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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Attualità Calendasco

Un secolo fa da Cotrebbia vecchia a quella nuova

La storia recente dei luoghi a volte ci scorre via, sotto al naso, e allora abbiamo cercato di dare una risposta al fatto del perché esistano due località non troppo distanti tra di loro chiamate Cotrebbia

La storia recente dei luoghi a volte ci scorre via, sotto al naso, e allora abbiamo cercato di dare una risposta al fatto del perché esistano due località non troppo distanti tra di loro chiamate Cotrebbia: una detta “vecchia” e carica di storia antichissima e ben conosciuta ed una chiamata “nuova”, ed è proprio a questa che presteremo attenzione.

Era il 1946 quando le spoglie mortali del parroco fondatore ex-novo di Cotrebbia Nuova, la frazione nel comune di Calendasco, vennero traslate da Bilegno fino alla sua cappella, un atto dovuto che i parrocchiani vollero per riconoscenza e buon ricordo. Infatti don Giovanni Molinaroli, nativo di S. Giorgio piacentino, consacrato prete, venne inviato a Gragnano e poi a Cotrebbia (vecchia) quale parroco ma col preciso incarico di rifondare quella parrocchia campagnola, tra il fiume Trebbia ed il Po dove tra l’altro era ufficialmente il Porto di Cotrebbia e che da qualche decennio era stato concesso in uso dallo Stato ad un lodigiano.

Il buon prete era detto da tutti “Barbetta” affettuosamente, uomo colto e docile che diede uno scossone importante a quella frazione del comune di Calendasco: spostò l’abitato di circa due chilometri più a sud-ovest in luogo più vantaggioso e protetto dalle alluvioni, e da zero fece costruire nel posto attuale la chiesa in stile neoclassico, la canonica, il campanile possente e moderno per l’epoca, un cilindro che si staglia nell’aria come un moderno missile, il camposanto (anche Cotrebbia vecchia aveva un proprio cimitero che fu dismesso) e le case popolari (purtroppo abbandonate da qualche anno) e pian piano si ripopolò anche di nuovi parrocchiani, sparsi nella campagna.

Il trasferimento legale della parrocchia di Cotrebbia dalla chiesa vecchia a quella nuova fu concesso con Regio decreto del 19 marzo 1908 a cura del Ministero del Culto e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 30 luglio 1908. In quel luogo don Molinaroli vi arrivò inviato dal vescovo il Beato Scalabrini che da Gragnano lo destinò a quel posto soggetto troppo spesso alle inondazioni di piena del vicino Po quasi come un missionario, ma con l’ordine preciso di rimetterlo a nuovo e così il sacerdote nel 1901 fece il suo ingresso nella chiesa di S. Pietro a Cotrebbia (vecchia), piccolo edificio di culto che prima era sotto la cura dei frati benedettini di San Sisto di Piacenza e che dal 1600 lo avevano concessa per uso parrocchiale. Prima di quel secolo, per un certo periodo, le genti di quel circondario andavano a sentir messa anche nel piccolo oratorio di San Giovanni Battista, nella campagna attigua ma poi purtroppo l’oratorio venne “mangiato” dalle piene e cadde distrutto e ne resta testimonianza solo nei documenti.

Andando indietro nel tempo, scopriamo che la chiesa di S. Pietro di Cotrebbia (vecchia) venne ridata ai frati di S. Sisto di Piacenza dopo le vicende delle confische ai Templari piacentini del 1308 qualche decennio dopo, passata quella bufera, e anzi come leggiamo da un atto notarile posto in Archivio di Stato di Parma l’8 dicembre del 1324 i frati la resero parrocchia in quanto buona parte di quel territorio era di lo-ro proprietà, praticamente dalla località Puglia fino al Molino Frati, le Case Torri, terre alla Raganella presso il Po, i Ronchi, la Casa Bruciata ed altri luoghi elencati.

Leggiamo che secoli dopo nel 1817 quando era parroco don Francesco Morandi con Regio decreto di Francesco Giuseppe I d’Austria, cui Piacenza era soggetta, la località parrocchiale Isola, nel fiume Po posta circa di fronte a Cotrebbia, abitata da 200 persone venne passata alla parrocchia di S. Rocco al Porto mentre oggi ricade su Valloria, sempre sulla sponda sinistra del fiume dove tra l’altro era l’approdo del porto di Cotrebbia.

Don Molinaroli prese quindi possesso della chiesa di S. Pietro nel 1901, la stessa nella quale si recò il Barbarossa nel 1154 e nel 1158 durante gli incontri famosi passati alla storia come Diete di Roncaglia, dal nome antico di Somaglia che lì vicino aveva il Castrum di Runcalea e le terre dei Ronchi come insegnano le carte inedite che pubblicò lo storico Solmi un secolo fa.

Dato proprio il fatto delle piene che portavano disagi notevoli allagando anche la piccola chiesa, il sacerdote iniziò nel luogo che oggi tutti ben conosciamo, la costruzione della nuova chiesa e il 29 agosto 1904 pose la prima pietra con la solenne benedizione del nuovo vescovo di Piacenza mons. Pelizzari. L’edifico sacro venne terminato nel 1906 ed il campanile con quella forma particolare nel 1919, prima di allora sul tetto dell’edificio era ospitata una sola campana, ma poi per il parroco iniziarono periodi tristi e difficili: la storia di questo fatto ci racconta che per le troppe spese ed i debiti il sacerdote chiese aiuto alla Curia piacentina e per alleviargli questo gravoso fardello nel 1936 venne trasferito a Bilegno dalle parti di Borgonovo, dove vi morì nel 1946 e per devoto rispetto come detto venne sepolto a Cotrebbia.

Un episodio quasi tragico capitò a don Giovanni Molinaroli il 25 settembre del 1915 quando fu salvato dalla piena del fiume Trebbia da alcuni suoi parrocchiani pescatori locali abitanti alla Puglia di Calendasco: per oltre 5 ore lui ed il nipote Costantino, tornando da Piacenza restarono in balia della corrente su un piccolo isolotto sorpresi dalle acque impetuose, ancora a quel tempo il guado del Trebbia della strada antica per Calendasco era tra Camposanto Vecchio (Borgotrebbia) e la Malpaga e la strada nel tratto cittadino sbucava praticamente presso il santuario di S. Maria di Campagna.

Questa in sintesi è la storia recente del trasferimento ex-novo della parrocchia e frazione abitata di Cotrebbia, che tanta storia vanta a partire dalla sua fondazione per mano di Angilberga nel IX secolo, e che avvenne poco più di un secolo fa su istanza del vescovo mons. Scalabrini e in prima persona grazie a questo coraggioso e brillante sacerdote, che ancor oggi tra gli anziani, e per voci tramandate, è ricordato da tutti con buone parole ed affetto riconoscente.

Umberto Battini

Cotrebbia Nuova anno 1913-2

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