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Sindacati edicolanti: «Comune insensibile, noi immeritevoli dei ristori Tari»

Sinagi e Fenagi: «Il settore è in forte difficoltà già prima della pandemia e non aver concesso il ristoro Tari nazionale è indice di insensibilità verso una categoria rimasta aperta per fornire un indispensabile servizio alla cittadinanza»

Foto di repertorio

Si dicono «perplessi e amareggiati» i sindacati degli edicolanti Sinagi e Fenagi, dopo «aver appreso che l’Amministrazione Comunale non ha ritenuto la categoria meritevole di usufruire dei ristori Tari messi a disposizione dal Governo centrale». «Il settore è in forte difficoltà già prima della pandemia e non aver concesso il ristoro Tari nazionale è indice di insensibilità verso una categoria rimasta aperta per fornire un indispensabile servizio alla cittadinanza» - si legge in una nota.

«Le nostre attività hanno subito restrizioni con le città deserte. Basta verificare i resi giornalieri del periodo per rendersi conto dalla disastrosa situazione trascorsa», proseguono spiegando che «nel decreto Legge 73 del 2021 si parla di misure urgenti connesse all'emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali, categorie economiche interessate dalle chiusure obbligatorie o dalle restrizioni nell'esercizio delle rispettive attività».

Secondo il sindacato la mancata concessione della riduzione della Tari agli edicolanti, da parte del Comune di Piacenza, è «un unicum almeno in tutta l’area Padana, nonostante sia stato istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un fondo con una dotazione di 600 milioni di euro per l'anno 2021, finalizzato agli sgravi sulla tassa dei rifiuti». I rappresentanti provinciali di Sinagi e Fenagi ringraziano «Forza Italia e il suo consigliere Mauro Saccardi per il tentativo, se pur non riuscito, d’ inserire anche la nostra categoria tra i beneficiari dello “sconto” Tari: ha dimostrato sensibilità e una profonda conoscenza della realtà territoriale».

«Ora però salviamo le edicole »

I sindacalisti intervengono poi in merito «all’impegno preso dell’associazione Anci, in cui i sindaci invitano i cittadini a recarsi alle edicole». Secondo loro si tratta di un «lodevole spot a cui devono seguire i fatti» e precisano: «Le edicole sono in grave sofferenza finanziaria dovuta al calo dei lettori, alle nuove tecnologie e alla concorrenza trasversale come centri commerciali, bar, supermarket. A sostegno di questo difficile momento, che vede ridursi di giorno in giorno il numero di dei chioschi, la regione Emilia-Romagna è stata una delle poche che ha stanziato un fondo una tantum a favore dei rivenditori di giornali. Ancora di più hanno fatto i sindaci delle città emiliano romagnole: chi riducendo del 50% il canone di occupazione suolo pubblico, chi addirittura azzerandolo, questo per contrastare l’emorragia delle chiusure».

Anche a Piacenza, dove «il comune di Piacenza viceversa, sollecitato dalle associazioni dei rivenditori, ha deciso di tenere invariato il canone di occupazione con l’aggravamento di costi aggiuntivi come i depositi cauzionali», Sinagi e Fenagi chiedono «aiuti concreti come hanno fatto gli altri Comuni». «Le belle parole – concludono nella nota - non bastano più se si vuole veramente aiutare le edicole a non cessare l’attività dopo una pandemia che le ha viste in prima linea, sempre aperte con i rischi connessi e con un calo di fatturato su base nazionale del 30%».

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