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«Il flusso dei pendolari non tornerà come prima, servono abbonamenti dei treni a consumo e infrasettimanali»

Tra proroga smart working e nuove abitudini ripartenza molto parziale dei pendolari piacentini secondo Mauro Braghieri, presidente dell’unione locale della categoria: «Pandemia destinata a lasciare un seguito»

(repertorio)

Una partenza molto parziale, con un flusso di viaggiatori quotidiani ancora distante da quello precedente alla pandemia, destinata a lasciare un seguito anche sulle dinamiche del domani: questo il quadro della situazione attuale dei pendolari piacentini illustrato da Mauro Braghieri, presidente dell’unione locale della categoria. Zona gialla, riaperture e prospettive di ritorno alla normalità per ora non avrebbero prodotto una diffusa ripresa della presenza in loco dei numerosi lavoratori di città e provincia impiegati nelle aziende del capoluogo lombardo o di altre zone limitrofe, come Parma o Bologna. «Si tratta di una fase interlocutoria» spiega Braghieri: «La gran parte dei pendolari resta in smart working, una modalità che con la proroga del Governo dovrebbe arrivare al prossimo 31 dicembre. Poi ci sono alcuni che fanno eccezione, spostandosi 1 o 2 volte alla settimana, ma per lo più utilizzano il mezzo privato, c’è ancora un po' di timore a fruire del treno». In attesa anche il ripristino di tutte le corse ferroviarie disponibili prima dell’emergenza sanitaria, anche se nei giorni scorsi due Frecciarossa per Roma hanno ricominciato a fare tappa a Piacenza: «Non è un treno di comune utilizzo, come invece  sono Intercity, Frecciabianca e Frecciargento con destinazione Milano -  la tratta più frequentata dai piacentini - treni a lunga percorrenza le cui corse restano ancora ridotte nella fascia tardo pomeridiana per la diminuzione del flusso dei passeggeri, che ne ha determinato la sospensione».

Per quanto riguarda la possibilità d’incappare in vagoni troppo gremiti di passeggeri – come segnalato nei giorni scorsi alla nostra redazione - nella maggior parte dei casi secondo Braghieri è un fenomeno che per ora ha più a che fare con la percezione: «Possono capitare situazioni di questo tipo nonostante la capienza sia al 50%, soprattutto sui convogli regionali che a differenza di quelli a lunga percorrenza non hanno i posti in cui non è vietato sedersi, ma spesso è sufficiente vederli tutti occupati per avere un’immediata sensazione di affollamento». Il calo del numero giornaliero di pendolari, nelle previsioni del presidente dei pendolari, potrebbe restare una costante: «Assisteremo ad un parziale ritorno all’utilizzo dei treni, ma questa situazione è durata più di un anno e lascerà un seguito, non credo che si ricomincerà a lavorare in presenza 5 giorni su 5, ovviamente per quanto riguarda le professioni che possono procedere in smart working e in cui operano la stragrande maggioranza dei nostri pendolari. Noi ci aspettiamo che venga ripristinata una qualità di viaggio e di servizio, ma deve essere ripensata anche la proposta commerciale, con abbonamenti a consumo e infrasettimanali». Una necessità già portata all’attenzione del Crufer – organismo di confronto tra i comitati emiliano-romagnoli dei pendolari e la Regione – in cui l’Unione pendolari piacentini è stata riammessa lo scorso aprile. «In quelle occasioni abbiamo fatto presente come il gestore del servizio delle ferrovie risulti estremamente “indietro” nel pensare al futuro e nel venire incontro a nuove modalità del servizio, considerato che un tempo, a differenza di adesso, un utente compiva 40 viaggi tra andata e ritorno ogni mese». Nell’ultimo periodo è stata introdotta anche una novità per i pendolari di Piacenza, «non ancora pienamente valorizzata», spiega Braghieri: «I possessori di abbonamento ferroviario muniti di tessera magnetica da marzo possono fruire 24 ore su 24 del deposito biciclette della stazione ferroviaria cittadina, prima gestito invece con accesso controllato». 

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