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la cartolina del San Marco è di ORESTE GRANA

la cartolina del San Marco è di ORESTE GRANA

Sos per l’ex hotel San Marco, Pronti: «Qui un museo verdiano»

L’albergo cade a pezzi, la richiesta di Stefano Pronti all’Ausl: «Un "consorzio" di realtà che gestisca la struttura»

L’articolo che ha segnalato la presenza dell’ex hotel San Marco nella “Lista Rossa” di Italia Nostra dei 45 luoghi da salvare in quanto patrimonio storico e culturale italiano, ha avuto una serie articolata di commenti. Di alcuni daremo conto. Le manifestazioni di interesse dei lettori ci hanno portati a chiedere a Comune e Ausl, proprietari dell’edificio – rispettivamente - per un terzo e due terzi, l’accesso alla struttura con alcuni studiosi di memorie storiche piacentine, per documentare l’attuale stato di conservazione che potrebbe presentare criticità.  

Problematica è già la conservazione dell’affresco in facciata particolarmente annerito e con i colori quasi indistinti, descritto nel libro “Le immagini sacre sui muri della città” a cura di Adele Scarciglia e Carla Galeazzi”, anno 2004, nella “specchiatura delle dimensioni di una finestra con timpano triangolare, appoggiata sulla cornice marcapiano, è rappresentata la Madonna con Bambino”. L’albergo era rimasto tale fino agli anni Trenta, poi il Comune vi aveva trasferito i Bagni pubblici; negli anni del dopoguerra fino a inizi anni Settanta del secolo scorso, la struttura sanitaria per le vaccinazioni d’obbligo poiché era sede dell’Ufficio d’Igiene. In seguito, fino alle ultime decadi del secolo scorso, il Comando della Polizia Locale.Cartolina san Marco-2IMG_9857-2

Si legge né “L’Indicatore 1901-1902” dell’editore Giuseppe Ziliani, che sarebbe stato l’albergo a dare il nome alla via: “Via San Marco, stretta e silenziosa prende il nome dall’Albergo San Marco, di origine molto antica, e che esisteva già fino dal 1500 ma nelle condizioni pressappoco di uno stallaggio, poco bisogno essendovi allora di alberghi, stante i molti ospizi di pellegrini e le foresterie dei conventi e delle case dei privati. Sul principio del secolo, quando si adottò l’attuale nomenclatura delle strade, questa senza tanto almanaccare fu denominata dal vecchio albergo, allora già assai rinomato, che ivi esisteva”.

Dallo schedario Rapetti (Biblioteca comunale) si ha notizia che nell’Ottocento nell’albergo soggiornarono illustri personaggi del Risorgimento e nell’agosto-settembre 1883 durante le grandi manovre, le rappresentanze di nazioni europee.

Da anni un comitato composto da: Stefano Pareti, Giuliana Biagiotti, Francesco Bussi, Pietro Chiappelloni, Domenico Ferrari Cesena, Carlo Loranzi, Marcello Spigaroli e William Xerra, tenta di smuovere l’inerzia dei proprietari e riscattare dal degrado questo importante bene pubblico. Nel 2016, come abbiamo a suo tempo ampiamente riferito, era stata illustrata l'idea di destinare almeno il piano terra a Museo dedicato a Giuseppe Verdi (assiduo ospite dell’hotel), non tanto come musicista, ma per i tanti aspetti intrecciati alla sua vita piacentina.  Si era inoltre delineato l’interesse del regista Bellocchio per un Museo del Cinema, soluzioni che si possono proficuamente collegare; nessun segno favorevole era però stato espresso dai proprietari dell’immobile. Da parte nostra, mentre siamo nell’attesa di conoscere se Comune e Asl ci apriranno o no il portone per poi rendere consapevole la cittadinanza sullo stato dell’immobile, pubblichiamo un primo intervento che ci è pervenuto da una delle eminenze della cultura piacentina, il professor Stefano Pronti.san marco-3

«Piacenza deve molto a Giuseppe Verdi – spiega Pronti - non solo per l’aspetto civile e agricolo, ma per il fatto che a villa S. Agata sono state composte tutte le opere da Rigoletto in poi e a villa S. Agata sono stati ospitati librettisti, editori, direttori d’orchestra, cantanti in rapporto con Verdi. L’alloggio periodico presso l’albergo San Marco di Piacenza, era anche il modo per incontrare tutte quelle persone piacentine che gravitavano attorno al Maestro. Per questo e per altri motivi l’immobile di proprietà dell’Ausl dovrebbe essere devoluto al Stefano Pronti-6“Consorzio” Comune di Piacenza, Comune di Villanova, Provincia di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Banca di Piacenza, Camera di Commercio, Confindustria e altri soggetti ancora per inserire nell'immobile un Centro documentario di alto pregio con una o più collezioni piacentine di prima grandezza italiana presenti sul territorio. La gestione dell’esposizione (parte delle vetrine già sarebbero disponibili) dovrebbe essere affidata al “Consorzio”, che si avvarrebbe anche di apporti volontari reperiti nel ricco mondo dei filolirici e melomani, che a Piacenza non mancano. Se non si può, come non si è mai potuto per mancanza di mezzi finanziari e di buona esposizione sul mercato culturale, dedicare a Verdi un Festival teatrale verdiano guardando all’esempio parmense, si crei almeno un punto fermo museale a Piacenza su Verdi. Anche qui: Parma ha l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, niente da aggiungere; Piacenza potrebbe avere una magnifica rassegna permanente fatta non di bibliografia, ma di testimonianze d’epoca (spartiti e libretti originali delle prime, giornali dei giorni successivi, lettere autografe, testimonianze rare) dove se non nell'ex Albergo San Marco. Quale fortuna avere centinaia di pezzi che nemmeno Busseto si sogna? Bisogna essere seri: si deve creare un progetto forte, fattibile, originale, gestibile; tutto in omaggio a Verdi collegato non solo anagraficamente, ma quasi totalmente a Piacenza come sommo musicista, come cittadino e come agricoltore.

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