Torniamo negli uffici più che mai coscienti dei problemi e della necessità di rigenerazione

Sul quotidiano nazionale "Italia Oggi" l’intervento dell’architetto Carlo Ponzini sul bisogno dell’ufficio come qualità nella vita di tutti i giorni

Siamo ritornati negli uffici rispettando rigidi controlli di sicurezza, tra distanze, termoscanner, sanificazione e interventi sul riciclo dell’aria. Nel breve si tratterà di adattarsi ad una riduzione della densità e le varie aziende capiranno, sulla propria pelle, quali strategie seguire al di la dei vari proclami/indicazioni della politica e dei tecnici ad essa legati. Lavoro da casa? La fase 1 ci ha fatto valutare i pro e i contro del lavoro da casa; risultato: le persone vogliono tornare in ufficio.

Lo smart working è un concetto articolato da solo non basta, penso che, sul lungo periodo, possa far morire la crescita delle aziende, … vedremo sempre più persone che, anche chi lavora in smart ,cercherà uffici che lo rappresentino, magari uffici condivisi (co e pro-working). L’ufficio è rimasto centrale nelle strategie delle aziende e degli studi professionali. Ci siamo accorti che abbiamo bisogno di luoghi fisici dove incontrare collaboratori e clienti. Ci siamo accorti ancora di più che l’ufficio deve essere sartoriale, su misura e a propria immagine, anche per una semplice e concreta questione di marketing.

Chiarito questo punto ci siamo anche accorti come è importante la città e come abbiamo bisogno di qualità nella vita di tutti i giorni, abbiamo vissuto una vita meno frenetica, correndo meno, e abbiamo avuto modo di osservare ciò che nella corsa quotidiana ci sfuggiva. Prima lavoravamo e il 50% delle persone pensava alle vacanze (vacante è la posizione non stabile che ci dava prospettive e ci permetteva nonostante tutto di rimanere stabili). Oggi non abbiamo tale prospettiva, viviamo noi e la città, noi e la casa, ma non voglio fare l’analista/psicologo voglio parlare della qualità della città. Tutti abbiamo assaporato l’angolo di città in cui viviamo e tutti hanno convenuto che abbiamo bisogno di rigenerazione urbana, abbiamo bisogno di ricostruire le nostre periferie per renderle a misura d’uomo.  Questo è il grido che è echeggiato in tutte le città. Le città europee vanno in sella alle biciclette per contenere l'inquinamento una volta che i blocchi sono stati eliminati. Il governo francese prevede di spendere 20 milioni di euro per le nuove piste ciclabili e le riparazioni di biciclette per persone, il Belgio costruirà 40 km di piste ciclabili nel centro di Bruxelles, mentre Milano punta a trasformare 35 km di strade in spazi per passeggiare e andare in bicicletta durante l'estate. Quest'anno le emissioni globali di carbonio caleranno dell'8%, mentre uno studio ha scoperto che il miglioramento della qualità dell'aria derivante dai blocchi ha ridotto le morti per inquinamento in Europa di 11.000 unità.

Noi architetti condividiamo gran parte della colpa per lo stato dell'architettura, ma la colpa va condivisa, non eravamo soli… funzionari della città, dirigenti aziendali, sviluppatori urbani, reti finanziarie e molti altri facevano parte di questo processo di "mercificazione architettonica", creando attenzione per ottenere una progettazione del prodotto (l’oggetto di design) piuttosto che una buona progettazione ambientale sostenibile. Ci fa eco la vecchia favola dei "nuovi vestiti dell'imperatore". Nessuno vuole essere l'unico a dire che l'imperatore non ha vestiti, per paura di essere deriso. Solo il bambino piccolo ha il coraggio di farlo, facendo vergognare tutti gli adulti che lo circondano. Allo stesso modo, molti hanno sempre avuto paura di parlare apertamente - paura di essere visti come filistei architettonici, ignoranti del "buon design", ignoranti della "eccellenza professionale" o semplicemente al passo con ciò che percepiscono come voluto dalla maggioranza. Dobbiamo riappropriarci della dimensione umana ricercando l'essenza di una grande città vivente, contrastando la città disfunzionale.

Nel mio libro, “Progettazione Energetica” (edito da Maggioli) chiarisco che, se vogliamo una forma di architettura sostenibile, i nostri edifici dovranno lavorare molto più duramente per creare un ambiente conviviale e salubre per tutti gli esseri umani, non solo per placare gli intenditori dell'élite degli edifici-oggetto, ma per far si che si cerchino architetti attenti all’ambiente e all’uomo. Ciò significa, tra l'altro, che il problema della "miopia architettonica" è giunto il momento di prenderla sul serio, così come prendiamo sul serio la cecità notturna tra i conducenti. Abbiamo bisogno di lenti correttive.

Carlo Ponzini

Professore di Nanotecnologie e sistemi evoluti per l'architettura,

Corso di Laurea magistrale in Architettura e città sostenibili,

Università di Parma.

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