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«Ingiusto lasciare i propri cani per essere aiutati dai servizi sociali»

La lettera di una cittadina: «Basita dal fatto che per offrire un tetto ai senza fissa dimora occorra separarli dai propri animali»

Il sindaco Katia Tarasconi annuncia, il giorno di Pasqua, su “Libertà”, la volontà di emanare un’ordinanza di sgombero di via Nino Bixio, area nota da anni per le condizioni di degrado, rifugio di senzatetto.

«Ho appreso dalla stampa dell’ordinanza di sgombero dell’area di via Nino Bixio e della conseguente assenza di prospettive per le persone senza casa che attualmente vi dimorano insieme ai loro cani. Non è stata infatti identificata alcuna soluzione residenziale che non implichi la separazione tra persone umane e animali d’affezione. Sinceramente sono rimasta basita. Siamo nel 2023 e trovo molto grave che una persona per poter avere un letto su cui coricarsi e un tetto sopra la testa debba lasciare il proprio cane. Non mi dilungo sul rapporto che viene a crearsi nel binomio umano-cane, su quanto tale legame generi benessere per entrambi e sulle conseguenze che la rottura può provocare. Sono tutte conoscenze diffuse, certamente note ai decisori pubblici. Voglio però soffermarmi su un altro aspetto: quanto tale assenza, tale mancanza di soluzioni, sia straniante quando la consideriamo nel più ampio scenario delle politiche di welfare da un lato e delle politiche di tutela degli animali dall’altro. Rispetto alle prime mi pare che l’orientamento generale sia considerare il beneficiario dei servizi come una persona, non il mero destinatario di una serie di prestazioni. La presa in carico, almeno in linea teorica, stando a documenti programmatici, piani di zona, è rivolta alla persona come unità bio-psico-sociale, portatrice di bisogni complessi, materiali e immateriali. Anche bisogni relazionali e tra questi credo si possano annoverare tutti i legami significativi compreso il legame con i propri cani.

Rispetto alle seconde trovo essenziale rammentare come la tutela dei diritti degli animali abbia trovato rilievo costituzionale con la recente riforma dell’articolo 9 che recita “La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Ma non solo: il nostro ordinamento sanziona sia con dispositivi amministrativi che penali l’abbandono degli animali d’affezione presupponendo che tale pratica sia dannosa per il benessere psicofisico dell’animale. Onde evitare l’abbandono le istituzioni agiscono non solo per via repressiva ma anche preventiva mediante campagne di sensibilizzazione orientate a dissuadere sia l’abbandono in sé che l’acquisizione di animali di cui non si è certi di poter continuare ad accudire.

Chiaramente nessuno sta istigando questi signori ad abbandonare illegalmente i propri cani ma trovo abbastanza evidente come la loro probabile destinazione sia il canile. Questo da un lato avrebbe certamente conseguenze sia sul benessere dell’uomo che del cane, conseguenze che potrebbero essere significative, dall’altro aumenterebbe inutilmente il numero dei cani presenti in canile in palese contrasto con una politica pubblicata orientata alla permanenza del cane all’interno del nucleo familiare. Davvero non è possibile trovare una soluzione coerente con il complessivo quadro delle politiche pubbliche e con una generalmente condivisa etica dei rapporti uomo-animale? Ritengo che con la volontà ed un minimo di impegno una soluzione, anche pensata e costruita ad hoc possa essere trovata».

Danila Lizzori

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