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Domenica, 22 Maggio 2022
Attualità

«Vaccinazioni e burocrazia, le Ausl emiliane e lombarde non dialogano tra loro»

Comolli: «La sanità locale è veramente al servizio del cittadino o solo di sé stessa?»

«La sanità pubblica italiana tanto decantata da tutti i politici nazionali è anche abbastanza riconosciuta all’estero. Sicuramente una eccellenza. Personale sanitario e medici sicuramente all’altezza e forse anche molto superiore alla media e alla aspettativa anche di livello medio alto. Con le dovute eccezioni, evidentemente, ma che si notano sempre più. Tuttavia due cose saltano agli occhi di un osservatore: l’enorme e stratosferico salto di qualità organizzativo da quando i punti vaccinali sono in mano all’Esercito e l’assurda realtà di contrasto fra quello che dovrebbe essere il “Servizio Sanitario nazionale” e i rapporti fra Asl o fra Regioni anche confinanti. Infatti un malato qualsiasi si sposta con o senza carte da Palermo all’ospedale di Genova o di Milano o di Bologna per una operazione o ricovero, e tutto è automatizzato e digitalizzato circolando all’interno della struttura sanitariaGiampietro Comolli-7 nazionale. Giustamente.

Facciamo, invece, un altro esempio: un cittadino anonimo, residente a Milano per lavoro nel 2020 fa due vaccinazioni Covid nella Asl lombarda e riceve la certificazione perfetta (green pass). Nel gennaio 2021, per motivi di lavoro e scelte aziendali, va a risiedere in Regione Emilia-Romagna: chiede appuntamento per vaccinazione nella nuova città emiliana, tutto ok, gli fanno il vaccino, ma non viene rilasciato il QR code della 3° vaccinazione perché, richiesta dai 100 interrogativi, non produce un documento cartaceo che attesta i precedenti due vaccini ricevuti a Milano, quando gli stessi documenti sono presenti sul fascicolo sanitario nazionale e il già vaccinato ha in mano il green pass precedente.

Deduzione: la ASL emiliana non è in grado leggere il fascicolo sanitario lombardo del paziente in quanto le Asl delle due Regioni non dialogano per “sistemi operativi” differenti? O c’è dell’altro? Fatto sta che il povero cittadino qualsiasi, anche se fragile e malato grave, deve presentarsi di persona nuovamente a Milano per avere i documenti cartacei da riportare alla ASL emiliana che…senza il pezzo di carta “non può fare nulla”.

Ottimo avere grandi infermieri, assistenti, medici, chirurghi e sale operative attrezzate e ricercate anche da altre Regioni, ma un minimo di organizzazione, efficienza, semplificazione, sarebbero altrettanto importanti. Per non parlare degli appuntamenti nei reparti e negli ospedali no-Covid, sempre emiliani. Una sola persona all’accettazione con 30 persone dotate di appuntamento fissato a tutti per le ore 7:00 in punto della mattina, quando il reparto apre alle 7.30 e la gente deve aspettare all’addiaccio.

La domanda, spontanea, principale che viene da farsi è una sola: ma i mega direttori generali nominati dai governatori delle regioni (quindi nomine politiche), che responsabilità hanno oltre che controllare la amministrazione (attenzione ci sono anche più di un direttore amministrativo per ogni ASL)? Hanno una capacità organizzativa? Sanno dare ordini? Hanno fatto la fila qualche volta ad un loro sportello? Hanno fatto una visita di controllo alle strutture, senza preavviso, ma non per controllare il dipendente (giammai!), solo per guardare se gli ammalati, gli utenti, i paganti il servizio ricevono un servizio “alla persona” che meriti tale definizione Possibile che Lombardia e Emilia Romagna non abbiano un link sanitario comune, una password dedicata a poter verificare lo “status” di un paziente? Ma che servizio sanitario Nazionale è? Ma i mega direttori generali che cosa fanno per il malato? Pensano solo ai muri e alle condizioni interne della struttura? Chi pensa al cittadino? Sono meritati i 200/250 mila euro di costo minimo annuo dei megadirettori?».

Giampietro Comolli

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