«Troppo tardi il 1 giugno per tornare a lavorare, stanno aumentando gli abusivi»

Delusione per parrucchieri e barbieri del nostro territorio. Emanuela Fiorani (Emotion Art): «Rimaniamo a casa se ci aiutano, altrimenti fateci tornare. Così aumentano gli abusivi». Angela Scaglia (Arte Stile): «Siamo pronti per lavorare in sicurezza come tutti gli altri»

«Avevamo il presentimento che la data della ripartenza fosse fissata al 25 maggio. Mai avremmo pensato al primo di giugno. Così saranno tre mesi di chiusura per le nostre attività, una cosa insopportabile per noi». Emanuela Fiorani, titolare di “Emotion Art” a Vigolzone, esprime il disagio comune di parrucchiere e barbieri della provincia piacentina. «Tanti negozi faranno molta fatica – precisa Fiorani – ad andare avanti. La cassa integrazione per i dipendenti non arriva, si teme la perdita del lavoro per tanti collaboratori, che potrebbero rimanere a casa nei prossimi mesi, per tenere in piedi le attività». Per la categoria, si può lavorare anche in questa fase Emanuela Fiorani-2contrassegnata da diverse misure cautelative per il contenimento del contagio. «Io ho sempre lavorato solo su appuntamento, se ci diamo un protocollo da seguire, anche impegnativo, non avrei difficoltà ad applicarlo nel mio negozio. Entra un cliente alla volta, faccio quello che devo fare e poi sanifico e disinfetto: non è un ostacolo. Se possono ripartire quasi tutte le altre attività il 18 maggio, compreso il calcio, perché non io? Se mi organizzo con i miei dipendenti e faccio entrare un cliente alla volta, sanificando al termine, perché non potrei lavorare?».

Secondo la vigolzonese la situazione attuale porterebbe all’aumento dell’attività degli abusivi. «Esistono sempre, ma in questo periodo hanno proliferato la loro attività. Temo, inoltre, che in tanti si siano affezionati agli abusivi che vengono a casa – eludendo i controlli - proprio in questa situazione, alle spalle degli onesti». Fiorani ce l’ha con il premier Giuseppe Conte, oggi in visita a Piacenza. «A casa ci sto anche fino al primo di giugno, però mi devono aiutare. Un lavoratore non può stare fermo tre mesi, ho preso solo 600 euro. E conosco almeno dieci colleghi che non ce l’hanno fatta a prendere quella somma, per una serie di paletti fissati. Comunque, 600 euro in tre mesi sono pochissimi, se uno pensa di dover far fronte all’affitto del negozio e alle bollette». C’è spazio ancora per una considerazione. «La situazione è brutta, si rivolta contro a chi ha rispettato le regole. Noi ci guardiamo intorno e vediamo tutte le attività progressivamente riaprire e noi e gli estetisti gli unici fermi. Non si lavorerà come prima, questo lo sappiamo, ma siamo pronti a darci da fare per rispettare le misure».

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«Dovremmo ripartire tutti: perché il museo sì e il mio negozio no?». Anche Angela Scaglia, titolare di “Arte Stile” a Podenzano, non ci sta. «Se mi aiutano sul serio, sto a casa volentieri. Ma non posso rimanere ferma tre mesi a casa senza sostegno, a parte i 600 euro, che non bastano. Non mi aspettavo di tornare a lavorare il 4 maggio, ma sul 18 ci contavo. Lo Stato così non ci aiuta». Ma si può davvero Angela Scaglia-2lavorare in sicurezza nel vostro mestiere? «Per me sì – risponde Scaglia - si entra uno alla volta, con guanti, mascherina, e noi parrucchiere dotate anche di una visiera. Durante il lavaggio della testa bisogna proteggersi bene, ma si può fare. Esiste lo stesso pericolo che sopporta un lavoratore di un supermercato dall’inizio di marzo. Ci possiamo organizzare, anche turnando i collaboratori, per non essere in molti in negozio». Scaglia è molto delusa dalla situazione. «Tutte le bollette sono puntualmente arrivate: luce, telefono, gas. Poi c’è l’affitto. Ho ottenuto i 600 euro e basta. Ma la cassa integrazione per i dipendenti non arriva, a quanto pare. Se ci tengono a casa, moriamo di fame». E gli abusivi? «Abito a Ferriere – risponde - sono rimasta qui e non mi sono mossa di casa. Non so se stanno aumentando la loro attività. Però sono molto delusa. Mi viene da dire che, quelli che erano veramente dei parrucchieri, con una famiglia da mantenere, “quasi quasi” fanno bene se non ce la fanno più ad andare avanti. Se uno si trova alle strette economicamente e non può più lavorare...Io pago le tasse, rispetto le regole e non mi sento per niente tutelata dalle decisioni dello Stato. In questo momento provo tanta rabbia».

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