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Un protocollo piacentino contro il ritiro sociale dei giovani

Progetto Exit– Scuole, Comune di Piacenza e Terzo Settore uniti contro il ritiro sociale

Si sono ritrovati in tanti attorno a un tavolo martedì 18 aprile, presso la sede del Servizio Sociale U.O Minori del Comune di Piacenza: insegnanti, dirigenti scolastici, referenti del Comune di Piacenza e operatori del terzo settore, per coordinarsi in un piano di azioni comune contro il ritiro sociale dei giovani della nostra città.

Questo primo incontro tra diverse istituzioni si inserisce nel percorso avviato nel 2022 da Exit, il progetto di contrasto al fenomeno del ritiro sociale dei giovani del Comune di Piacenza, realizzato da Associazione La Ricerca Onlus e Cooperativa sociale L'Arco in collaborazione con Centro per le Famiglie di Piacenza. Una collaborazione quella tra scuole e referenti del progetto che è già iniziata dal primo anno di progetto, e che ora si desidera rafforzare attraverso la costituzione di un protocollo di intesa e di buone prassi.

Come intercettare e segnalare casi a rischio di ritiro sociale o di ritiro vero e proprio in maniera efficace? Questa la domanda a cui l’incontro ha cercato di dare una risposta. Paola Poggi, Responsabile del Servizio Sociale U.O. Minori del Comune di Piacenza – con lei anche Giulia Cagnolati, Responsabile Centro per le Famiglie del Comune di Piacenza, le operatrici Giorgia Veneziani e Giorgia Di Muzio e la coordinatrice dell’U.O Minori Sara Fumi - ha introdotto chiedendo un feedback rispetto al primo anno di collaborazione. Uno degli obiettivi di Exit per il 2023 è infatti quello di proseguire nel lavoro con tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio, concordando procedure snelle ed efficaci di comunicazione tra scuole, Servizio Sociale del Comune, servizio sanitario di Neuropsichiatria e psicologia Infanzia e Adolescenza dell’Ausl ed équipe di esperti Exit per intercettare e segnalare i casi e costruire progetti individualizzati attorno ai ragazzi.

Una finalità che, ha sottolineato Poggi, è ritenuta fondamentale anche dalle “Linee di indirizzo su ritiro sociale Emilia-Romagna. Prevenzione, rilevazione precoce ed attivazione di interventi di primo e secondo livello”, le linee guida regionali uscite a giugno 2022, che richiedono ad Asl, Servizi Sociali del Comune e scuole un lavoro congiunto su questo tema: «prima si interviene in situazioni di rischio, prima è possibile arrivare a una prognosi positiva», il commento di una delle coordinatrici di Exit, Paola Marcinnò, che insieme a Monica Francani conduce il progetto.

Quest’ultima durante l’incontro ha ricordato come progetto Exit si rivolga a ragazze e ragazzi dagli 11 ai 18 anni a rischio ritiro sociale o già in ritiro sociale e come si realizzi in più azioni. A partire da una segnalazione delle scuole, o dei Servizi Sociali, o di famiglie che contattano le coordinatrici tramite e-mail o telefono, o ancora dei giovani stessi, il ragazzo o la ragazza vengono presi in carico e ne viene valutato il caso: da qui si possono attivare colloqui individuali dei ragazzi, una presa in carico dei genitori stessi - attraverso colloqui psicoeducativi con la coppia di genitori – e il coinvolgimento dei ragazzi in workshop condotti da psicologi e counselor che lavorano sulle soft skills dei giovani, sulla loro capacità di esprimersi e di lavorare in un piccolo gruppo. Nel 2022, a partire da febbraio, sono state 50 le prese in carico, mentre i dati del 2023 sono in fase di raccolta: il progetto sarà infatti attivo per tutto il 2023, finanziato da Comune di Piacenza e Regione Emilia- Romagna. Una notizia importante per le famiglie, perché spesso l’accesso alle cure può essere oneroso: una presa in carico, inoltre, che non coinvolge solo i ragazzi, ma anche la famiglia stessa.

