Martedì, 23 Luglio 2024
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Società Dante Alighieri, una serata tutta dedicata ai grandi "minori" del Medioevo

Alla Famiglia Piasinteina e tenuta dal professore Giuseppe Dossena

La fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 dC) e le migrazioni di popoli stranieri, nonché le invasioni barbariche, comportarono il progressivo decadimento della lingua latina “parlata” (peraltro già variamente differente nei vari territori conquistati da Roma, stante la grande vastità ex imperiale). Negli ultimi decenni del Cinquecento ebbe crescente diffusione una pluralità di lingue locali, ed il vecchio latino rimaneva in vita solo come lingua letteraria, giuridica ed ecclesiastica. Con Dante sappiamo che fu proprio il volgare illustre toscano ad essere considerato quale miglior lingua volgare letteraria comune per tutti, nel contempo vicina anche al parlato più di quanto non fosse stato il latino letterario da parte dei popoli locali della vastissima area geo-territoriale ex-imperiale romana. E tra l’altro proprio dalla lingua di Dante sarebbe derivata quella che è stata poi la nostra lingua nazionale. In tale contesto Duecento-Trecentesco nascono espressioni di elevata qualità artistico-letteraria: e ciò non solo a livello poetico coi pilastri Dante,Petrarca, Boccaccio, ma anche con una pluralità di poeti cosiddetti minori, le cui figure sono state al centro di una brillante conferenza organizzata dalla Società Dante Alighieri, presso la Famiglia Piasinteina, svolta dal professore Giuseppe Dossena.

«L'età Medievale in effetti - ha detto Dossena - è la sintesi tra Classicismo, Cristianesimo e Germanesimo, base per il successivo storico-artistico italiano. I primi castelli e in particolare le abbazie furono centri di ampia cultura e di profondi studi. Attraverso i loro ambienti andò formandosi una letterarietà che con i secoli XII-XIII portò a quel sentir cortese poeticamente rivolto alla figura femminile quale espressione di animo gentile e di raffinata delicatezza; cioè al culto della donna come ideale di bellezza e di cortesia, al contrario della villanìa. Il francese Andrea Cappellano (secolo XII), sulla scia del poeta latino Ovidio, addirittura compose un manuale dottrinario sull’amor cortese, il Liber de Amore, ispirandosi alla lirica dei Trovatori di Provenza e ai loro temi d’amore e di cavalleresca gentil cortesia, che furono poi l'essenza dapprima della raffinata Scuola Siciliana, e successivamente del Dolce Stil Novo.

Molti furono i minori di tali secoli, autori in genere di poesia amorosa: da Rinaldo d’Aquino, con il suo espressivo Lamento per la partenza del Crociato, ove si rivela il dolore della donna per la partenza del suo amato per le Crociate, e quanto poco interessasse a lei la ragion politica. Il caposcuola è considerato Giacomo da Lentini, notaro presso la Corte di Federico II, ideatore del sonetto, ed autore di molti componimenti d’amore modellati sulle raffinate tecniche formali della lirica provenzale. E poi Pier delle Vigne, letterato, giurista, politico, diplomatico, di elevata cultura, di stile elegante e solenne nelle proprie opere. Dal filone della Scuola Siciliana si passerà a quello toscano, con un Guittone d’Arezzo grande esponente della poesia amorosa con oltre 300 componimenti, e a Chiaro Davanzati autore di un ricco Canzoniere. Né si può non citare la Compiuta Donzella, pseudonimo di un’anonima poetessa del Duecento in volgare toscano, la quale nei suoi pochi ma molto apprezzati sonetti lamenta tristemente la propria infelicità rispetto alla gioia di tante damigelle nei cui cuori fiorisce l'amor cortese, al contrario di lei infaustamente destinata per volontà paterna, e non propria, ad un matrimonio obbligato. Molti altri furono gli esponenti degni di menzione in questa minore categoria letteraria, ma un’elencazione sarebbe cosa smisurata. Il relatore ha concluso col richiamo alla poesia religiosa di Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi (e di altri meno noti), nonché poi a quella comico-rustica che ha visto in Cecco Angiolieri (più rustico che comico) il più citato. Trai i gratificanti applausi del pubblico, quelli particolari di un gruppo di ex-studenti del relatore intervenuti all’appuntamento culturale della Dante.

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