Scorci di villeggiatura nella tradizionale vacanza artistica a Ferriere della pittrice Rosa Bornian

Da oltre 10 anni, da luglio a fine agosto, la pittrice si trasferisce da Piacenza al capoluogo dell’alta val Nure, parte del suo laboratorio dove realizza ed espone una bella serie di quadri

Da oltre 10 anni, da luglio a fine agosto, la pittrice Rosa Bornian trasferisce da Piacenza al capoluogo dell’alta val Nure, parte del suo laboratorio dove realizza ed espone una bella serie di quadri dallo stile impressionista figurativo: fiori paesaggi, nature morte, scorci di borghi antichi e vecchi casolari per i quali nutre evidente predilezione.

Laureata in Lettere moderne ed ex insegnante alle scuole superiori, la Bornian ha coltivato sin da bambina la passione per la pittura. Ha poi partecipato a numerose esposizioni di pittura sempre con risultati molto lusinghieri.

«La sensibilità lirica della Bornian – si legge in un profilo scritto dal compianto Enio Concarotti - funzionalizza non il gesto allisciato e morbido del pennello, ma quello più deciso e inciso della spatola che segna la tela di una specie di forte solco cromatico».

«Nelle sue affascinanti vedute – aggiunge Fabio Bianchi - ritorna il mito dell'impres­sionismo; quella chiarezza di toni e quello spazio immenso, l'en plein air insomma dove il tocco forte e deciso della spato­la, rafforza la costruzione prospettica dell'immagine e dilata il campo visivo». 

Alcuni quadri sono giunti negli Stati Uniti in  collezioni private, in particolare in Florida nella chiesa Armena di S. Petersburg nella  Contea di Pinellas. 

Due di questi dipinti – portati a termine qualche anno fa nell’atmosfera del buen  retiro ferrierese – sono stati ispirati da un'esperienza di volontariato compiuta in Armenia, nazione nella quale è nato il marito Garo Takhta Bornian; impressioni e ricordi di quel soggiorno: in partico­lare le antiche chiese cristiane. Il primo raffigura la santa venerata in Armenia “Hripsimè” che rifiutando il re armeno veniva punita con la morte. Con il suo sacrificio diede una decisa spinta alla diffusione del cristianesimo in Armenia che nel 301 d.C. diventava il primo stato cristiano del mondo. Il secondo rappresenta il vescovo Gregorio, il santo che ha convertito l'Armenia.

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