Attualità Calendasco

A Calendasco torna la transumanza delle vacche nel Po come nell’800

Tornano i bovini, oltre alle pecore, grazie alla secca estiva. Il pastore Giovanni e il cane Ringo guidano la mandria

Dalla sponda del Grande Fiume piacentino, precisamente dalla grande isola riemersa con la secca estiva sulla sponda lombarda davanti a Boscone Cusani di Calendasco, arrivano insoliti muggiti. Prontamente con una barca raggiungiamo questo curioso e numeroso gruppo di vacche. Alcune hanno i loro vitellini, sorvegliate da un possente toro che mostra due lunghissime corna rivolte al cielo.

Si stanno abbeverando sulla riva, guidate da un giovane pastore che ne guida la transumanza, ma su queste rive di Po è dall’Ottocento che non succede questo evento, che solitamente accade, ma sempre e solo con numerosi greggi di pecore.

A regolare i movimenti dei bovini c’è “Ringo”, un rude cane pastore, obbedientissimo: assistiamo stupefatti agli ordini impartiti dal pastore Giovanni, d’origine rumena. Il cane ad ogni comando esegue un movimento atto a spostare la mandria di vacche in modo uniforme, stupefacente.

Il pastore, affabile, ci informa che sta portando “in transumanza” questa mandria di oltre settanta vacche lungo il Po, cosa anche per lui insolita perché lui solitamente bazzica pascoli sono montani, ed il suo datore di lavoro possiede oltre mille capi bovini sulle alpi, una “specie di esperimento” lungo il fiume.

Ci racconta che la notte dorme, vive e mangia dentro al rustico capanno che si è fatto accanto alla sponda del fiume attorniato da uno spartano recinto di pali collegati ad un filo elettrificato da un generatore. Qui raduna la notte le vacche, ma assicura che non ha mai subito attacchi di lupi, volpi o altri animali selvatici e ci indica ancora una volta “Ringo”, come per dire che al bisogno il cane saprebbe come reagire.

Dopo essersi abbeverate nel Po, che ancora resta sotto alla soglia minima nonostante  i segnali di crescita delle acque, la mandria quietamente si sposta sotto la guida del cane sulla parte golenale ricoperta d’erba, vasta e imponente, con numerose dune di sabbia che spuntano qua e là.

Questo “piccolo mondo rivierasco” è quello che pochi secoli fa era naturale incontrare sulle due sponde del fiume, sulle lunghe piarde che accarezzano l’alveo, ed oggi questo incontro assume un valore che merita d’essere portato all’attenzione ed anzi meriterebbe probabilmente una gita scolastica, i ragazzi ne sarebbe entusiasti.

Infatti Giovanni ci assicura che ancora per quindici giorni resterà con la sua mandria in transumanza, lungo questa ansa del Grande Fiume, e mentre con la nostra piccola imbarcazione lasciamo la riva, lo salutiamo quasi come si saluta un “eroe inconsueto”,  mentre il mondo frenetico scorre a pochi chilometri da lui.

Umberto Battini

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