In Cattolica

Francesco Daveri, l'economista con il sorriso ricordato anche da Mario Monti

Un parterre davvero eccezionale si è riunito alla Cattolica di Piacenza per ricordare Francesco Daveri, economista piacentino prematuramente scomparso a fine dicembre dello scorso anno

Il Piacenza power club” ricorda alla Cattolica

l’economista “con il sorriso”

Francesco Daveri, l'economista con il sorriso ricordato anche da Mario Monti

Un parterre davvero eccezionale, il Piacenza Power Club - come l’ha definito il senatore a vita Mario Monti - si è riunito alla Cattolica di Piacenza per ricordare Francesco Daveri, economista piacentino prematuramente scomparso a fine dicembre dello scorso anno. L'economista con il sorriso era stato definito in un articolo del Corriere della Sera che ne ricordava le straordinarie doti umane e di docente alla Mba (Master in Business Administration) della Bocconi che dirigeva. Una scuola con un programma internazionale di General Management della durata di un anno, offerto in inglese e rivolto a laureati in qualunque disciplina, già inseriti nel mondo del lavoro e motivati ad una svolta professionale di ruolo.

Era un incarico prestigioso la cui accettazione tuttavia gli era costata una decisione un po’ sofferta perché non gli consentiva più di essere un economista full time come riteneva di essere, un professionista e un docente di elevato spessore culturale e umano, che si era formato e consolidato nella docenza in quattro università: prima di approdare alla Bocconi, aveva insegnato alle università di Brescia, Parma e alla sede di Piacenza della Cattolica.

«Ho apprezzato l’uomo e l’economista. Ha saputo trattare una disciplina così difficile sempre con il sorriso, aveva poi un tratto molto piacentino nel farlo, cioè badando di più alla sostanza rispetto alla forma». Così il senatore a vita ed ex premier Mario Monti - che ha glissato su domande inerenti l’attuale situazione politico-economica - ha esordito in Cattolica ricordando le sue origini piacentine. «Faccio parte del Piacenza Power Club, la mia mamma era piacentina. Quando ero bambino ho trascorso molto tempo nella casa dei miei nonni materni in una zona che oggi è quasi centro città. Francesco Daveri è sempre stato l’uomo dell’inclusione, della mediazione tra la scienza economica e il pubblico. Non dobbiamo pensare che la divulgazione non sia una componente della politica economica. Lo è. Lo abbiamo constatato dopo la crisi del 2008, con la diffusione dei corsi di educazione finanziaria. Ci si è resi conto di quanto fosse importante per tutelare il singolo e poi, nel complesso, la collettività. Una divulgazione alla Daveri quindi è essenziale. Non dobbiamo però pensare che essere intermediario tra mondi a volte contrapposti, tutto questo non gli costasse niente nel suo intimo e che il sorriso non coprisse una sua sofferenza».

«L’economia - ha detto quasi per scherzo Monti - è tra tutte la materia che meno induce al sorriso: è ostica, ma Daveri ha  saputo unire il rigore della teoria economica con una straordinaria capacità di vedere la concretezza dei problemi nelle dimensioni economiche, sociali e culturali. Ha sempre esercitato l’insegnamento partendo da quotidiana osservazione della realtà con un animo dolce, sempre aperto al dialogo con tutti. Quando è prematuramente mancato, si è coniata nella sensibilità generale l’espressione "l’economista con il sorriso"». «Per noi della Bocconi – ha concluso Monti – è stata una presenza continua, ha offerto un importante contributo alla nostra scienza, uomo della mediazione tra la scienza ed il pubblico, molto sensibile ai temi della finanza pubblica; noi tutti lo ricordiamo con gratitudine e tenerezza per il suo animo molto particolare».

«Oggi non siamo qui per essere lamentosi nel rimpianto del ricordo, ma per contemplare la dimensione quasi scandalosa della morte». Queste le parole di esordio dell’intervento della preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica di Piacenza, Anna Maria Fellegara. «Era una persona talentuosa, capace, gentile che avrebbe potuto fare e dare ancora tanto. Questa perdita è come una ingiustizia, ma ci permette di attribuire il giusto valore alla potenza della vita, perché quando il senso di vuoto emerge, il dolore diventa fecondo. E questa giornata aumenta la nostra ricchezza», ha spiegato. «Ha piantato - ha detto il rettore della Cattolica Franco Anelli - germogli che sono cresciuti nei due anni che ha trascorso con noi. E’ stato tra le persone che hanno questa grande capacità di saper costruire qualcosa attorno a loro. Il ricordo sorge spontaneo, senza retorica, non lo dimenticheremo». «Oltre ad essere un ottimo ricercatore Francesco è stato un economista appassionato e curioso, sempre pronto ad accettare nuove sfide professionali, compresa quella di essere il primo economista a dirigere un Mba - ha ricordato Gianmario Verona, rettore della Bocconi. Ci mancherà come ricercatore e professore, ma soprattutto avvertiremo l’assenza del garbo e dell’ironia con cui affrontava anche le sfide più complesse. E’ stato un attento osservatore dei fenomeni macroeconomici ma aveva il dono di saper spiegare e far comprendere a tutti la complessità della realtà in cui viviamo, per cui la scienza sociale diventa in dono di crescita per la collettività».

