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I fasti in mostra

«Una visione più concreta della grandezza e capacità di Elisabetta Farnese»

Il resoconto della visita all’esposizione di palazzo Farnese della Società “Dante Alighieri”

«Non poteva mancare da parte della Società “Dante Alighieri” una visita “guidata” all’eccellente mostra de “I Fasti di Elisabetta Farnese-Ritratto di una Regina”, organizzata in cappella Ducale di Palazzo Farnese, a ricordo di una donna abile politicamente e che ebbe a cura con decisa ambizione, ma anche con intelligenza diplomatica, la sorte dei suoi figli a livello regale». A proporre il resoconto Roberto Laurenzano, presidente della Società Dante Alighieri, giovedì 4 aprile in visita all’esposizione.

«Elisabetta, ultima dei Farnese, dopo una giovinezza come principessa nel Ducato di famiglia tra Parma e Piacenza, fu Regina consorte di Spagna sposando Filippo V° della dinastia dei Borbone, matrimonio avvenuto per procura. I beni della famiglia Farnese entrarono così in possesso della famiglia Borbone, e Carlo quando divenne re di Napoli trasferì gran parte del mobilio al Palazzo Reale di Napoli. Alcuni poi rientrarono nel Ducato nel corso del tempo. Con la mostra realizzata a Piacenza, si è avuto modo di approfondire la storia di una famiglia che ha intessuto relazioni internazionali a mezzo di un’acuta politica matrimoniale con le maggiori famiglie europee, e attraverso anche una dinamica donna avvalsasi peraltro dell’abile collaborazione del “nostro” Cardinale piacentino  Giulio Alberoni, colto ed intelligente diplomatico, che poi, per volontà farnesiana, assurse alla  dignità cardinalizia e nel 1716 fu nominato Primo ministro».

«L’esposizione - prosegue - ruota intorno a un nucleo di tele eseguite nella prima metà del ‘700 dal pittore di Corte Ilario Mercanti detto lo Spolverini (1657 - 1734), che consentono di ammirare insieme, per la prima volta, i “Fasti” (come denominati dallo stesso Spolverini, incaricato nel 1714 dal Duca di Parma e Piacenza Francesco Farnese di seguire tutte le fasi delle nozze per procura di Elisabetta con Filippo, ‘sì da poterne dare rappresentazioni precise. E l’artista pertanto realizzò uno sfarzoso ciclo di tele, per l’appunto col nome di "Fasti di Elisabetta", rendendo con grande realismo e vivacità di particolari, di tinte e di costumi, un eccellente risultato grazie anche ad appunti grafici da lui eseguiti dal vivo. Una mostra, dunque, quella realizzata dal novembre 2023 al 7 Aprile 2024, la quale ha consentito di prendere visione più concreta della grandezza e capacità di una Elisabetta (1692 - 1766) intelligente ed ambiziosa, ma apprezzata dai suoi contemporanei. Grazie all’allestimento sapientemente razionale e all’efficace percorso di visita, peraltro validamente delucidato ai visitatori, si è potuto ammirare  l’avvenuta fusione tra funzione liturgica e grande celebrazione aristocratica tipica di “Fasti” del ’700  per le “Nozze della Maestà di Filippo V° e di Elisabetta Farnese”, i festeggiamenti di Corte, i grandiosi cortei, e il viaggio della predetta ultima discendente Farnese dal Ducato di Parma e Piacenza al grande Regno di Spagna; un tutto conclusivamente  e gradevolmente  “enfatizzato”  da talune finali videoproiezioni, idonee ad una “immersione realistica” nei contesti degli eventi, da parte dei visitatori».

«Morto Filippo nel 1746, e dopo il regno del primogenito Ferdinando VI nato dal primo matrimonio di suo marito, Elisabetta, ritiratasi a vita privata – sottolinea il resoconto - non smise mai però di brigare in favore dei “suoi” figli. E alla fine, al trono di Spagna poté vedere ascendere “suo” figlio Carlo, che nel frattempo era riuscito ad assicurare Parma, Napoli e la Sicilia alla famiglia. Elisabetta, nominata Duchessa di Parma e Piacenza.  assunse la reggenza di Spagna, in attesa del ritorno del figlio asceso al trono di Napoli. Invero, dal matrimonio tra Elisabetta e Filippo V di Spagna (da cui erano nati 7 figli), Carlo di Borbone salì sul trono di Spagna dopo la morte senza figli del fratellastro Ferdinando VI , ed Elisabetta trascorse gli ultimi anni di vita ad Aranjuez dedicandosi ad opere di carità. Morta nel 1766, da lei (erede dei Farnese, e dei Medici) e da Filippo V derivarono dunque  i Borbone di Spagna, i Borbone di Napoli e i Borbone di Parma. Di Elisabetta, Federico II di Prussia  disse trattarsi “di donna singolare, con cuore energico di un romano, fierezza di uno spartano, pertinacia di un inglese, astuzia di un italiano, vivacità di un francese. Non vi è cosa che sappia sorprenderla, nessuna che sappia arrestarla». Carlo III° di Borbone fu senz’altro il migliore (forse l’unico) della dinastia borbonica ad operare con costante saggezza costruttiva, ripristinando l’autonomia del Regno di Napoli, e non preludendo ad una ripresa di fatto del dominio spagnolo su Napoli, ma anzi facendone un nuovo stato indipendente che si affacciava sul panorama politico italiano. Religiosissimo, fu però sovrano non chino alle direttive del Papato, anche se mai abbandonò “il suo ossequio di figlio devoto della Chiesa”».

«Duro contro il lusso eccessivo dell’alto clero, mirò sempre al bene delle sue popolazioni adoperandosi al massimo per alleviare i bisogni dei più indigenti. Non tutto fu portato a termine in vita ma ebbe il merito di fornire l’impronta di governo anche ai suoi immediati successori. Del resto, lasciata Napoli per la Spagna, con il suo governo la Spagna stessa, dopo decenni di decadenza, ebbe una nuova rinascita. Fra le tantissime iniziative sul piano edilizio civile, religioso, culturale, accademico, artistico, commerciale, militare, fortemente meritevole fu la sua voluta costruzione dell’Albergo dei Poveri” a Napoli, progettata dall’architetto Fuga di Firenze, grandioso edificio di mt. 350 x 170 per l’accoglienza delle masse di indigenti di tutto il Regno. Morì nel 1788. In conclusione, una Visita “guidata” ai “Fasti” condotta in modo eccellente e dettagliato, ben organizzata e che giustamente ha soddisfatto la “Dante”, ed ha avuto il plauso, inoltre, da parte di numerosi turisti e di servizi tv nazionali». 

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