Scandalo affidi, «Speriamo che non passi nel dimenticatoio, controlliamo anche altre realtà»

Dopo l’intervento del professor Luigi Cavanna, altre due testimonianze sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto la provincia reggiana

Il sentito intervento del professor Luigi Cavanna, oncologo e primario di Oncologia dell’ospedale di Piacenza, in merito allo “scandalo affidi” su cui la magistratura sta facendo luce a Bibbiano di Reggio Emilia, ha stimolato altri due lettori a discuterne. Riceviamo e pubblichiamo altre due testimonianze su questo delicato caso di cronaca che coinvolge la vicina provincia reggiana.

«Scrivo – interviene così Alessandro Ubiali - a proposito dell'accorato intervento da parte del professor Luigi Cavanna. Parto dalle sue giuste conclusioni ed arrivo subito a tre veloci considerazioni. Cavanna scrive: “la violenza è sempre grave, deve essere sempre ripudiata e combattuta, ma quando una violenza di questo tipo viene esercitata da professionisti su persone indifese, e fragili come i bambini, la violenza deve diventare insopportabile per tutte le donne e gli uomini, altrimenti sarà la barbarie”.

Prima considerazione. Nonostante i tentativi di alcuni volti a minimizzare la portata tremenda dell'accaduto, ascrivendola ad iniziative sbagliate di pochi individui mossi da interessi personali, purtroppo la realtà delle cose è un'altra. Queste profonde ingiustizie umane e sociali venivano perpetrate da una vera e propria rete sistemica che partiva da politici compiacenti, e attraverso professionisti disonesti e - non ho paura a scriverlo - diabolici arrivava a coppie affidatarie animate dal solo interesse economico. Queste coppie a volte erano palesemente più problematiche degli stessi genitori naturali (è il caso di due donne cui ora è stata interdetta la vicinanza al minore, vittima di continui maltrattamenti).

Secondo. Quando politica, sanità, giustizia e informazione sono tutti più o meno dello stesso "colore", è più facile che queste porcherie restino nascoste per molto tempo: ora che il vaso di Pandora è scoperchiato, sarebbe opportuno controllare di più e meglio il passato ed il presente di molte reti analoghe, in diverse province e regioni. C'è chi parla di punta dell'iceberg, e non stento a credere che purtroppo sia proprio così. Speriamo che tutto questo non passi nel dimenticatoio.

E questo porta all'ultima considerazione, per la quale mi riallaccio alle considerazioni di Cavanna: parliamone. Facciamoci sentire, dibattiamo pubblicamente su queste storture di un sistema nato per il bene dei bambini e in questo caso (speriamo, ripeto speriamo, isolato) degenerato in organizzazione a delinquere che ha rovinato le vite dei bambini coinvolti e dei loro genitori.

Sul come, sul perché e sulla reale entità dei reati ovviamente saranno i processi a decidere: noi, da cittadini e da padri e madri, interroghiamoci ed agiamo affinché non succeda mai più. Non può essere che i quotidiani locali e nazionali releghino questi fatti gravissimi e senza precedenti se non nei peggiori regimi totalitari ad un trafiletto a pagina 20».

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«Trovo sconvolgente – aggiunge anche Serena Trubini - che la violenza ai soggetti fragili sia perpetrata da chi dovrebbe averne cura. Questi "professionisti" e tutti i personaggi che hanno favorito questi atti assurdi, senza senso, che hanno segnato la vita di famiglie e di ognuno di questi bambini (per sempre) hanno agito indisturbati. Ma ora che si è fatta un po' di luce, nonostante l'orrore, non dobbiamo fare finta di nulla. Dobbiamo proteggere i nostri bambini, parlandone, confrontandoci e impedendo che succeda ancora. Minimizzare e pensare che sia lontano da noi non serve a nulla».

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