Il rettore dell’Università di Parma Paolo Andrei ne ha ripercorso la carriera universitaria, ricordandone «l’attenzione alle persone, la capacità di ascolto; per lui la politica economica era crescita umana delle persone. Un grande pragmatismo basato sulla conoscenza che poi si traduceva in modo semplice nella comunicazione». «Aveva - ha ricordato Daniele Fornari - la virtù della leggerezza. Il titolo del convegno scaturisce dall’articolo del Corriere che ne annunciava la scomparsa. Ho avuto modo di conoscere bene Francesco, organizzando diversi corsi e incontri in ambito universitario. Francesco non era solo uno studioso molto preparato e apprezzato, ma era una persona molto disponibile e coinvolgente. Mi piace ricordare la sua capacità di ascolto e la simpatica ironia, oltre al suo radicamento nella piacentinità: per essere seri non occorre essere ponderosi e l’ironia serve per sdrammatizzare situazioni di conflitto».

E ancora: «Insegnava sempre con grande passione, in modo coinvolgente, per lui era una missione sociale, era molto amato dagli studenti non solo per la chiarezza delle sue lezioni, ma anche per il tempo che dedicava a loro anche per trattare problemi personali. Altra sua grande passione era la divulgazione economica, era molto ricercato: è stata una passione maturata fin da ragazzo quando a 13 anni il suo sogno era di diventare giornalista (come si evince da un tema scritto a 13 anni). Voglio ringraziare per la bella lezione di vita che ci ha dato; la sua umanità, l’ironia, la capacità di sognare segnano la differenza».

Tra gli ospiti anche Tito Boeri, economista della Bocconi, già presidente dell’Inps, che ha ricordato il sito Lavoce.info di cui Daveri è stato redattore e a lungo coordinatore. «Il primo amore scientifico di Francesco Daveri è stato - ha detto - l’economia dello sviluppo, tema al quale ha dedicato un libro di testo scritto nel 1996. Il rapporto con gli studenti ha sempre ispirato il suo lavoro, ideando i lunch-talk, insomma mangiare insieme, per metterli a loro agio e coinvolgerli. Per occuparsi dei problemi era necessario essere prossimi ai temi che si voleva affrontare e questo non  è affatto banale per chi lavora nel nostro settore. Per capire le questioni bisogna parlare con le persone coinvolte: per questo partecipava a numerosi incontri, con sindacati e industriali. Nel passare dall’economia dello sviluppo a temi più legati all’Italia, si è dedicato ai flussi migratori molto prima di tanti altri, quando il nostro paese era ancora considerato più una terra di emigranti».

Giuseppe Soda, dell’Università Bocconi ha ripercorso le tappe della carriera accademica di Daveri: «Era molto amato sia come persona che come docente. La nostra comunità gli ha voluto molto bene e da lui ha avuto tantissimo. Rendeva semplici le cose difficili, riportava il clima ad una situazione più rilassata; questo non significa semplificare, ma saper trovare soluzioni. Anch’io voglio ricordare la sua leggerezza che non è superficialità. Aveva una visione non convenzionale delle cose. Nel suo fisico così leggero aveva un coraggio da leoni, per il suo essere in grado di guardare lontano. Anche nel primo lockdown è stato in grado di tenere unita la nostra comunità, con ragazzi provenienti da 30 paesi diversi e lontani da casa. Questo è stato possibile grazie alla sua leadership gentile e empatia unica».

Con grande coraggio aveva abbracciato la sfida di essere il primo Professor of Macroeconomics Practice della SDA Bocconi, la nostra comunità  - continua - perde un amico carissimo, un docente appassionato e amato dagli studenti, un intellettuale eclettico ma, soprattutto, una persona buona e generosa, capace di trasmettere entusiasmo e una visione positiva della vita. Ricorderemo per sempre la sua grande umanità, la sua visione libera, il suo amore per l’insegnamento e l’economia, la sua integrità». Commosso anche il ricordo del professore Francesco Giavazzi della Bocconi per il quale «Daveri era un uomo che aveva le idee molto chiare su come funziona l’economia; aveva studiato il rapporto tra multinazionale Nokia e l’economia finlandese  e studi per capire come da alcuni luoghi come la Silicon Valley e da Boston fosse scaturita la spinta economica tecnologica poi estesa tra gli stati americani. Ci sono stati poi lavori sul declino economico dell’Italia, sull’emigrazione». I contributi si sono poi conclusi con l’intervento di Mario Menegatti dell’Università di Parma, del divulgatore del Corriere della Sera Daniele Manca e di alcuni studenti di Francesco Daveri.

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