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Venerdì, 30 Settembre 2022
Mestieri / Ferriere

A 21 anni apre un alimentari: «Qualche sacrificio, ma se fai bene la gente te ne rende merito»

L'eredità della storica bottega di pasta fresca di Ferriere gestita per oltre 40 anni da Carla Toscani, prosegue con Silvia Pareti: «Senti la soddisfazione di fare una cosa “come hai deciso tu” e la vita che apprezzo è in questa comunità»

Nel periodo probabilmente più difficile per il commercio e le botteghe di vicinato - tra crisi economica e caro bollette - c'è anche chi prova a guardare con un pizzico di fiducia al presente e al futuro. Silvia Pareti, a 21 anni, ha deciso, la scorsa primavera, di aprire un’attività di alimentari e pasta fresca a Ferriere.

La giovane, fino alla quarta elementare, ha vissuto in pianta stabile a Ferriere. Poi, quando il fratello maggiore ha iniziato le scuole superiori, si è trasferita in città. Un destino comune a molte famiglie di montagna, che resistono a quelle altitudini fino a quando i figli non devono perdere quattro ore al giorno sui bus per raggiungere e tornare da Piacenza. Silvia, durante il liceo (Colombini, scienze umane), d’estate lavorava in un negozio di alimentari, a ridosso del ponte sul torrente Grondana, gestito dalla signora Carla Toscani. Da stagionale, al termine delle superiori, è poi passata a lavorare per un paio d’anni in un supermercato del paese, quello gestito dalla famiglia Ferrari. In seguito è venuta a sapere che la signora Carla stava decidendo di appendere, dopo 43 anni di “carriera”, mestolo e mattarello al chiodo e chiudere la serranda: Ferriere avrebbe così perso una bottega storica. «Ho riflettuto sul mio futuro - spiega la ragazza - mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di mio, come aprire un negozio da queste parti». E il 10 aprile di quest’anno è riuscita nel suo intento.  

Nessun dubbio sulla decisione? «Oh no, durante i corsi e la preparazione dell’attività ne ho avuti mille, ci vuole grande impegno solo per aprirlo, il negozio. Però non vedevo l’ora di incominciare il lavoro pratico». Silvia si è trovata davanti una sfida: riuscire a coniugare la tradizione della precedente titolare con la voglia di aggiungere qualcosa di suo. Così ha fatto un mix. Dalla “Carletta” ha ripreso torta di ricotta, biscotti, tortelli, crostate, marmellate, amaretti, torta di mele. I fornitori rimangono i medesimi di sempre. Così come offre ancora sughi di carne e di funghi, insalata di riso, crespelle e diversi primi. Per la torta di patate, invece, ha guardato alla ricetta che aveva in casa. «L’ho ripresa da mia nonna, faccio il soffritto con il lardo pesto». «Di mio - aggiunge - vendo anche le tagliatelle, i biscotti alle nocciole: questi ultimi vanno molto perché sono senza latte e senza lievito, per gli intolleranti. Insomma, cerco di fare un po’ di cose nuove, come verdure, grigliate, crocchette di patate, patate lesse».

Ad aiutarla c’è mamma Claudia, che lavora in città ma nel weekend e nei pomeriggi liberi è pronta a sostenerla. «Ha preso le ferie ad agosto e mi ha dato una mano, mi sostiene», precisa la giovane, che sente dietro anche l’affetto del paese materno, Canadello. D’altronde in questo mese la popolazione dell’Alta Valnure si decuplica, qualche mano in più serve. «In estate il lavoro è intenso, tutti i giorni bisogna preparare un po’ di tutto. Al di fuori di questo periodo “caldo” per il turismo, ci si organizza bene e si prepara una sola cosa alla volta». L’eredità raccolta da chi c’era prima pesa? «Qualcuno non sapeva ancora della novità di quest’anno, del mio ingresso. Un signore ha spalancato la porta e ha intimato: “Dov’è la Carla?”. Capita». Cosa ti dicono i clienti? «Molti mi hanno manifestato ammirazione per la scelta di aprire un negozio, così giovane. Qualcuno mi guarda un po’ stranito, diffidente proprio per la mia età».

Aprire un negozio di vicinato, con produzioni proprie. Forse un mestiere che ha perso appeal tra i giovani, in questi ultimi anni. «Beh, è un bell’impegno - prova a dare una risposta Silvia -, forse è per quello. Bisogna spesso rinunciare al tempo libero tradizionale, a partire dalla domenica. Lavoro durante le vigilie, nelle festività, tutte le domeniche. Il commercio per questo allontana un po’». Però c’è anche l’altro lato della medaglia. «Senti la soddisfazione di fare una cosa “come hai deciso tu”. E se la fai bene, la gente te ne rende merito. Inoltre il contatto con la gente mi piace: certo, serve una discreta dose di pazienza in certi casi, ma lo apprezzo».

Silvia, quindi, è felice della sua scelta. «Alla fine ho scoperto che non avrei potuto fare un altro lavoro diverso da questo, in un ufficio sarei impazzita, idem a Piacenza. La città non mi piace per niente, gli amici sono qui, i parenti pure e la vita che apprezzo è in questa comunità». Mentre la titolare vince la sua timidezza raccontando di sé, entra un uomo per chiedere “un chilo di anolini”. «Sono gratificata da questo mestiere - chiosa - e posso vivere qui. Se sopravvivo al mio primo mese d'agosto di lavoro posso dire di farcela».

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