Un libro racconta la storia degli edifici scolastici di Ferriere

Focus anche sulla nascita del sistema scolastico nazionale e locale. I primi edifici sorsero nel 1926 nel capoluogo, a Rocca e a Centenaro

Nel 1859, pochi mesi prima dell’unificazione dell’Italia, una legge del Regno di Sardegna al quale apparteneva il territorio di Ferriere, portava le “vaste terre di montagna” delle alte valli Nure e Aveto - dove risiedevano 6629 abitanti disseminati in quasi 50 nuclei antichissimi e in altrettante case sparse – le prime misure di contrasto dello Stato al diffuso analfabetismo (l’80% della popolazione non era in grado di scrivere il proprio nome).

Negli anni successivi all’unità d’Italia, lo Stato centrale si assumeva la responsabilità dell’Istruzione elementare affidando i costi di gestione, dai locali all’inchiostro, agli enti comunali. La legge Casati (13 novembre 1859), oltre a stabilire l’ordinamento scolastico elementare prevedendo classi distinte: inferiore nella borgata con almeno 50 bambini e superiore nei comuni con oltre 4000 abitanti, dava le prime direttive in materia di edilizia scolastica.

A Ferriere l’istruzione elementare dei primi due anni era garantita nei locali dell’Oratorio (usato anche per le riunioni comunali), fino a che nel 1860 il podestà Giuseppe Bocciarelli fece costruire alcune aule scolastiche e la stanza per l’abitazione del maestro.

Nonostante le difficili condizioni di vita, la popolazione complessiva di Ferriere continuava a crescere; nel 1871 contava 7411 abitanti, mentre le direttive della legge Casati trovavano difficoltà di applicazione stante l’assenza di adeguati contributi economici al Comune. Il nuovo secolo trovava la popolazione discesa a quota 7101 abitanti (che però, nel 1921 all’epoca della riforma scolastica Gentile, risaliva a 7659, numero mai più superato).

Il capoluogo e i popolosi centri abitati erano ancora sostanzialmente privi di edifici scolastici; si suppliva allestendo le aule in case private. Il 4 giugno 1911 era promulgata la legge decreto Daneo-Credaro che sanciva la scuola servizio pubblico d’interesse nazionale e prevedeva aiuti statali estesi alle spese per la costruzione di edifici e per l’acquisto degli arredamenti delle aule. 

Ferriere cominciò a dotarsi di “Case scolastiche”. I primi edifici furono progettati e costruiti nel 1926 dai geometri Attilio Bergonzi e Giovanni Bertotti: nel capoluogo con tipologia 3 aule e l’abitazione dell’insegnante; a  Rocca e Centenaro, su terreno ceduto dalla Parrocchia, con una sola aula e l’abitazione dell’insegnante.  Nel 1927 il terreno reso disponibile dalla parrocchia consentiva a Selva di costruire la propria scuola. Seguiranno nei primi anni Trenta gli edifici di Colla, di Brugneto di Castelcanafurone di Salsominore, Cattaragna, Grondone sopra e Castellaro (San Gregorio).

Nel dopoguerra gli edifici, sempre progettati da geometri, a  Pertuso, Cerreto, Rompeggio e Retorto. A fine anni cinquanta i nuovi edifici a Centenaro, Solaro, Torrio, Gambaro, Tornarezza. Nel decennio 1950-1960 lungo il percorso di pochi chilometri da Brugneto a Curletti, funzionavano 6 scuole statali: Brugneto, Colla, Tornarezza, Casella, Costa Curletti e Curletti. Complessivamente gli edifici costruiti e ricostruiti sono stati 29 in oltre 20 località. Poi la riforma scolastica e edilizia degli anni Settanta dello scorso millennio, portò alla chiusura di tutti gli edifici concentrando nel capoluogo l’unica struttura educativa-formativa.

Questa nostra sintetica esposizione riepiloga l’ampia narrazione completata da documenti e immagini del libro “LE CASE SCOLASTICHE DI FERRIERE. Un bene culturale dell’Appennino”, scritto da Graziella Sibra, Dina  Bergamini e Paolo Mainardi, con introduzione del sindaco Giovanni Malchiodi e di Gian Paolo Ultori, che – in occasione del 90esimo di formazione del Collegio Provinciale dei Geometri - ha evidenziato come i primi edifici scolastici di Ferriere fossero firmati da geometri.

Nel corso della presentazione a Ferriere gli autori hanno ripercorso gli argomenti trattati nelle oltre duecento pagine del libro nelle quali sono protagonisti gli edifici ma soprattutto gli scolari che “ogni giorno a centinaia, percorrevano chilometri per raggiungere la scuola dove imparavano a scrivere, a leggere, a far di conto e acquisivano i primi strumenti del sapere e le prime competenze strumentali indispensabili per la vita di allora.

Graziella Sibra traccia l’evoluzione legislativa dagli anni dall’Italia preunitaria agli ani Settanta del secolo scorso, ripercorre la nascita degli edifici frazionali e da voce a diversi ex scolari, Paolo Mainardi fornisce il riscontro della cronologia di edificazione, accenna alle tipologie costruttive e racconta di “Un sessantottino del primo Novecento” che si era opposto alla bacchetta di infelice memoria.

Dina Bergamini firma il capitolo “Cultura contadina e scuole in montagna” e fa affiorare testimonianze dirette di insegnanti del tempo, tra i quali sé stessa. Altre voci arricchiscono le pagine del libro che offre  un interessante, inedito mosaico di ricordi e suggestioni di un tempo che fu sul quale sono già programmati nuovi studi.

Nel corso della presentazione anche un intervento dell’arch. Letizia Anelli a nome del FAI e la consegna di una targa di gratitudine del Collegio dei geometri e laureati di Piacenza, effettuata dal geom. Marcello Bianchi, al collega ferrierese Giuseppe Bocciarelli.

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