«Un bagno di democrazia farebbe bene anche alla sanità piacentina»

Il comitato territoriale per la salute: «Le risorse necessarie per un nuovo ospedale sono compatibili con gli altri interventi di potenziamento richiesti dai sindaci?»

«Nel parere espresso dall’Ufficio di presidenza della CTSS (Conferenza Sanitaria) il 29 giugno scorso, i Sindaci hanno approvato all’unanimità la conferma dell’Ing. Luca Baldino a direttore dell’Ausl di Piacenza ma hanno chiesto contestualmente -  come evidente compensazione - l’impegno a “integrare” il “Piano di riorganizzazione e potenziamento del sistema sanitario provinciale”. Una sorta di diplomatico commissariamento per modificare - almeno formalmente -  gli obiettivi del suo mandato. In sostanza i Sindaci chiedono:

A) Un potenziamento della Medicina Territoriale mediante diversi interventi fra cui, in sintesi:

1) il miglioramento delle condizioni mediante le quali i Medici di Medicina Generale (in sostanza i medici di famiglia) sono tenuti ad fornire i servizi ai propri pazienti;

2) il potenziamento del personale, delle tecnologie diagnostiche e dei servizi erogati dalle “Case della Salute”;

3) l’introduzione della figura innovativa del cosiddetto “Infermiere di Comunità”; 

4) Il potenziamento delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (cioè le squadre di medici e infermieri che intervengono nel domicilio del paziente anziché ricoverarlo, sperimentate nell’emergenza COVID).

5) Attivazione di posti letto di cure intermedie a gestione infermieristica

B) Potenziamento della rete ospedaliera e incrementi mirati dei posti letto:

1) Potenziamento dell’Ospedale di Piacenza come Centro provinciale e potenzialmente come “hub” di area vasta regionale;

2) Ospedale di Fiorenzuola: forte investimento per la creazione dell’Ospedale Riabilitativo (Blocco B) che deve diventare punto di riferimento per tutta l’Emilia Ovest. Realizzazione delle sale operatorie già previste.

3) Ospedale di Castelsangiovanni: ripresa e potenziamento dell’attività chirurgica sospesa a causa Covid entro e non oltre la data del 31 agosto, con particolare riferimento alla colon proctologia; copertura del primariato di chirurgia; reintegrazione della guardia chirurgica H24; sviluppo dell’area internistica (anche attraverso la creazione di un primariato di cardiologia) e della riabilitazione ortopedica; rafforzamento dell’area della chirurgia ricostruttiva; sviluppo dell’attività diagnostica radiologica; rafforzamento dell’area di Terapia Intensiva e introduzione di 12 posti di letto di terapia sub intensiva nel reparto di cardiologia;

4) OsCo (Ospedale di Comunità) di Bobbio: deve ritornare ad essere sede di “Ospedale di Montagna” (dizione non prevista nella classificazione vigente) a presidio delle particolari fragilità dell’ambito montano.

C) Rete dell’emergenza urgenza: ripristino entro e non oltre il 31 agosto c.a. della piena operatività sulle 24 ore, dei Pronti Soccorsi di Castelsangiovanni e Fiorenzuola e dei Punti di primo intervento di Bobbio e di Farini. 

D) Nuovo Ospedale di Piacenza: sarà il primo ospedale nazionale progettato e costruito in era post-Covid, dotato degli spazi, delle tecnologie, della flessibilità e di modelli organizzativi e logistici innovativi così da potere fare fronte a future emergenze.

E) Università e Ricerca: creazione di un corso di laurea di medicina con sede a Piacenza che si affianchi a quelli già esistenti di infermieristica e fisioterapia e di un corso di laurea in Fisiatria a Fiorenzuola, quale naturale sviluppo formativo connesso alla futura sede dell’Unità Spinale.

F) Villaggio Paralimpico di Villanova: avvio e conclusione dei lavori di ristrutturazione e di creazione degli impianti sportivi; definizione delle forme di gestione. 