Sono tante, infatti, le perplessità e le preoccupazioni di famiglie e insegnanti: Marcinnò ha specificato che «I ragazzi che stiamo seguendo hanno bisogno di essere aiutati a ragionare su quello che sta accadendo loro, ma anche i genitori sono in difficoltà. Non sanno cosa fare, si chiedono se devono staccare la playstation, togliere il cellulare, non si spiegano come mai il figlio o la figlia non escano, non abbiano amici. Come prima cosa quindi noi lavoriamo con i genitori, sulle strategie da mettere in atto per non peggiorare la situazione e per portare, in un secondo tempo, i ragazzi ad aderire alle proposte del progetto. Teniamo conto inoltre che, quella che spesso i genitori ritengono una vera e propria dipendenza da Internet, non viene vista in questo modo dagli adolescenti, che non percepiscono in modo così netto la divisione tra una socializzazione virtuale e vis a vis. Molti ragazzi, considerati come problematici, in realtà potrebbero essere invece definiti semplicemente come “non allenati”: ricordiamoci che solo ora stiamo assistendo agli effetti del lockdown in preadolescenti e adolescenti, un periodo in cui per molti di loro i social sono stati l’unico modo per tenere viva la loro vita relazionale».

Ha proseguito Marcinnò: «Una fragilità che dunque può essere pregressa, che l’uso dei social può  amplificare, ma che sarebbe emersa comunque: quello che riscontriamo è una grande incapacità nel creare una relazione con i pari e l’altro, nell’abilità di vedersi nella relazione. Nei workshop Exit cerchiamo di fargli mettere in pratica proprio questo: come faccio a esprimermi, a giocare con altro, a mettermi in relazione? È un allenamento vero e proprio. Tutto il mese di maggio, ad esempio, sarà dedicato alla mindfulness: ogni lunedì, dall’8 al 29 maggio, dalle 16.30 alle 18.30, a Spazio4.0 di via Millo 4 a Piacenza, ragazze e ragazzi troveranno due psicologhe che li coinvolgeranno in quello che può essere definito un vero e proprio “allenamento della propria consapevolezza». Come per tutte le iniziative di Exit, la partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi al numero o alla mail del progetto (379.3031649 – exitpiacenza@gmail.com), validi anche per segnalare casi alle coordinatrici e attivare una eventuale presa in carico. L’incontro è stato dunque l’occasione per unire le forze e per rispondere a dubbi e perplessità sul fenomeno del ritiro sociale, di cui è bene considerare i primi segnali: spiega Francani che sono a rischio «ragazzi molto soli, senza amici, che hanno iniziato a fare assenze a scuola. Sono ragazzi spaventati dalla valutazione. La prima cosa da fare con loro è lavorare sul benessere».

Rispetto a questa loro difficoltà, sono stati concordi i dirigenti e docenti presenti nel considerare la possibilità di una diversa valutazione degli studenti a rischio ritiro sociale o ritirati: ad esempio, in caso di rientro dopo un prolungato periodo di assenza, si può pensare di non attribuire voti allo studente per un certo periodo di tempo, cercando di evitare bocciature che, in questi, casi, non fanno che peggiorare irrimediabilmente la situazione. In rappresentanza delle scuole piacentine, a ragionare attorno al tavolo sulle strategie comuni e a confrontarsi, erano presenti Giorgia Spoto, docente dell’Istituto Superiore Tramello-Cassinari, Elisabetta Malvicini, docente del Liceo Melchiorre Gioia, Raffaella Fumi, dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore "G. D. Romagnosi", Elisabetta Ghiretti, dirigente del Liceo Scientifico Statale "Lorenzo Respighi" (capofila della rete “Piacenza – Orienta”), Fedele Aversa e Sonia Andreani, docenti della scuola secondaria di primo grado Anna Frank. In questo primo passo verso un protocollo di prassi operative comune, a cui faranno seguito altri incontri, sono emerse diverse proposte concrete su come lavorare insieme per intercettare e segnalare i casi a rischio: da un “vademecum” per insegnanti, a un questionario con domande che si possono porre ai genitori per inquadrare le diverse situazioni nella maniera corretta, a una informativa sul progetto dedicata agli psicologi dei centri di ascolto scolastici. Una serie di azioni che si vanno a integrare con quelle di Exit già in calendario, come le presentazioni del progetto direttamente agli studenti nelle classi e ai giovani nei centri educativi e di aggregazione piacentini e agli incontri formativi per insegnanti e genitori in programma per i prossimi mesi. Un bilancio più che positivo, dunque, per questo primo confronto tra servizi, privato sociale e scuole, a cui Poggi aggiunge «la volontà di mantenere un tavolo aperto con le scuole anche su altre tematiche di rilievo relative ai ragazzi».

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