Scontro tra sindacati, Cgil, Cisl e Uil: «Manovre demagogiche»

Lo stato d’agitazione degli agenti della Polizia Locale proclamato da Sulpl e Csa non vede la condivisione dei confederali: «Ci vuole responsabilità, ecco come stanno andando le trattative con l’Amministrazione»

Al termine di una lunga giornata di trattative, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl ritengono di chiarire alcuni aspetti relativi alle dichiarazioni rilasciate dai sindacati della polizia locale Sulpl e Csa del Comune di Piacenza. «Ancora una volta, ma non ci stupisce, il tentativo da parte dei sindacati confederali di tenere unito il fronte sindacale – spiegano Melissa Toscani (Fp Cgil), Rosella Piatti (Cisl Fp) e Gianmaria Pighi (Uil Fpl) - accettando di condividere un percorso anche con chi ha interesse solo per una piccola parte di lavoratori, è stato svilito da chi invece aveva come unico interesse quello di proclamare a prescindere uno stato di agitazione».

«Noi pensiamo – proseguono i tre confederali - che le armi sindacali, che da sempre sono state utilizzate per sostenere vertenze a favore dei lavoratori, siano una cosa seria e vadano usate responsabilmente, quando non si riesce a raggiungere un accordo con la controparte. Nel caso specifico, dopo un lungo e difficile percorso di trattative, l'Amministrazione ha accettato di riconoscere nella misura stabilita le indennità dovute a tutti i lavoratori che da contrattazione ne sono interessati (polizia locale, assistenti sociali, manutentori e lavoratori che vengano individuati, per la specificità della loro professione, come rientranti nelle casistiche previste dal nuovo Ccnl per le cosiddette "indennità di condizioni lavoro") seppure con una decorrenza diversa da quella inizialmente prevista, ma con un saldo alla pari sul biennio e con la prosecuzione, inutile dirlo, negli anni successivi.

La discussione sull'interpretazione di un parere dell'Agenzia negoziale per la pubblica amministrazione, che pure nel merito ha la sua consistente valenza politica, diventa in questo caso specifico un pretesto, dal momento che il risultato (ossia il riconoscimento delle indennità) viene comunque raggiunto. L'Amministrazione ha anche condiviso con le organizzazioni sindacali nuovi criteri per l'accesso alle cosiddette "progressioni economiche" (ossia quelli che una volta erano gli scatti di carriera e che da diversi anni sono attribuite secondo un procedimento selettivo) con l'intento di rendere più equo ed oggettivo tutto il processo.

Terzo e non ultimo elemento, è stata condivisa con l'Amministrazione una calendarizzazione nelle prime settimane dell'anno di un apposito tavolo per la definizione di elementi non economici, ma di primaria importanza per i lavoratori e che riguardano quel "benessere organizzativo" che è viatico per una migliore resa dei servizi ai cittadini e che comprende sia le politiche degli orari di lavoro, sia la definizione/sistemazione delle sedi dei diversi servizi. Questi elementi devono però essere portati a conoscenza di tutti i lavoratori, e non solo di quelli della polizia locale, e dal momento che l'assemblea odierna ha subito dei ritardi non previsti a causa del protrarsi, appunto, delle trattative con l'amministrazione, non è stato possibile avere il tempo per illustrare a fondo tutti questi aspetti, in modo che i lavoratori ne avessero sufficiente conoscenza per votare consapevolmente, né  avere una platea sufficientemente vasta perché fosse rappresentativa (poiché il protrarsi dell'orario ha determinato il doveroso ritorno alle attività di ciascun lavoratore). Questa è la nostra democrazia, di cui onestamente andiamo fieri.

L'assemblea è stata quindi aggiornata alla settimana prossima, e nella ripresa pomeridiana del tavolo con l'amministrazione la firma dell'accordo è stata ovviamente sospesa in attesa di questo passaggio. Rispediamo, poi, serenamente al mittente il tentativo di farci passare per coloro che non rispettano l'autorevolezza delle istituzioni, nel caso specifico del prefetto nel suo ruolo di conciliatore, e ricordiamo a Palumbo, che pure da dirigente sindacale dovrebbe saperlo, che una singola componente della Rsu (unico ruolo nel quale la stessa può sedere al tavolo sindacale, non essendo la sua sigla firmataria del Ccnl) non è titolata a indire uno stato di agitazione. Oltre al fatto che non è ammesso trattare su altri tavoli materie che si stanno trattando nelle sedi deputate.

Stupisce poi che il Csa, sigla invece firmataria del Ccnl Funzioni Locali, anziché impegnarsi per gestire al meglio le trattative in corso, e magari provare ad ottenere il massimo in corso d'opera invece di correre a una mediazione prima del tempo (e si sa che normalmente le mediazioni sono sempre un po' al ribasso), si sia prestato e si presti a sostenere queste manovre demagogiche. Stupisce anche come il Sulpl, che non ha sottoscritto il contratto (anzi, lo ha sempre svilito) ne rivendichi oggi l'applicazione (cosa che noi stiamo facendo da sempre per tutti i lavoratori convintamente, avendolo convintamente sottoscritto) e che una parte dello stesso sindacato avesse sposato nei giorni scorsi, addirittura proposto, proprio la soluzione che oggi ci è stata rivolta dall'amministrazione. Infine, poiché ci viene rivolta la gravissima accusa di favorire il caporalato, nel ricordare a Palumbo e Mattia Rizzi che il Sindacato Confederale Unitario ha pagato con il prezzo di vite umane la lotta a questo fenomeno, e che le parole vanno pesate con molta attenzione sempre, ma in particolar modo quando si rivolgono a chi ha dato la vita di propri militanti per contrastare reati di questa portata, ci riserviamo di valutare un'azione a tutela della nostra onorabilità».

           

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