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Un momento della protesta

Un momento della protesta

«Trattati come un algoritmo, non come persone: mettere al centro l'uomo, non il profitto»

Anche a Castelsangiovanni, come in ogni altro magazzino Amazon, i lavoratori hanno scioperato nella giornata del 22 marzo: «Non è un paradiso ma un inferno». I sindacati: «Fattorini che ignorano il codice della strada per consegnare in tempo e non rischiare il licenziamento. Rigovernare l'e-commerce»

Al centro della protesta ci sono i ritmi dei fattorini della filiera Amazon «trattati come un algoritmo e non come persone» che, «in turni di almeno 9 ore e con una pausa pranzo di mezz’ora» consegnano «fino a 140 o 170 pacchi al giorno». Numeri che, per non esagerare, il segretario della Uil trasporti dell’Emilia Romagna Fabio Piccinini tende a «sottostimare ma potrebbero essere molti di più». Così succede che i drivers tendano a ignorare e a mettere in discussione il codice della strada per rispettare i ritmi dettati dal colosso dell’e-commerce, «per non avere sanzioni disciplinari o, addirittura, per non essere licenziati», aggiunge Valter Barbieri, responsabile nazionale della Uil trasporti, invitando Amazon a «prendersi le proprie responsabilità».

Mentre davanti al magazzino “MXP5” di Castelsangiovanni, dove «ogni anno si bruciano mille lavoratori che dopo 12 mesi finiscono nel cestino dei rifiuti» - dice il segretario regionale Ugl terziario Pino De Rosa -, decine di dipendenti con i rappresentanti delle sigle sindacali hanno scioperato per chiedere la verifica di contratti, carichi e ritmi di lavoro imposti nella filiera, sicurezza, bonus e premi e indennità covid, la multinazionale ha fornito la sua versione dei fatti con una lettera ai clienti. La sicurezza dei dipendenti prima di tutto, soprattutto durante la pandemia, per garantire quella di chi acquista e riceve le merci, è il messaggio in sintesi riportato nelle prime righe. «Mettiamo al primo posto i nostri dipendenti e quelli dei fornitori terzi - si legge nella lettera di Amazon - offrendo loro un ambiente di lavoro sicuro, moderno e inclusivo, con salari competitivi tra i più alti del settore, benefit e ottime opportunità di crescita professionale. Usiamo le più avanzate tecnologie e le mettiamo al servizio dei nostri lavoratori e fornitori per migliorare la sicurezza sul lavoro e semplificarlo». Ai clienti di Amazon nei giorni scorsi era arrivato il messaggio dei dipendenti oggi in sciopero per chiedere loro uno sciopero dagli acquisti: «Il cittadino e colui che acquista su Amazon deve capire che il lavoratore ha una conseguenza dalle sue azioni (gli acquisti, nda) e anche dalle azioni dell’azienda», ha detto Salvatore Buono della Cisl Piacenza, ricordando l’impegno e il lavoro dei fattorini «che in questo periodo hanno consegnato di tutto, anche medicinali».

«Mettere al centro l'uomo, non il profitto e rigovernare l'e-commerce con la partecipazione dei lavoratori»

«Cose non vere» dicono riferendosi al comunicato di Amazon, i sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che a Castelsangiovanni hanno dato appuntamento ai propri iscritti come in ogni altro sito logistico dell’imprenditore statunitense Bezos, tra bandiere e cori: “Il facchino paura non ne ha, il corriere paura non ne ha!”. E ancora: “Dignità, dignità!”, “il lavoro non si svende!”. «La gente viene assunta a tempo indeterminato soltanto dopo tanti mesi – dice Giuliano Zignani, segretario regionale Uil dell’Emilia Romagna -. Occorre che queste grandi multinazionali inizino a mettere al centro l’uomo e non il profitto come stanno facendo. Oggi rivendichiamo il diritto di vedere rispettati i contratti di lavoro, dei riposi indispensabili e di un salario degno di questo nome. Chiediamo certezza per i nostri lavoratori che vengono assunti per pochi mesi senza sapere se poi saranno riconfermati o meno». Gli fa eco Michele De Rose, segretario della Filt Cgil: «Dobbiamo dare un segnale a Bezos. La dignità del lavoro non si compra con i soldi. In questa fase della pandemia sono esplosi i ritmi di lavoro, l’e-commerce guadagna e il lavoratore deve avere giusti compensi e condizioni di lavoro». L’e-commerce che secondo il segretario regionale Ugl terziario Pino De Rosa va «regolamentato e rigovernato con la partecipazione dei lavoratori: incide sull’economia del Paese dove ci sono lavoratori, negozi, partite Iva che si lamentano e rischiano di avere gravissime ripercussioni».

«Non è un paradiso ma un inferno»

Tornando alla lettera di Amazon pubblicata sul sito e divulgata ai media, i dipendenti la commentano cosi: «Non sembra un paradiso ma un inferno». «Siamo trattati come un algoritmo e non come personeraccontano alcuni lavoratori -: ci costringono a correre per consegnare anche 200 pacchi al giorno e ciò ne va della nostra sicurezza e di quella degli altri utenti della strada. Non sono poche le pagine sui giornali che raccontano degli incidenti in cui rimangono coinvolti nostri colleghi, drivers di Amazon o di cooperative affiliate». «La cosa tragica – conclude Pino De Rosa della Ugl terziario – è che dal punto di vista normativo, per quel che sono le regole oggi del mercato del lavoro, Amazon non ne trasgredisce nessuna».

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