Giovedì, 13 Maggio 2021
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«Un paradosso l’obbligo di mangiare solo all’esterno»

Prove tecniche di “normalità”, ma la pioggia e il freddo rovinano la prima giornata di riaperture di ristoranti e bar. A Vigolzone Ferri del “Via Roma 48” immortala due clienti “temerari”: «Tocca prenderla con filosofia»

due clienti all'aperto a Vigolzone

Piove sul bagnato, almeno se si parla dei ristoranti e dei bar. Il primo giorno di riapertura dei locali all’esterno – che si sono organizzati (chi può ovviamente) per allungarsi ulteriormente all’aperto  – ha visto il maltempo rovinare la giornata. Con le temperature fredde e la pioggia non c’è stato un grande ritorno. Però il passo in avanti è stato salutato con favore, anche se l’obbligo di consumare solo all’esterno fa storcere il naso a quasi tutti.

 «Qualche impavido cliente che ha sfidato il meteo lo abbiamo avuto», fa sapere Alen Ferri, titolare del “Via Roma Quarantotto” diAlen Ferri-2Vigolzone, che ha voluto sottolineare lui stesso la temerarietà di due clienti del suo locale. «La prendiamo con il sorriso», aggiunge il ristoratore, sconsolato per come viene gestita "l’apertura e la chiusura" delle attività. «Spazio all’esterno ne abbiamo – continua Ferri – ma ovviamente il clima è quello che è. Cerco di vedere tutto ciò "con filosofia"». Anche Ferri da circa due mesi ha ottenuto la convenzione per l’abilitazione a “mensa”, in modo da aiutare i lavoratori.

Molti colleghi sono più che arrabbiati per la situazione. «Li capisco, è tutto un paradosso. La norma del mangiare solo all’aperto sembra una cosa buttata lì, tanto per…senza senso. Siamo costretti a sperare nel bel tempo, oltre che nella campagna vaccinale e nel contenimento dei contagi». Come è stato questo anno di lavoro, soprattutto basato sull’asporto?  «Abbiamo cercato di essere sempre presenti – risponde Ferri - non abbiamo mai chiuso un solo giorno per decisione nostra. Devo dire che qualche cliente si è anche fidelizzato, perché nota l'impegno». L’asporto proseguirà anche a pandemia finita? «Non lo so, sicuramente ci sarà nei prossimi mesi, poi in futuro non credo. Ho scelto di fare il ristoratore per avere il locale pieno di gente, non per consegnare a casa. Infatti quando ho un minuto di tempo mi piace girare tra i tavoli per parlare».

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