Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Stu 1 Piacenza Pensionati: «Cambiare passo nella sanità piacentina»

I pensionati piacentini non ci stanno ad aspettare quello che accadrà a settembre e vogliono che si adotti una visione proattiva, previdente ed efficace per affrontare una possibile ricaduta dell'epidemia

Luigi Baldini, Aldo Baldini e Pasquale Negro

«I pensionati piacentini non ci stanno ad aspettare quello che accadrà a settembre e vogliono che si adotti una visione proattiva, previdente ed efficace, per affrontare quella possibile ricaduta dell'epidemia, che nessuno si augura, ma che i medici più seri confermano essere possibile. Al centro le Case della Salute, i medici di medicina generale ma anche le stesse comunità e una decisa e coordinata assunzione di responsabilità di tutti i decisori pubblici». E' quanto si legge nel comunicato unitario a firma Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Stu 1 Piacenza Pensionati.

«È necessario - secondo Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Stu 1 Piacenza Pensionati - anche ottenere una ripresa delle contrattazione nei comuni per rafforzare il welfare nelle comunità locali, in particolare per quanto riguarda l'assistenza e la cura degli anziani: le risorse iniziano ad essere disponibili, occorre porre particolare attenzione a come vengono usati i soldi che arrivano dalla Regione Emilia Romagna».

In particolare si avanza la proposta di costituire un tavolo di lavoro socio sanitario in ambito provinciale, coordinato dalla Provincia di Piacenza, aperto alle amministrazioni comunali facenti capo ai distretti, alle autorità del territorio, alle rappresentanze degli ordini professionali dei medici e del personale socio-sanitario, alle associazioni e quegli enti che possono essere interessati ad affrontare eventuali situazioni di ritorno dell’epidemia virale.

«In tale sede occorrerebbe predisporre un piano condiviso di prevenzione e di allerta in caso di ricaduta epidemiologica. In prima linea dovranno essere le case della salute - coinvolgendo soprattutto i medici di famiglia - secondo protocolli sanitari emessi dalle autorità competenti, per prevedere un’adeguata assistenza sanitaria in tutte le Case della salute durante le ore diurne. In modo che mettano a disposizione personale medico-sanitario per la cura e l’assistenza al proprio domicilio di eventuali casi, si tratta infatti di potenziare l’assistenza al proprio domicilio a favore delle persone anziane. Ma anche la riapertura dei Centri diurni potrà comunque essere utile per aiutare anziani in situazione di necessità. Soprattutto devono essere riorganizzate, e messe in sicurezza, nel pieno rispetto di tutte le normative regionali in materia, le strutture nelle quali si sono presentati casi di Covid-19, cioè strutture per anziani non in condizione di autosufficienza (Cra) e case di riposo per anziani (Rsa). Vanno messe sotto osservazione anche a proposito delle rette che vi si pagano».

Si tratta, secondo i segretari dei pensionati confederali Luigino Baldini (Spi Cgil), Aldo Baldini (Fnp Cisl) e Pasquale Negro (Stu 1 Piacenza Pensionati Uil) di «cambiare passo, uscendo dalla logica dell'emergenza per costruire una sanità più forte e reattiva, per questo bisogna prevedere adeguati spazi per terapia intensiva o ricovero in quarantena: facendo leva su ex strutture ospedaliere - come a Borgonovo e a Cortemaggiore - o la collocazione in alberghi per chi deve trascorrere la quarantena, evitando decisamente situazioni precarie. Più posti letto ( accelerando anche per questo sull' iter dell' ospedale nuovo) e più risorse economiche ai pensionati per permettere loro di autotutelare maggiormente il diritto alla salute».

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Infine, per quanto riguarda la contrattazione con i comuni, i pensionati piacentini, chiedono, a partire dei comuni principali, di dare concretezza ad una serie di interventi a favore dell'infanzia, dei disabili, delle situazioni sociali di disagio o a rischio esclusione sociale, particolarmente se coinvolgono famiglie, in primis con interventi per il diritto alla casa.

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