Mercoledì, 23 Giugno 2021
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«In nessun centro sportivo si sono verificati focolai, il settore va aiutato»

Le parole di Antonio Garofalo, uno dei promotori dell'iniziativa "Illuminiamo lo sport", in programma venerdì 18 dicembre per riportare l'attenzione sulla sorte di palestre, piscine e centri sportivi

«Illuminiamo lo sport accendendo la luce di palestre, piscine e centri sportivi». Questo il gesto simbolico e pacifico organizzato per venerdì 18 dicembre - dalle 18 alle 19 - da parte del comparto sportivo, per riportare l'attenzione su un settore che, dopo le numerose e varie limitazioni, si ritrova completamente abbandonato dall'ultimo Dpcm.

Porte chiuse almeno fino al 15 gennaio, per uno degli stop più lunghi di tutti i Paesi europei, con la mancanza di informazioni sul futuro: così, dopo le manifestazioni delle scorse settimane in centro città, una nuova iniziativa a livello nazionale aperta a tutte le realtà sportive.

«Onestamente, entro la data del 18 dicembre, vorremmo poter avere qualche notizia in più sul nostro futuro da parte dei ministri Spadafora e Speranza. Diversamente, saremo costretti ad indicare in modo autonomo una data di riapertura, per scongiurare il concreto rischio di dover chiudere per sempre» spiega Antonio Garofalo, uno dei promotori dell'iniziativa. «Questa manifestazione vuole riportare l'attenzione sul nostro settore, di cui prima si è parlato tanto e che invece, da un certo punto in avanti, è stato completamente dimenticato. Da qui il gesto simbolico di riaccendere la luce: sono migliaia le persone che gravitano attorno al nostro comparto e le nostre strutture vivono prevalentemente nel periodo settembre-marzo. Sarebbe fondamentale riaprire per quei pochi mesi necessari a fidelizzare le persone e permetterci di guadagnare qualcosa. Invece di continuare ad erogare bonus improbabili, lo Stato potrebbe prendersi in carico l'erogazione di tutti quegli abbonamenti pagati anticipatamente da parte dei clienti, che molto difficilmente saremo in grado di rimborsare».

Una riapertura che, accanto ad un lato lavorativo ed economico, tiene conto di numerose altre motivazioni: «Il nostro non è un mondo da sottovalutare. Forse per il Governo non produciamo ricchezza, ma contribuiamo al benessere psicofisico delle persone. Chi fa questo mestiere lo fa per passione: per alcuni possiamo essere una necessità, per altri una valvola di sfogo. Ci hanno dato degli "untori" ma in nessun centro sportivo sono mai stati riscontrati focolai o casi di contagio: da sempre vige il rispetto delle regole, insieme alla pulizia di attrezzi e strumentazioni. Siamo dei professionisti e tuteliamo la salute della gente. Dobbiamo essere aiutati perchè siamo promotori dello sport, e lo sport è vita».

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