Il Coordinamento dei Comitati per la Salute e la Medicina Territoriale apprezza che dai Sindaci siano state finalmente riconosciute alcune delle criticità sollevate da più parti, ma non può esimersi dal rilevare la debolezza di questa cosiddetta “integrazione” del Piano proposta dalla Conferenza Sanitaria senza una esplicita sconfessione del Piano vigente che propone invece un depotenziamento della rete ospedaliera. Progetto da tempo segnalato con preoccupazione e che meriterebbe di essere ben più approfondito, con l’ausilio non solo di amministratori e operatori ma di tutti i soggetti attivi per garantire la salute e il benessere delle comunità locali. Ma che cosa dice il Piano di Organizzazione della Sanità Piacentina del 2017? In esso si legge con chiarezza che “gli ospedali troppo piccoli sono destinati a essere messi in discussione”; “la riorganizzazione della rete provinciale passa anche attraverso la riorganizzazione delle Case della Salute e i percorsi di cura avvengono, e avverranno sempre di più, al di fuori dell’ospedale. Questa riorganizzazione è necessaria per mantenere sostenibile (economicamente) l’attività dell’Azienda: ospedali non specializzati con piccoli volumi e piccoli bacini di utenza hanno un costo per caso trattato maggiore di quelli specializzati, a parità di posti letto. Il sistema ha bisogno di risorse per nuovi farmaci e dispositivi, nuove tecnologie e per potenziare il territorio: la riorganizzazione della rete ospedaliera consentirà anche di liberare risorse, da destinare, finalmente, ai nuovi bisogni dei nostri cittadini”.

Una visione apertamente aziendalistica in cui il servizio sanitario viene confinato esclusivamente a centro di costo, svuotandolo dei contenuti affidatogli dall’art 32 della Costituzione. Dunque la domanda che ci poniamo e che poniamo ai Sindaci, ai Sindacati, alle forze politiche e alla società civile è: dove trovare le risorse per costruire un ospedale nuovo e realizzare nel contempo tutti gli obiettivi previsti nel documento del 29 giugno? Siamo sicuri che tali obiettivi siano fra loro compatibili? Come si concilia la necessità di un rafforzamento della rete ospedaliera territoriale, la realizzazione delle Case della Salute ancora mancanti ma soprattutto l’effettiva attuazione delle finalità ad esse affidate dalla Legge Regionale, la  riorganizzazione e l’adeguamento delle funzioni dei Medici di Medicina Generale, l’attuazione di un sistema efficace per affrontare le emergenze sanitarie, con la realizzazione di un nuovo ospedale centralizzante, che assorbirà inevitabilmente enormi risorse di investimento che tutti sappiamo limitate? E’ davvero indispensabile - non semplicemente desiderabile -  una struttura nuova (quella attuale non ha nemmeno 30 anni!) a fronte delle necessità urgenti della rete dei servizi sanitari a tutela della salute e della prevenzione? Crediamo che sia giunto il momento per un confronto serio e franco. Il tema della salute è troppo importante per essere confinato nelle stanze dei managers o nel chiuso delle Conferenze Sanitarie. L’emergenza Covid ha svelato ciò che i Comitati hanno cercato per anni di far emergere, con enormi difficoltà e ostacoli. Ora è venuto il tempo dell’ascolto. Chiediamo che il concetto di medicina del territorio sia declinato con maggiore chiarezza e trasparenza, che siano definite a livello nazionale e regionale le risorse concretamente disponibili per un progetto di recupero degli investimenti perduti negli anni passati, che si interrompa quel processo surrettizio e vergognoso di progressivo depotenziamento del servizio pubblico a favore del privato, che le liste di attesa per visite ed esami specialistici nelle strutture pubbliche vengano abbattute, che si investa con decisione nell’attività di prevenzione delle malattie e del monitoraggio epidemiologico, che si investa in nuove formule di gestione degli anziani già da anni sperimentate in altri paesi europei, che l’assistenza ai malati terminali negli hospices non sia più delegata alla beneficienza ma sia pienamente integrata fra i servizi sanitari previsti, che le piante organiche del personale sanitario siano finalmente completate, ecc. Per approfondire tutto questo occorre che la Conferenza Sanitaria di apra ai cittadini, sia creando le condizioni per assistere in streaming alle sue sedute, sia organizzando pubblici incontri dedicati a spiegare gli obiettivi delle decisioni assunte ma soprattutto ad ascoltare i bisogni di soggetti che dovrebbero essere attivi nel delicato processo di cura. Svestiamoci finalmente degli abiti ideologici o delle impuntature del passato; un bagno di democrazia farebbe senz’altro bene, in questo caso, anche alla salute».

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Comitato territoriale per la salute e per una medicina territoriale – Piacenza   

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