Martedì, 16 Luglio 2024
Irrigazione

«Stabilire livelli minimi di qualità delle acque per uso agricolo»

L’interrogazione del consigliere Mastacchi (Rete Civica) chiede alla Giunta regionale se non ritenga opportuno attivarsi

«Stabilire livelli minimi di qualità delle acque per uso agricolo». A chiederlo, con un’interrogazione alla giunta regionale e alla presidente dell’Assemblea Legislativa, il consigliere Marco Mastacchi, capogruppo di Rete Civica – Progetto Emilia-Romagna.

Interrogazione in cui il consigliere «chiede alla Giunta se non ritenga opportuno attivarsi, coinvolgendo il Ministero competente, affinché vengano stabiliti, con delle norme, i livelli minimi di qualità delle acque utilizzate per irrigare frutteti, ortaggi, prati, mais, etc. alla luce anche delle crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell’Unione Europea (cambiamenti climatici, condizioni meteorologiche imprevedibili, contaminazione delle acque dolci, ecc.) e che determinano spesso un deterioramento della qualità delle acque».

«Chiede inoltre – prosegue Mastacchi - se non ritenga necessario realizzare campagne informative per i cittadini, promuovere una gestione attenta delle risorse idriche sotterranee e limitare o ridurre il loro utilizzo qualora siano presenti livelli eccessivi di pesticidi, di metalli pesanti, di microplastiche, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), i Policloro Bifenili, Ftalati etc. L'agricoltura delle grandi regioni del Nord Italia e della Pianura Padana è storicamente legata al fiume Po, ai grandi laghi e ai laghi alpini e la portata del fiume Po, negli ultimi anni, oltre a ridursi, ha visto aumentare il suo cuneo salino, risalito di diversi chilometri, con effetti negativi sulle falde e, dunque, per l'intero comparto agricolo. La risalita del cuneo salino, causato dall'erosione costiera, dalla siccità o da errate opere di drenaggio, entrando nell'entroterra mette a rischio migliaia di ettari e di aziende agricole che operano sul territorio verso la costa (soprattutto sul delta del Po). Va considerato che il fenomeno della siccità, oltre all'aspetto quantitativo legato all'approvvigionamento, comporta anche un decadimento della qualità della risorsa idrica, con gravi ripercussioni soprattutto sul settore agricolo».

«La progressiva intrusione di acqua marina a un elevato grado di salinità – continua il comunicato - determina una salinizzazione dei pozzi con cui vengono irrigate le colture, che risultano così irrimediabilmente danneggiate così come il terreno che viene salinizzato. Numerose sono le procedure di infrazione attive nei confronti dell'Italia in tema di collettamento, fognatura e depurazione, e finalmente, dal 26 giugno 2023 è attivo il Regolamento UE 2020/741 che stabilisce, per la prima volta, le prescrizioni minime per il riutilizzo delle acque affinate come risorsa alternativa per usi civili, industriali e agricoli irrigui in tutti gli stati membri della Comunità Europea. L’obiettivo principale del regolamento è offrire parametri comuni tra gli Stati membri per garantire la sicurezza del riutilizzo delle acque attraverso un monitoraggio delle fasi di depurazione e un’analisi del rischio che tuteli la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente. Le acque in uscita da impianti di depurazione sono solo una minima quantità rispetto alle centinaia di milioni di metri cubi di acque che provengono invece dai nostri fiumi (ad es. dal Po) e dalle falde, che vengono usate quotidianamente per uso irriguo e sulle quali non esiste alcuna normativa a livello nazionale che definisca i parametri minimi di qualità che devono possedere».

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