Stress termici nella bovina da latte: prosegue l’attività di ricerca

Un convegno dedicato in Cattolica

I relatori

Un corretto management, l’attenzione agli indicatori e l’utilizzo di strumenti tecnici efficaci possono ridurre drasticamente lo stress (soprattutto quello da caldo) delle bovine da latte senza alterare le funzioni biologiche e quindi pregiudicare la produzione quantitativa, qualitativa del latte e la susseguente caseificazione. Non solo: si evita che insorgano patologie che possano compromettere la salute delle bovine, la fertilità e la qualità di vita dei vitelli. Se n’è trattato in Cattolica in un convegno dove sono stati resi noti i risultati della sperimentazione relativa ad un progetto di filiera (F 37) che ha coinvolto diversi ricercatori dell’Università,  in particolare per l’iniziativa di cui Lattegra (noto caseificio di Gragnanino di Gragnano Trebbiense) con annessa modernissima stalla ed impianto di biogas)) era capofila, una ricerca finalizzata a limitare gli effetti negativi causati da condizioni climatiche estreme che riducono le condizioni di benessere delle bovine. Si è infatti cercato di valutare l’efficacia del sistema di condizionamento ambientale della zona di riposo, utilizzabile sia nella stagione calda che in quella fredda.

Dopo il saluto di Luca Quintavalla, consulente di Lattegra, ha preso la parola Erminio Trevisi che ha ricordato come oggi le bovine producano latte tre volte in più rispetto a 60/70 anni fa. Gli stress modificano la termoregolazione. ««Oggi - ha specificato Trevisi - ci sono sensori in grado di misurare i cambi di comportamento e le variazioni fisiologiche, permettendo interventi tempestivi, ma è nella costruzione della stalla che si può prevenire gran parte dei disagi collegati agli stress, sia da caldo che da freddo (con temperature sempre meno rigide anche a causa dei cambiamenti climatici). Va ricordato che queste tensioni incidono sia sulla quantità, che sulla qualità del latte e quindi sulla caseificazione; aumenta il numero delle cellule somatiche e si riduce la fertilità, cresce la suscettibilità alle patologie e gli effetti negativi non si arrestano quando si abbassano le temperature, ma gli effetti negativi continuano.Bisogna quindi mantenere l’omeostasi, favorire la dissipazione del calore e ricordare che ci sono differenze di reazione nei singoli animali».

pubblicolatte3-2«Durante il caldo - ha chiarito - la vasocostrizione dei tessuti viscerali favorisce il danno degli epiteli assorbenti, varia il microbiota e quindi si indebolisce il sistema immunitario. Alcune delle strategie comportamentali adottate dalle bovine da latte per favorire l’eliminazione del calore in eccesso sono rappresentate da aumento della frequenza respiratoria, sudorazione, aumento dell’assunzione di acqua, riduzione del tempo speso in decubito e per l’attività motoria, così come la tendenza ad alimentarsi nelle ore notturne piuttosto che durante il giorno. Al fine di identificare le condizioni climatiche che possono determinare stress termico è stato adottato il THI (temperature-humidity index), un indicatore che incorpora la misurazione della temperatura così come dell’umidità ambientale». Di conseguenza, la sofferenza e la frustrazione derivate dall’impossibilità di controllare il proprio ambiente (non avere accesso all’acqua per alleviare la sensazione di caldo, non poter trovare ombra sufficiente) possono compromettere il benessere animale senza alterare le funzioni biologiche che noi siamo in grado di misurare. Oggi ci sono a disposizione anche sensori per gli atti respiratori e vanno messi in atto adeguamenti alimentari per contenere gli effetti negativi con giuste modalità di somministrazione. Anche lo stress da caldo negli animali in asciutta pregiudica la successiva produzione di latte. Quindi bisogna usare bene tutti i dispositivi già esistenti nella stalla che va collocata, se nuova, in una giusta posizione.

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Di questo aspetto ha trattato  Pierluigi Navarotto già docente presso l’Università di Milano che ha spiegato l’importanza della fase di progettazione della stalla, di un suo adeguato posizionamento e con tutti gli strumenti tecnologici atti a favorire il benessere animale. «I nebulizzatori - ha ricordato - vanno bene, ma non in climi umidi e la stalla deve essere aperta di lato. Per le nostre zone vanno bene le doccette ed i ventilatori per favorire l’evaporazione. L’acqua deve essere abbondante e di qualità, con più punti di abbeverata. Ci sono poi sistemi di raffrescamento che vengono collocati sotto la sabbia o acqua fresca che scorre nei materassini posti sotto le cuccette. In ogni caso quando si progetta bisogna pensare non solo al caldo, ma ad ottenere il miglior risultato gestionale». Infine Michele Premi ha spiegato che lo scopo del progetto era di mantenere gli animali in termo neutralità, climatizzando con acqua raffreddata in estate e riscaldata in inverno per gruppi omogenei. «Le vacche rinfrescate hanno prodotto latte in più ed i loro controllo ematici erano migliori. Per l’inverno, troppo mite, i dati non sono valutabili opportunamente. Gli elementi a favore di questo sistema sono maggior produzione e miglior condizione metabolica, ma l’insieme è da rivedere per rendere più efficaci le superfici di contatto e per i costi elevati. Le aziende con biogas sono favorite per l’inverno».

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