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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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«Vaccinazione negata agli informatori scientifici in Emilia Romagna. Priorità o privilegio?»

«L’Emilia Romagna è una delle 5 regioni che negano la vaccinazione agli Informatori scientifici del farmaco e parafarmaco in quanto tali. Qualcuno ritiene che gli ISF siano privilegiati perché 15 regioni hanno considerato questa professione a rischio di contagio e quindi l’hanno inserita nella fase 1 delle categorie prioritarie per la vaccinazione. Il ruolo dell’ISF è spesso stato confuso con altre professioni ed è stato vittima di una cattiva stampa, che ha indotto taluni a identificarlo come uno dei mali della sanità, contribuendo a creare un clima che ha prodotto nell’immaginario collettivo una pessima reputazione». Scrive in una nota Silvia Brega, presidente della Fedaiisf regionale.

«È bene precisare  - dice - a questo punto chi sono e cosa fanno veramente gli ISF. La loro attività, anche se preesistente, è stata inserita nella legge 833 del 1978 che istitutiva il SSN come “servizio scientifico”, ma è nel 2006 col D.Lgs. 219 che viene compiutamente regolamentata la professione dell’ISF. Non è un venditore, deve dipendere da un servizio Scientifico indipendente da Direzioni Marketing o Vendite, deve essere un laureato con il compito specifico di illustrare ai medici le caratteristiche tecnico scientifiche dei farmaci che l’azienda per cui lavora produce. Come dice AIFA, è “l’unico esclusivamente legittimato a fornire al medico l’informazione sui medicinali”».

«Essendo vietata la pubblicità dei farmaci da prescrizione, l’ISF, con l’informazione scientifica e non pubblicitaria, è quindi l’unico veicolo che le aziende hanno per far conoscere ai medici i propri farmaci. E la conoscenza tecnico scientifica dei farmaci da parte dei medici permette loro di scegliere il farmaco più adatto alle esigenze terapeutiche di ogni singolo paziente. Una professione quella dell’ISF che deve svolgersi per forza di cose in Ospedali, Ambulatori e Strutture Sanitarie in genere. Innegabilmente e obiettivamente ambienti a rischio di contagio. Ciò è stato riconosciuto dal recente aggiornamento del 10 marzo del piano vaccinale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 24 marzo u.s., là dove specifica che vanno ricompresi nella fase 1 “tutti i soggetti che operano in presenza presso strutture sanitarie e sociosanitarie”. Ad oggi 15 regioni hanno riconosciuto l’attività a rischio degli ISF. L’Emilia Romagna, no. Con questo non è che si intenda prevaricare su categorie fragili, ma vorremmo solo essere riconosciuti professionalmente come ISF e che ci venisse comunicato quando potrà essere il nostro turno di vaccinazione, come ISF».

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