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Vanity Fair dedica due pagine al castello di Grazzano Visconti

«Una fortezza ma insieme una casa, un luogo magico dove nei secoli sono passate tante persone speciali»

Vanity Fair, il rotocalco  settimanale in edicola dal 2003 edito da Condé Nast Publications, con tiratura di circa 200 mila copie, nel primo numero di giugno dedica 2 pagine al Castello di Grazzano Visconti titolando “C'era una volta, e conserva ancora oggi tutto il suo fascino”. Ne ricorda le lontane origini (1395) come concessione del Signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti alla sorella Beatrice andata in sposa al nobile piacentino Giovanni Anguissola e la trasformazione a “splendida residenza privata dei Visconti di Modrone” ad opera di Giuseppe Visconti, uomo colto, ricco di interessi, appassionato di musica e abile pittore, amante delle tradizioni ma anche moderno imprenditore. Giuseppe – scrive l’inviata Clelia Tasca -  dà nuova vita al Castello di Grazzano e con l'aiuto dell'architetto Alfredo Campanini e i consigli dell'amico Gabriele D'Annunzio, ne fa la realizzazione del suo sogno: un luogo dove poter vivere come in un borgo medievale, lontano dalla città e dalle industrie, coltivando la terra e dedicandosi ai nobili mestieri dell'artigianato.

«Una fortezza ma insieme una casa, il Castello di Grazzano è un luogo magico dove nei secoli sono passate tante persone speciali, perfetto per scoprire le tracce che hanno lasciato, carpire le loro storie, esplorare le stanze dove hanno vissuto. Le vicende della famiglia Visconti sono cruciali per la storia delle generazioni che seguono, a partire dai figli di Giuseppe, fra cui Luchino Visconti, il grande regista maestro del Neorealismo (autore fra gli altri di Rocco e i suoi fratelli, Bellissima, Senso, Gruppo di famiglia in un interno) amante del bello e cultore maniacale dei dettagli. Narrano che per il film il Gattopardo avesse preteso biancheria intima originale dell' epoca: non si vedeva sotto i costumi, ma i movimenti degli attori sarebbero stati più fedeli al tempo. Qui a Grazzano la bellezza di cui si sono nutriti gli occhi del regista bambino è ancora intatta, a disposizione di chi la ricerca».

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