Mercoledì, 19 Maggio 2021
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Servizi sociali: 6mila le telefonate agli anziani durante l'emergenza

Il report dell’assessore al welfare Federica Sgorbati: «440 gli anziani che abbiamo monitorato in questa fase, 90 le famiglie con figli che ci hanno chiesto aiuto». Quasi 22mila i buoni spesa del Governo, andati a 1900 famiglie

Servizi Sociali del Comune di Piacenza, dalla fine di febbraio a oggi il carico di lavoro è stato notevole. Non solo quantità, ma anche una rivisitazione un rimodellamento delle attività, perché nella fase più acuta del contagio da Covid-19, occorreva diminuire i contatti. L’assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati in commissione n.3 welfare ha illustrato quanto è stato svolto nella fase emergenziale.

«Sono stati 440 gli anziani monitorati dal Comune di Piacenza, più di 6mila le telefonate effettuate, in poco più di due mesi. Il Comune ha in carico anche la supervisione di 300 famiglie con minori. Da remoto abbiamo portato avanti l’assistenza domiciliare. Novanta famiglie Federica Sgorbati-7hanno fatto domanda per avere un sostegno economico diretto. In alcuni casi indiretto, ovvero la borsa viveri». «Molte di queste famiglie – ha spiegato Sgorbati - hanno i figli esentati dalle rette delle mense. Hanno avuto la necessità di chiedere un aiuto per sostenere il carico alimentare maggiore, avendo i figli sempre a casa». Il Centro per le famiglie è stato chiuso immediatamente, da marzo attivati i servizi a distanza.

«L’Emporio solidale vive al 99% del volontariato, soprattutto di Auser. In questa fase si è reso necessario un cambio di volontari, vista l’età. Tanti giovani avevano tempo libero, con la scuola e il lavoro bloccati, così si sono impegnati». Sono stati 2700 i pasti a domicilio erogati in questa fase.

Sgorbati sottolinea la decisione di aver chiuso immediatamente i centri per disabili, «quando ancora si sosteneva che era solo un’influenza più pesante». «Due centri socio riabilitativi diurni dal 30 marzo sono stati riaperti, rimodellati, per le situazioni maggiormente fragili».

«Quando si diceva “state a casa” – ha osservato l’assessore - c’erano anche persone che la casa non l’avevano. Su richiesta del Comune è stato chiesto al rifugio Segadelli di tenere aperte le porte per 24 ore (solitamente gli ospiti ogni mattina devono abbandonare la struttura) e la Caritas ha messo a disposizione una borsa alimentare per loro».

I buoni spesa finanziati dal Governo sono stati 21954 nel capoluogo per 1900 famiglie piacentine. «Erano buoni da 25 euro ciascuno, spendibili nei negozi convenzionati della città. Abbiamo consegnato da un minimo di 150 euro a un massimo di 500 euro in base alle condizioni della famiglia e alla quantità di persone».

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