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Le parole del mister

«Questo è stato lo scudetto della gioia. Emozionante tornare, da qui è partito tutto»

Simone Inzaghi è il primo allenatore piacentino a conquistare lo scudetto. Al Gotico la consegna di un premio da parte del Comune. Il tecnico ha sfogliato l’album dei ricordi: dagli esordi di San Nicolò con il fratello Pippo alle estati a Ferriere passando per il Piace di Materazzi

«Una mattinata intensa, piacevole, emozionante per me, qui dove tutto è partito». Piacenza ha omaggiato Simone Inzaghi, il primo tecnico di casa nostra a conquistare lo scudetto, grazie ad una incredibile stagione alla guida dell’Inter. Il sindaco Katia Tarasconi gli ha conferito un premio perché, oltre a vincere, è un esempio di fair play e di uno stile “mai urlato”, mai fuori dalle righe. A Palazzo Gotico è stata organizzata una cerimonia e in tanti lo hanno voluto celebrare. I tifosi dell’Inter, venuti anche da fuori provincia. I piacentini, gli amici d’infanzia, gli ex compagni delle giovanili biancorosse e tante autorità. Cori a tinte nerazzurre, ovazioni, sciarpe e bandiere e molti bambini desiderosi di una foto e di un autografo con l’allenatore della “seconda stella”.

«Per me è motivo di grande orgoglio - ha detto Inzaghi al Gotico, accompagnato da papà Giancarlo e mamma Marina - essere qui. Voglio ringraziare il sindaco e tutta Piacenza. È un premio sentito che ricevo dove sono nato e cresciuto. Tanti ricordi mi vengono in mente venendo a Piacenza: stamattina ho visto amici d’infanzia». «Il mio pensiero ora va a tutta la famiglia Inter: il premio personale va condiviso, con i giocatori, la società, il presidente, e ai tifosi che sono un valore aggiunto per noi. Quello che ci hanno tributato durante l'ultima partita, ad esempio, è incredibile. Questo è stato lo “scudetto della gioia”, vedere milioni di tifosi felici mi ha reso orgoglioso».

Intervistato da Giorgio Lambri e Paolo Gentilotti, Inzaghi ha sfogliato l’album dei ricordi. Dal primo giorno di scuola elementare a San Nicolò, al rapporto con Ferriere, dove la famiglia trascorreva le estati. «Ho un grande legame con il territorio piacentino. A Ferriere siamo sempre andati, tuttora mio padre Giancarlo va spesso, ci piace sempre passeggiare nei boschi e andare a funghi. Quando siamo diventati grandi durante per tutto il mese di agosto facevamo avanti e indietro tra Ferriere e Piacenza per andare agli allenamenti, il tragitto era lungo ma ci piaceva alla sera stare con i nonni e con gli amici di Ferriere».

Poi la magia del torneo giovanile “Beghi”, perché «attendevamo la finale, che si giocava allo stadio della Galleana, era una cosa bellissima». Passando in rassegna le figure chiave della giovinezza calcistica, Simone ha sottolineato che «tutti quanti gli allenatori e dirigenti incontrati mi hanno dato tantissimo». Su tutti ha citato il mister Beppe Materazzi, l’allenatore della salvezza 1998-1999, anno dell’esplosione di Inzaghino, il bomber cresciuto all’ombra del fratello Pippo. «Fu importantissimo per me, se devo citare uno cito lui, perché ha creduto in me dopo tre anni di serie C. Feci un esordio fortunato con lui, segnando alla prima partita con la Lazio. Poi la fortuna nel calcio ci può essere per un mese, non per vent'anni. Massimo Rastrelli e Giovanni Stroppa furono importanti in quella stagione».

E il Piace di oggi? «Lo seguo sempre, purtroppo non siamo saliti all’ultima giornata, però la società vuole tornare nei professionisti». Alla Lazio da giocatore aveva vinto uno scudetto, prima di questo da allenatore: «abbiamo vinto tanto con Sven Goran Eriksson, un maestro per educazione e preparazione tecnico-tattica. Probabilmente potevamo vincere di più». Rimane l’orgoglio di essere l’allenatore biancoceleste con più presenze e che ha portato Coppa Italia e Supercoppa a Roma. Il momento più alto della carriera? «Sicuramente giocare in Nazionale con mio fratello. Due ragazzi di San Nicolò che giocano insieme con la maglia azzurra». 

Non è un mistero il grande legame degli Inzaghi. Pippo e Simone si vogliono molto bene e si sostengono a vicenda. «I nostri genitori ci hanno trasmesso valori e insegnamenti fondamenti, ci sono serviti tantissimo. Ora cerco di trasmetterli ai miei tre figli che hanno età diverse».

L'INTERVISTA VIDEO A SIMONE INZAGHI

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