Smart working, in Emilia-Romagna in trecentomila hanno lavorato da casa

Audizione dell'assessore Vincenzo Colla e di Cgil e Uil, ma anche della Consigliera di Parità Sonia Alvisi: "Molte donne si sono sentite a casa come in prigione"

Smart working e occupazione femminile sono stati i temi al centro della commissione Parità (presieduta da Federico Amico) in congiunta con la commissione Politiche economiche (presieduta da Manuela Rontini). "Il lavoro delle donne in quest'epoca dopo l'emergenza ci sta preoccupando molto" ha introdotto la seduta Amico, "e il rischio è che si facciano passi indietro e si torni a una dimensione di donna casalinga e non più lavoratrice".

È intervenuta anche la Consigliera di ParitàSonia Alvisi, che si occupa di discriminazioni nell'ambito lavorativo. La consigliera, oltre a presentare la brochure realizzata con l'ispettorato del lavoro su regole e diritti dei genitori lavoratori dopo l'emergenza Covid, ha parlato del tema delle dimissioni femminili dal lavoro (trend in crescita del 4 per cento in Emilia-Romagna) e dello smart working. "Uno strumento che nella pandemia si è rivelato essenziale e che presenta vantaggi anche ora, pure per le aziende visto che i costi sono diminuiti e la produttività, soprattutto femminile, è stata mantenuta. Tuttavia - ha aggiunto - è necessario che venga regolamentato per rispettare il diritto alla disconnessione. Molte donne mi hanno segnalato di essersi sentite a casa come in prigione, senza mai smettere di lavorare". La Consigliera ha aggiunto inoltre che ancora "i carichi familiari e la cura di bambini e anziani sono troppo spesso relegati al ruolo della donna e la responsabilità non è solo delle aziende ma di tutto il paese. Ci vuole un cambiamento culturale che parta dai servizi".

L'assessore regionale al Lavoro Vincenzo Colla ha sottolineato come "nei mesi del Covid abbiamo messo in cassa integrazione un milione di persone, non ci sono precedenti nella storia. Più cassa integrazione che in tutto il 2019". Per quanto riguarda il lavoro femminile "ci sono due fattori che incidono: precarietà e retribuzioni. E anche a parità di precarietà con gli uomini, le donne guadagnano meno. In questo scenario non può esserci più lo scambio tradizionale lavoro-famiglia, ma va costruita una nuova idea, anche sul ruolo della maternità. Metteremo questa discussione anche dentro al patto del lavoro". Per quanto riguarda lo smart working: in Italia ci sono stati 2 milioni di persone che hanno lavorato in smart working, in passato erano 200mila. In Emilia-Romagna i lavoratori in smart working sono stati più di 300mila, mentre in passato erano 20mila. Di questi 300mila, molte erano donne".

Quello che è certo è che "l'incidenza maggiore di questa pandemia l'hanno subita le donne - ha spiegato Fiorella Prodi della Cgil - che sono state messe di fronte a una scelta: se lavorare o fare figli. Difficoltà organizzative, elevati costi dei servizi per l'infanzia o anche mancanza di servizi hanno di sicuro complicato le cose. Serve anche una normativa che renda uguali i congedi, con l'obbligatorietà dei congedi per i padri, così poi forse la differenza salariale non diventa così elevata". Per Giuseppina Morolli della Uil  "sarà molto difficile, oggi per le donne, rientrare nel mercato del lavoro. Sappiamo che siamo una regione dove  l'occupazione femminile è alta, però dobbiamo chiederci che tipo di occupazione vogliamo".

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Roberta Mori del Partito democratico ha evidenziato come "la qualità del lavoro della Consigliera di Parità e della nostra Regione ha ottenuto soddisfazione perché si è svolto in collaborazione con le direzioni del lavoro e i sindacati: non è banale perché non succede così in molte parti d'Italia". Per Valentina Castaldini (Forza Italia) "l'importante è che ripartano i servizi per l'infanzia, perché se uno degli ostacoli dell'emancipazione femminile è affidare i propri figli ai servizi ma i servizi non ripartono allora c'è qualcosa che non torna".

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