Studentesse della Cattolica a Stoccolma per conoscere il sistema educativo svedese

Sono partite il 17 febbraio scorso e stanno visitando in questi giorni i servizi per l’infanzia della capitale svedese, accompagnate dalla professoressa Elisabetta Musi

Le studentesse

Sono partite il 17 febbraio scorso e stanno visitando in questi giorni i servizi per l’infanzia della capitale svedese 15 studentesse di Laurea Magistrale in Progettazione pedagogica nei servizi per l’infanzia della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza, accompagnate dalla professoressa Elisabetta Musi, docente di Pedagogia della prima infanzia e di Pedagogia dei servizi per l’infanzia in Italia e in Europa. 

Nidi, scuole per l’infanzia, centri per bambini e genitori hanno aperto le porte alle educatrici e future pedagogiste della Cattolica per presentare le proposte architettoniche e didattiche più innovative dell’Europa del nord. 

Tra queste la Passive School, una scuola completamente priva di sistemi di riscaldamento (e quindi di inquinamento) che offre una soluzione efficace all’emergenza climatica. 

In Svezia i bambini fin da piccoli vengono educati alla sostenibilità e al rispetto della natura: molta parte del tempo scolastico lo trascorrono negli spazi esterni, nei parchi pubblici attigui alle strutture o nella foresta, con cui confinano i servizi educativi. Ad esempio il servizio Lovis, che accoglie bambini da 1 a 5 anni, permette di fare ogni giorno una passeggiata nella foresta dove le educatrici hanno raccontato di aver visto volpi, scoiattoli e alci. 

Non è difficile inoltre vedere bambini che, pur sotto lo sguardo attento di educatori e insegnanti, si arrampicano sugli alberi fino a due metri da terra in assoluta autonomia e padronanza del proprio corpo. 

Essi sono ritenuti capaci di affrontare quotidianamente piccole sfide e difficoltà, come quelle che un ambiente naturale e un clima rigido presentano. «D’altra parte il Governo svedese ha sempre investito sui servizi per l’infanzia e le famiglie – ha spiegato un giovane genitore italiano che da anni vive a Stoccolma – per rendere maggiormente attraente un Paese penalizzato dal freddo e da giornate che per molta parte dell’anno tramontano attorno alle 16.30-17 del pomeriggio. In Svezia i genitori sono sostenuti nell’esperienza generativa fin da subito, potendo godere di 90 giorni di congedo obbligatori per ognuno, a cui se ne aggiungono altri 300 senza distinzioni da utilizzare entro i primi 4 anni di vita del bambino. Si tratta certamente di un grande incentivo alla maternità/paternità, in continuità con un sistema di servizi di ottimo livello a cui le famiglie sono chiamate a contribuire con rette mensili contenute (ad esempio una famiglia in una fascia di reddito medio-alta, versa al mese circa 100 euro)».

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Un viaggio di studio stimolante e arricchente utile alle studentesse per entrare in contatto con una realtà molto diversa da quella italiana.

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