Terzo settore: «Forte preoccupazione per il futuro delle strutture per anziani, disabili e minori»

Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl: «Le istituzioni rivedano il sistema socio-sanitario educativo insieme alle parti sociali»

Le sigle sindacali

«Alla luce dei costanti monitoraggi che stiamo facendo con le aziende pubbliche e privati enti gestori dei servizi alla persona ci dichiariamo preoccupati per il quadro economico che sta emergendo in conseguenza ai mancati introiti delle rette e le ingenti spese non preventivate avute nei mesi scorsi, (Dpi, turn over). Bisogna intervenire ed evitare che il covid abbia gravi ricadute sulle lavoratrici e i lavoratori di un segmento fondamentale per la nostra società quello delle persone fragili». Inizia così la nota a firma dei responsabili del terzo settore di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl di Piacenza, in cui denunciano le criticità sul territorio per quanto riguarda Rsa (anziani) Csrd (disabili) e strutture e sostegno riservato ai minori in difficoltà. 

«1. Anziani: Abbiamo appreso in questi giorni che i contratti a termine nelle Rsa (sia pubbliche che private accreditate) non potranno essere rinnovati in conseguenza al minor numero di anziani presenti nelle strutture. Ricordiamo che non possono avvenire ancora i nuovi ingressi. Abbiamo immediatamente proposto alle aziende, che hanno facoltà di rinnovare o meno i contratti a termine, degli accordi sindacali per richiamare quanto prima le persone inserendo una sorta di "diritto di precedenza" e stiamo chiedendo laddove sia possibile le stabilizzazioni per chi ne ha i requisiti. Al momento però se non si riavvia la possibilità dei nuovi ingressi, in tante strutture per anziani vi saranno presto problematiche complesse da gestire che ci preoccupano non poco. Diverse realtà di gestori private con posti accreditati hanno già iniziato con il taglio delle ore erogate, ovviamente nei termini leciti e legittimi previsti dai parametri regionali della L514 ma quanto potrà continuare questo precario equilibrio? Servirebbe il via libera dalla regione ai nuovi ingressi e la possibilità almeno per le aziende pubbliche di poter gestire nuovi servizi sul territorio in base alle nuove esigenze; si tenga conto che oltre alle tante vittime causate dalla pandemia, esistono i decessi che sarebbero avvenuti comunque per cui prima di tornare a regime nelle rsa passeranno mesi, se non anni. 

2. Disabili: I Csrd (centri socio riabilitativi diurni) gestiti delle coop sociali con committenze pubbliche come comuni e usl, che avrebbero potuto già partire, non stanno partendo. Quali sono le cause di questi continui ritardi. Sappiamo che molti sarebbero nelle condizioni di poter partire ma manca qualcosa ma cosa? 

3. Minori: I servizi del sostegno scolastico in base al decreto di aprile, si sono rimodulati poco e non per tutti e vediamo all'orizzonte problematiche complesse di ripartenza per centri estivi e centri educativi e aggregativi. Ci stiamo muovendo unitariamente da tempo e abbiamo chiesto ai comuni capi distretto di essere sentiti come soggetto a piano titolo di diritto nella contrattazione, abbiamo anche inviato una bozza di proposta di protocollo di condivisione delle responsabilità che parta dal nostro territorio e possa diventare un modello per altri territori in regione ma siamo già fuori tempo massimo e non abbiamo visto ancora la vera volontà politica di metterci tutti insieme intorno ad un tavolo per la tutela di lavoratori, utenti, famiglie e cittadini».

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«Nel frattempo molte persone in questo momento con ammortizzatore sociale, non hanno ancora ricevuto nulla da Inps, e molti di coloro che avevano chiesto anticipo del Fis alle banche hanno trovato difficoltà tecniche e burocratiche. Fino a che punto la nostra comunità potrà reggere un impatto negativo di questo tipo? Quali saranno le reali conseguenze?», continua. «Le svariate figure professionali impegnate nei servizi alla persona, non si sono mai sottratte dalle loro competenze e dai loro doveri, naturalmente chiedono di essere tutelati non solo dal punto di vista della sicurezza ma anche nei loro diritti contrattuali economici e normativi. Se la politica locale e regionale non segna una nuova strada di insieme per il socio sanitario educativo subito, con il contributo delle organizzazioni sindacali, per rivedere il sistema intero, dando urgenti risposte praticabili soprattutto sulle residenze per anziani ma anche su tutti i servizi educativi dal mondo dei minori, passando per quello dei disabili e arrivando a quello degli adulti fragili, allora si rischierebbe di trovarsi da gestire una problematica con ricaduta contemporanea su lavoratori, cittadini, famiglie, servizi, utenze deboli. Si faccia presto noi come FpCgil, Cislfp e Uilfpl ci siamo».

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