una agenda di lavoro e in impegni concreti. Si rende necessaria una accelerazione, un impegno straordinario, come l’adozione di un’Agenda italiana per il contrasto della povertà educativa, per spezzare questo circolo vizioso tra povertà economica ed educativa che oggi ipoteca il futuro dei bambini e, con loro, quello di tutto il Paese”, ha proseguito Raffaela Milano. “L’influenza della comunità territoriale sulla resilienza dei minori ci indica inoltre la necessità di allargare lo sguardo delle politiche di contrasto alla povertà educativa, oltre l’individuo, la famiglia e la scuola, verso il territorio e gli spazi dove il bambino cresce. Per questo riteniamo fondamentale mettere in campo, con il concorso delle istituzioni ad ogni livello, di soggetti privati e non profit, un piano di azione volto al recupero dei tanti spazi pubblici inutilizzati e abbandonati che potrebbero essere invece ben sfruttati per assicurare un’attività extrascolastica gratuita e di qualità a tanti bambini e ragazzi lungo tutto il Paese” ha concluso Raffaela Milano.

Gli interventi di Save the Children per contrastare la povertà educativa

Dall’avvio della campagna Illuminiamo il futuro, nel maggio 2014, Save the Children ha attivato su tutto il territorio nazionale 23 Punti Luce, spazi ad alta densità educativa, che sorgono nei quartieri e nelle periferie maggiormente svantaggiate delle città, per offrire opportunità formative ed educative gratuite a bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni.  Attualmente la rete dei Punti Luce di Save the Children copre 18 comuni e 13 regioni: Ancona, Bari, Brindisi, Casal di Principe, Catania, Genova, L’Aquila, Marina di Gioiosa Ionica, Milano (2), Napoli (3), Palermo (2), Potenza, Roma (2), San Luca, Sassari, Scalea, Torino e Venezia. Dal 2014, più di 15.550 bambini e ragazzi hanno finora usufruito delle diverse attività nei Punti Luce, tra cui sostegno allo studio, laboratori artistici e musicali, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, gioco e attività motorie, realizzate grazie al coinvolgimento di 480 operatori di cui più di 330 volontari provenienti prevalentemente dalla rete delle organizzazioni locali coinvolte nel progetto. Negli spazi si offrono inoltre consulenze legali, psicologiche, pediatriche e di supporto alla genitorialità ai genitori o alle figure adulte di riferimento dei bambini. Nel 2017 sono stati oltre 4.160 gli adulti coinvolti. Dall’inizio della campagna sono state infine assegnate 1.200 doti educative, ovvero piani formativi personalizzati per bambini e adolescenti che vivono in condizioni certificate di disagio economico, che prevedono, tra gli altri, un contributo economico per l’acquisto di libri e kit scolastici, l’iscrizione a un corso sportivo o musicale, la partecipazione a un campo estivo e altre attività educative alle quali i minori si mostrano particolarmente inclini.

Il rapporto “Nuotare contro corrente” è disponibile al link: https://we.tl/UaMdMcNtif

[1] L’IPE, ideato da Save the Children ed elaborato a partire dalla metodologia messa a punto dall’ISTAT in via sperimentale per il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile in Italia del 2015, è stato introdotto per la prima volta in Italia dall’Organizzazione nel 2014. L’IPE si compone di 12 indicatori riguardanti l’offerta educativa a scuola e fuori dalla scuola ed è derivato dalla media aritmetica dei punteggi in ciascuno degli indicatori selezionati, standardizzati rispetto al valore di riferimento per l’Italia, fissato a 100. La classifica riflette quindi il punteggio di ciascuna regione nell’Indice rispetto al valore nazionale. Punteggi superiori a 100 indicano maggiore povertà educativa, e di converso minori opportunità di resilienza per i bambini e gli adolescenti

[2] Fonte: Istat. Dato riferito al 2016

[3] Fonte: Eurostat, 2017. L’indicatore contabilizza il numero di giovani tra i 18 e i 24 anni in possesso della sola licenza media e che non hanno concluso corsi di formazione riconosciuti di almeno 2 anni

[4] Fonte: ISTAT, 2014. La percentuale di bambini tra i 0 e i 2 anni che non usufruiscono dei servizi per l’infanzia, nidi e servizi integrativi, comunali o strutture private convenzionate o sovvenzionate dal settore pubblico, mentre sono esclusi dalla rilevazione gli utenti del privato tout-court

[5] Fonte: Miur, 2016

[6] Fonte: Miur, 2016

[7] Fonte: ISTAT, 2016. Bambini di 6-17 anni che non hanno svolto attività negli ultimi 12 mesi

[8] Fonte: OCSE, PISA, 2015

[9] Elaborazione Università di Roma Tor Vergata per Save the Children – Fonte OCSE, PISA, 2015

[10] Ibidem

[11] Ibidem

[12] Agasisti,T. et al., Academic resilience: What schools and countries do to help disadvantaged students succed in PISA, OCSE, 2017

[13] Dati OCSE PISA: Elaborazione Università di Roma Tor Vergata per Save the Children

[14] Elaborazione Università di Roma Tor Vergata per Save the Children – Fonte OCSE PISA e ISTAT

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