rotate-mobile
Martedì, 28 Maggio 2024
L'intervento

«Quattro cose da fare per evitare che la sanità diventi più malata»

Parla Vaghini, segretario Cisl: «Se vogliamo continuare a garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla salute, sarà assolutamente necessario intervenire»

Michele Vaghini, segretario generale Cisl Parma-Piacenza, interviene a nome del sindacato sulla situazione della sanità locale e nazionale.

«La Cisl, insieme ai suoi sindacati di categoria dei pensionati, funzione pubblica e Cisl medici, è stata artefice a Roma di un’ iniziativa pubblica, dove ha presentato un documento di linee programmatiche sulla sanità dal titolo: “La cura della persona, il valore del lavoro”. Un tema quello della sanità che ovviamente riguarda anche il nostro territorio. Negli ultimi anni, l’emergenza epidemiologica causata dal Covid, se per un verso ha evidenziato il valore del Ssn, per un altro ha anche messo in evidenza alcuni limiti strutturali e di vulnerabilità. Superata l’emergenza, ora è necessario costruire un sistema “integrato” di assistenza, incentrato sulle necessità di “presa in carico” della persona, spesso anziana e fragile, da sviluppare principalmente nell’ambito dei servizi territoriali, riservando all’ospedale un ruolo esclusivo nelle fasi acute.

Creare reti di prossimità e strutture intermedie per allineare i servizi ai bisogni di cura dei pazienti, anche attraverso l'impiego di tecnologie innovative e l'investimento in ricerca e digitalizzazione del Ssn, chiede "più fondi" e una corretta attuazione degli investimenti e delle riforme previste nel Pnrr, non escludendo a priori l’utilizzo in tutto o in parte delle risorse del Mes sanitario. Va infatti evidenziato che le risorse messe a disposizione dal Pnrr, sono rivolte quasi esclusivamente a interventi strutturali che sarebbero poco efficaci senza l'ausilio dei professionisti che potrebbero essere finanziati proprio attraverso quello strumento. Se vogliamo continuare a garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla salute, sarà assolutamente necessario intervenire a partire dall'incremento delle risorse del Fondo sanitario nazionale, a cui attraverso i tagli lineari dal 2010 al 2019, sono stati tolti quasi 37 miliardi di euro, con previsione di passare nel 2025 dal 6,7 al 6,2% del Pil. Su questo tema ci aspettiamo risposte concrete nel confronto aperto col Governo. Serve infatti un’inversione di rotta.

Parallelamente, i DM 70/2015 e 77/2022 (che riguardano la riforma ospedaliera e di assistenza territoriale) ad oggi non hanno portato ad alcun miglioramento. Purtroppo il Ssn sta velocemente lasciando il passo alla sanità privata come dimostrato dalla spesa “out of pocket” che ha raggiunto 40 miliardi di euro di cui 10 intermediati dai Fondi assicurativi e si sta allargando sempre più le differenze sociali tra coloro che possono permettersi di sottoscrivere polizze sanitarie private o accedere a quelle previste dal welfare contrattuale e il resto delle persone, perlopiù anziane, che per accedere alle cure del Ssn sono spesso costrette a liste d'attesa dilatate.

Seppure la nostra Regione rileva un complessivo sottofinanziamento della spesa regionale da parte del livello nazionale di quasi 1 miliardo di euro nel triennio 2020-22, un problema questo che va monitorato con estrema attenzione, volevo sottolineare 4 aspetti che ritengo fondamentali per evitare che la sanità diventi sempre più malata: il primo è che si deve rimotivare il personale in fuga, mettendolo nelle condizioni di considerare maggiormente appetibile lavorare dentro le strutture sanitarie (Ospedali, CRA, RSA ecc), stabilizzando il personale precario, migliorando le retribuzioni attraverso i rinnovi dei contratti nazionali e di secondo livello scaduti sia pubblici che privati e contemporaneamente dando loro una migliore organizzazione di gestione della conciliazione famiglia-lavoro che possa incidere positivamente in qualità di vita e sicurezza anche a garanzia degli utenti. Se non si invertirà questa tendenza, correremo il rischio di non mantenere nemmeno le attuali prestazioni erogate e non sarà sufficiente nemmeno aumentare gli accessi alle scuole di specializzazione.

Il secondo è che partendo dagli effetti dei cambiamenti demografici, come l'aumento delle famiglie mononucleari e l'invecchiamento della popolazione (che implica tra le varie cose, rischio di emarginazione sociale e malattie croniche), l'impatto della crisi economica e la mancanza di assistenza sociale adeguata per gli anziani, hanno portato a una situazione ormai insostenibile e alla necessità di un forte cambiamento. Ci sono persone (per esempio quelle che vivono nelle zone collinari più estreme della nostra provincia) che stanno rinunciando a curarsi o a fare prevenzione perché oltre ad avere delle infrastrutture stradali carenti nei collegamenti, devono fare molti chilometri per raggiungere la struttura sanitaria più vicina. Anche pensando a loro, non possiamo dare come unica risposta strutturata per anziani e disabili non autosufficienti l’ingresso in RSA, dati gli alti costi delle rette ma va rafforzata la cura a casa, che è stata fondamentale nella gestione del Covid, aiutando le famiglie ed i caregiver attraverso un reale potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare, anche dotando il personale medico di strumentazione sanitaria adeguata e trasportabile.

Il terzo è la riduzione continua dei tempi delle liste d’attesa delle visite specialistiche oltre che degli interventi chirurgici, perché se vogliamo far sì che i cittadini non si sentano lontani dalla sanità pubblica, si deve sapere ascoltare esigenze e percezioni. Questo è un aspetto fondamentale. Una persona che sta male o che semplicemente pensa di verificare il suo stato di salute attraverso una visita specialistica pur in assenza di sintomi gravi, ha una risposta del privato migliore rispetto ai tempi di prenotazione. Di fatto, sotto questo aspetto, lo spostamento dei cittadini (che se lo possono permettere) dal sistema pubblico a quello privato, rispetto a molte visite specialistiche è già in essere da anni. I dati Istat lo confermano: oltre 4 milioni di italiani non fanno controlli perché intrappolati nelle liste d'attesa e i pazienti che hanno provveduto a proprie spese a visite specialistiche sono saliti dal 37 al 41,8%. Un numero enorme.

Il quarto è il potenziamento della medicina di prossimità e delle Case di Comunità. Una condizione necessaria per passare da una sanità di attesa a una sanità di iniziativa basata sulla prevenzione. Non è solo questione di aprire delle strutture ma soprattutto di decidere il rapporto con le tecnologie. Per esempio: il fascicolo sanitario elettronico potrebbe essere fatto decollare veramente facendo risparmiare molto tempo agli assistiti, così come la telemedicina in cui si è accumulato un notevole ritardo. Siamo ancora fermi all’uso di Whatsapp, reso disponibile da qualche volenteroso medico di famiglia.  Nella nostra provincia, il Covid ci ha restituito la consapevolezza che la salute è il bene prioritario e che ogni risorsa che rafforzerà il sistema sanitario, migliorerà la tenuta e la coesione sociale del nostro territorio. Ci vorrà solo la capacità di saperle gestire».

Michele Vaghini (Segretario Generale Cisl Parma Piacenza)

Michele Vaghini-4

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Quattro cose da fare per evitare che la sanità diventi più malata»

IlPiacenza è in caricamento