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Sulpl: «Sulla strada la divisa è una. Stanchi di essere considerati di serie B»

Nella giornata del 14 ottobre il Sulpl nazionale ha partecipato alla manifestazione organizzata dal Sap (Sindacato Autonomo della Polizia di Stato) in Piazza del Popolo a Roma, un evento che ha visto per la prima volta tutte le forze di Polizia scendere in piazza

Nella giornata del 14 ottobre il Sulpl nazionale ha partecipato alla manifestazione organizzata dal Sap (Sindacato Autonomo della Polizia di Stato) in Piazza del Popolo a Roma, un evento che ha visto per la prima volta tutte le forze di Polizia scendere in piazza per una causa comune: denunciare le aggressioni alle divise e richiedete più tutele. «E’ stata un’occasione per spiegare ai cittadini che le divise, tutte (poiché non esistono distinzioni tra divise, il sangue versato sulle strade ha un unico colore), oggi più che mai stanno attraversando un momento di grande difficoltà: su di loro sono riversati tutti i fallimenti di una politica che a tutti i livelli e salvo poche eccezioni, non è in grado di garantire sicurezza ai cittadini e men che meno è capace di tutelare gli uomini e le donne che servono questo Stato, tutti i giorni, anche a costo della loro vita», si legge in una nota del Sulpl piacentino. 

«Non bisogna dimenticare il sacrificio di tanti nostri colleghi - prosegue - Nicolò Savarino (Polizia Locale di Milano) trascinato per metri da un rom, non ha ricevuto Giustizia nemmeno dopo morto, Francesco Bruner e Vincenzo Cinque ammazzati a Napoli, i “figli delle stelle” della Polizia di Stato di Trieste che hanno commosso tutta Italia, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, e il Carabiniere Mario Cerciello Rega barbaramente ucciso a Roma». Come ha sottolineato Miriam Palumbo: «essere stati in quella Piazza ieri è stato significativo ed emozionante, per rappresentare la Polizia Locale, il disagio delle divise e per far si che la morte di quei colleghi non sia stata vana»

121667540_3366800333427368_4069137262467021919_n-2«La Polizia Locale - prosegue la nota - vive in un limbo: per lo Stato siamo gli uomini e le donne in divisa senza volto. Siamo stanchi di questa politica dedita solo alle passerelle elettorali, che promette per poi far arenare sempre la nostra Legge di Riforma. Siamo inquadrati come impiegati comunali e in attesa di una Legge di Riforma dal 1986. Da anni la polizia locale è sul podio (terzo posto) delle aggressioni al fianco di carabinieri (primo posto ) e polizia (secondo posto). Guardiamo solo al primo semestre del 2020: nonostante il lockdown le aggressioni sono aumentate, eppure  - prosegue - abbiamo solo protetto i cittadini con la nostra costante presenza sul territorio e i controlli anti-Covid, nonostante l’assenza per mesi dei necessari DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). Siamo stati perfino destinatari di panni per la polvere per proteggerci. Ben 9 sono stati i nostri colleghi deceduti per Covid. Preoccupante anche la percentuale di aggressioni che vede protagonisti gli stranieri. Gli ingressi al pronto soccorso di una divisa sono troppi, mediamente 235 al mese, quindi 8 al giorno. Eppure in molti Comuni i colleghi sono disarmati, e anche senza spray, senza tonfa e guai a parlare di taser per la Polizia Locale, si scatenano tutti i buonisti e benpensanti.  Non abbiamo accesso allo SDI, ma abbiamo l’obbligo di implementarlo. Il massimo che possiamo fare, nel caso ci trovassimo di fronte un qualsiasi pluripregiudicato, è verificarne la sua residenza anagrafica! O attendere la disponibilità delle forze di polizia ad ordinamento Statale. Continuiamo a fare ordine pubblico al fianco delle forze di polizia ma il nostro servizio è sempre travestito da viabilità. La Polizia Locale di fatto è categoria disagiata, per questo chiediamo l’apertura verso le  categorie usuranti, studi scientifici infatti dimostrano che mediamente, rispetto ad un comune cittadino viviamo 8 anni in meno. Se lo Stato e gli Amministratori non ci permettono di lavorare in sicurezza dotandoci di tutti gli strumenti di autotutela necessari, negando la mancanza di sicurezza nelle nostre città e facendo credere ai cittadini che si tratti di percezione di insicurezza, finché non ci saranno pene severe e certezza della pena per i delinquenti, le divise continueranno ad essere destinate al massacro, le aggressioni continueranno ad aumentare in modo esponenziale; i violenti si sentiranno sempre più forti e impuniti e anche quell’odioso partito dell’antipolizia prenderà sempre più piede. Il tutto nell’indifferenza agghiacciante delle istituzioni, composte da burocrati trincerati nei palazzi del potere e dell’opinione pubblica. I cittadini dovrebbero prendere in seria considerazione quello che i rappresentanti delle forze di polizia hanno denunciato ieri in piazza poiché, dopo le divise, saranno loro i prossimi bersagli mobili, destinatari  di questa ondata di violenza gratuita e che il più delle volte resta impunita. A conclusione del discorso, Palumbo ha ricordato ai colleghi in piazza che sulla strada la divisa è una.

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