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«Un traguardo, il mettersi in gioco, realizzare un sogno»: il diploma a 30, 50 o 70 anni

La scelta di tornare tra i banchi nelle testimonianze di alcuni studenti-lavoratori del corso serale del liceo artistico, tra sacrifici, passione e "ansia" per l’esame di maturità

Sopra la classe del secondo biennio del corso serale, sotto da sinistra Maria Caravani, Lucia Carini e Davide Malvermi, diplomati del 2020

L’incubo di «farsi fregare dall’emozione e di fare scena muta» all’esame di maturità non conosce età: ma neppure la voglia di imparare, l’orgoglio di raggiungere un traguardo mancato nell’adolescenza o di realizzare un sogno rimasto nel cassetto. In quello di Maria Caravani, ragioniera piacentina in pensione dal 2011, c’è rimasto per più di mezzo secolo. «Per me è stata un’esperienza eccezionale, ho studiato materie che non avevo mai fatto prima e mantenuto la mente aperta». A 70 anni si è tolta la soddisfazione di diplomarsi al liceo artistico (indirizzo figurativo), così come Lucia Carini, 58 anni, impiegata in una compagnia di assicurazioni: «Il giorno stesso in cui ho saputo di questa possibilità mi sono presentata a lezione e non ho più smesso. Ora mi sono iscritta, insieme ad un’ex compagna, alla facoltà di Lettere e filosofia dell’università di Milano». Sono alcune delle alunne della prima classe di diplomati del “nuovo” corso serale dell’istituto Tramello-Cassinari, percorso riattivato quattro anni fa dopo un lungo periodo di stand-by. Una ventina i “ragazzi” dai 20 ai 70 anni che nel 2020 hanno affrontato la commissione d’esame, misurandosi anche con la didattica a distanza, signora Maria inclusa. Tra loro anche Davide Malvermi, operaio di 30 anni. «Nel 2006 avevo lasciato la scuola per l’esigenza di andare a lavorare, quando è stato reintrodotto il serale ho deciso di proseguire quello che avevo interrotto. Portare avanti tutti i giorni lavoro e studio non è facile, ma mi sono messo in gioco e ce l’ho fatta». In Dad - o in aula per le ore di laboratorio, come consentito dalla normativa - i liceali sono tuttora impegnati dal lunedì al venerdì, dalle 17.40 alle 23, come spiega il professore Dario Baia, referente del progetto e coordinatore della classe quinta. Un percorso dalla durata di tre anni (suddivisi tra primo, secondo biennio e classe quinta), «che comporta anche grandi sacrifici» per questi particolari studenti, disposti ad aprire i libri o gli albo da disegno, anche dopo un’intera giornata passata in ufficio. «Avevo frequentato un solo anno di Magistrali prima di iniziare a lavorare – racconta Silvia Franco, impiegata di 37 anni – volevo ottenere il diploma per potermi iscrivere successivamente al Conservatorio e ho scelto un indirizzo di studi che mi piacesse davvero, è fondamentale per motivarsi quando dopo otto ore di lavoro te ne aspettano altre cinque di frequenza scolastica, con verifiche, interrogazioni e consegne da rispettare». Anche in questa classe, così come in tutte le quinte dei colleghi più giovani – aleggia la classica “ansia” per l’esame di maturità. «Siamo tutti preoccupatissimi - aggiunge Silvia - ho paura di non ricordarmi le cose o di fare scena muta, sono quelle sensazioni e quei timori che si hanno sempre, anche quando si è studiato tanto, ma cercherò di fare del mio meglio e spero vada bene». 

Da sinistra Silvia Franco, Laura  Trespidi e il professor Dario Baia-2

Un obiettivo che non prende a cuor leggero nemmeno chi, oltre a un diploma, vanta anche una laurea in lingue straniere, come la 49enne Laura Trespidi, impiegata in un ufficio commerciale: «La maturità la vivo malissimo» spiega ridendo. «È come se fosse il primo esame che faccio nella vita, uno potrebbe dire “cosa t’importa, non ti cambia nulla”, ma da parte mia c’è il massimo impegno. Avevo sempre studiato per dovere e mai per piacere, ricordo il giorno dell’iscrizione come tra i più belli della mia vita, per me questo è un sogno che finalmente si realizza. Anche in famiglia hanno capito e ho avuto da parte loro tanta collaborazione». La gioia di potersi dedicare a una grande passione la accomuna a Marisa Maggi, 57 anni, 3 figli e un'occupazione in banca. «Frequentare il liceo artistico era un sogno che avevo fin da bambina, ma al tempo non era ancora presente in città, sarei dovuta andare a Parma e la strada poi mi ha condotto in un’altra direzione. Non mi sono pentita, ho avuto tante soddisfazioni, ma il desiderio mi è rimasto dentro, questa opportunità è come se mi fosse piovuta dal cielo. Studiare apre la mente, ci offre nuove conoscenze, per i giovani poi che non hanno concluso gli studi è importantissimo avere la possibilità di recuperare, anche per trovare lavoro». Quest'anno il Ministero non ha concesso l'avvio del primo biennio, ma per il prossimo sono già state raccolte una quindicina d'iscrizioni per i due corsi attivi (secondo biennio e futura classe quinta) spiega il professor Baia. Nel presente ci si concentra sulla maturità di giugno. «Certo che sono agitata - conclude Marisa - ma la prendo come la realizzazione di un ultimo desiderio, comunque vada sarà lo stesso un traguardo».

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